Stato italiano e gioco d’azzardo: L’impossibile duo

stato italiano e gioco azzardo non si piacciono

Il nuovo mondo ed il nuovo modo di vivere con i cambiamenti imposti dal Coronavirus non rivoluzionano purtroppo l’atteggiamento dello Stato nei confronti del gioco pubblico e dei siti legali di casino: viene prima offerta la speranza di una ripresa dei rapporti, e persino la possibilità di vedere avverare il ”sogno” del riordino nazionale del settore ludico, e subito dopo la si fa sparire con un “gioco di prestigio”. Infatti, nel giro di una decina di giorni tutta la filiera del gioco è ritornata al pre-emergenza confrontandosi oggi con le problematiche già esistenti e con le norme restrittive vigenti che pressavano, e pressano attualmente, il settore con tutta la loro ipocrita presenza. Si dice Stato, ma più correttamente si vuole parlare del Consiglio di Stato, che con due pronunce ravvicinate è riuscito prima con una pronuncia nella quale si dava ragione ad una impresa di gioco nei confronti degli orari imposti dal Comune di Monza che differivano dal contenuto dell’intesa intervenuta e sottoscritta in Conferenza Unificata, attribuendo così facendo alla stessa un valore legale, seppur non seguita dal relativo decreto attuativo.

E poi, dopo una settimana, ad emettere una successiva pronuncia relativa alla realtà territoriale di Guidonia dove ci si appellava sempre all’intesa della richiamata Conferenza Unificata del 2017, laddove invece “non bisognava tenerne conto” proprio perché non sostenuta dal relativo decreto di attuazione. A dieci giorni di distanza, quindi, il mondo dei giochi è salito in Paradiso e poi ricaduto all’Inferno per due sentenze emesse dall’identico Consiglio di Stato per la medesima questione, ma applicando due “principi diametralmente opposti”. Ergo, il gioco che prima poteva essere “fiero e soddisfatto” di potersi finalmente appellare all’accordo famoso, sottoscritto da tutte le Regioni ed Enti Locali divenuto una specie di “giurisprudenza acclarata per il settore ludico” poi veniva “risbattuto” negli Inferi più profondi laddove lo stesso settore non veniva né tutelato, né protetto, né regolamentato dallo stesso medesimo accordo che aveva fatto nascere profonde speranze di trovarsi di fronte, finalmente, all’acquisizione di un potenziale riordino nazionale che poteva riferirsi, nella sua effettiva stesura, a quel medesimo accordo.

Tutto appare forse un po’ complicato nella forma che si è espressa, ma dato che è la sostanza che conta, si può di certo affermare che si è ritornati al punto di partenza: cioè, senza speranze di poter “usufruire” di quell’intesa intervenuta in Conferenza Unificata per poter ripartire creando un gioco pubblico nuovo, sopratutto sostenibile e con un percorso commerciale proiettato al futuro da viversi molto più tranquillamente, come sarebbe giusto che fosse per una “Riserva di Stato”. Ma, evidentemente, per il gioco pubblico non c’è pace ed oggi che il Governo è di fatto impegnato in un periodo estremamente caldo nelle decisioni da intraprendere, si deve confrontare con questo “ribaltone” del Consiglio di Stato e cercare di tranquillizzare gli operatori del gioco e delle scommesse che già pregustavano un arrivo “veloce” del riordino nazionale, avendo anche dalla propria parte il sostegno del sottosegretario Pier Paolo Baretta che di quell’accordo è stato l’assoluto protagonista.

Invece, ci risiamo: un passo avanti e due indietro e così di certo il gioco sostenibile non arriverà mai! Infatti, nonostante quei buoni propositi inseriti nel Decreto Agosto che avevano risollevato gli umori del gioco pubblico è bastato poco al Consiglio di Stato per “stendere” un velo su quell’avvicinamento tra istituzioni e settore ludico che proprio lo stesso CdS aveva contribuito a far nascere! Ed è proprio per questa “doppia faccia” dello Stato che da un lato rilascia le concessioni per offrire i prodotti statali di gioco e dall’altra concede alle Regioni la possibilità di emettere normative che riescono a bloccare le attività legali di gioco pubblico, che il settore ritorna indietro nel tempo e si ritrova a dover trovare la “strada giusta” per interpretare questa o quella pronuncia che tratta, oltre tutto lo stesso argomento e gli stessi protagonisti. Come si farà mai a non perdere la testa in tutto questo? Sono verdetti che fanno vacillare indubbiamente quella poca certezza che si era andata formando relativa alla sostanziale validità dell’intesa siglata nel settembre del 2017 in Conferenza Unificata.

Una legittimità prima asserita e poi smentita nel giro di qualche giorno: e questo non pare né giusto, né tanto meno coerente ma, purtroppo, è accaduto. Ragione per la quale sembra di essere balzati indietro nel tempo quando i vari TAR assumevano lo stesso atteggiamento: interpretazioni alternative delle stesse norme… Ma nel gioco pubblico ormai non ci si può sbigottire più di nulla: si è visto negli anni tutto ed il contrario di tutto. Soltanto un anno fa gli stessi Giudici in una pronuncia relativa alla regolamentazione del gioco a Bolzano assumevano una posizione completamente opposta rispetto a quella avallata in precedenza: e già anche allora ci si era dimostrati assolutamente sconcertati circa tali atteggiamenti così diseguali che non facevano altro che creare confusione, incertezza e dubbi sul fatto che le istituzioni fossero sostanzialmente tutte schierate contro il mondo dei giochi e del poker. Quindi, per quello che riguarda le pronunce recenti del CdS, si può affermare che “nulla di nuovo brilla sotto il sole”.

Purtroppo, di fatto il settore ludico è abituato a sentirsi bistrattato e questa è la dimostrazione più lampante. La cosa certa è che, forse, ci si poteva basare sulla ricostruzione di tutto il comparto del gioco proprio su quell’intesa intervenuta che gettava le basi per il riordino nazionale e che nella prima sentenza del CdS sembrava potesse godere del “credito” di essere quasi giurisprudenza alla quale appellarsi per iniziare nella ricostruzione di un nuovo gioco sostenibile. Ma a soli pochi giorni di distanza tutto è cambiato, anzi tutto è diverso, cosa che non può lasciare che basite le organizzazioni di categoria che già pensavano positivamente per una ristrutturazione totale del settore. Ora, quindi, visto che si dovrà fare a meno della “giurisprudenza che si pensava acquisita” non rimane che sperare, per arrivare concretamente alla riforma, nella vera volontà politica di portarla a termine: bisognerebbe, però, che il Governo avesse un’idea chiara sulla gestione del gioco pubblico perché oggi chiara assolutamente non lo è.

Pubblicato il: 16 Settembre 2020 alle 10:00

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