Si parla ancora del divieto alla pubblicità dei giochi

divieto pubblicita giochi e scommesse

Senza ombra di dubbio non tutte le teste la pensano nello stesso modo, però, quello che si può dire senza aver paura di essere smentiti, è ciò che appare nella politica italiana attuale, sopratutto da un paio d’anni a questa parte: quando si fanno le leggi, i decreti, gli interventi per alcuni settori non si ricerca assolutamente un minimo di confronto con gli interessati, non si interpellano coloro che “frequentano” questo o quel settore, non si interpellano le associazioni di categoria. Insomma pare di essere, scusando il dire, in uno Stato dittatoriale dove ciò che viene in mente alla politica si applica senza particolari studi sulle conseguenze, senza pensare al responso del mercato in determinate applicazioni normative: ma, sopratutto, senza alcun confronto che faccia percepire la sensazione, a chi subisce tali “provvedimenti” e ne è destinatario, di non contare assolutamente nulla e di “dover soltanto obbedire”. Forse in uno Stato cosiddetto democratico ciò non dovrebbe effettivamente accadere.

Quindi, si deve anche “subire” che il decreto di divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, inserito nel famoso Decreto Dignità, tenga ancora banco dopo più di un anno. Lo stesso, infatti, ha movimentato alcuni tavoli di discussione persino ad ICE di Londra dove il provvedimento del nostro Legislatore sarebbe stato posto in una situazione non certo gradevole ed “assalito verbalmente” da tante domande che vorrebbero risposte concrete e soddisfacenti su di un divieto così totale e proibizionistico: cosa che nessun altro Paese prenderebbe in considerazione, anche per le ripercussioni che tale intervento normativo andrebbe, indubbiamente, a provocare sugli introiti che lo Stato potrebbe rischiare di non incamerare. Ma in Italia, al momento la politica è questa ed agisce in questo modo, special modo un certo schieramento da sempre ostile, anzi sicuramente ostativo, al “suo” gioco pubblico che dovrebbe, invece, difendere a spada tratta, non fosse altro per tutti gli introiti che riescono ad ingurgitare le casse erariali del nostro Paese per merito di questo preciso settore.

Si continua ad evidenziare che gli ultimi interventi legislativi, che colpiscono anche il modno dei casino migliori italiani, emessi nella nostra realtà territoriale appaiono mancanti di un qualsiasi studio preventivo ben dettagliato delle eventuali conseguenze: come è ovvio che tutti noi si vorrebbe che lo Stato centrale quando emette determinati provvedimenti, oltre tutto così totalitari, lo faccia dopo un approfondito esame della materia. Ed anche seppur venga sbandierato che l’intervento viene richiesto “per la tutela della salute di tutti i cittadini e del territorio” e, quindi, davanti a queste dichiarazioni poco si può opporre: ma la situazione del divieto totale della pubblicità, emesso senz’altro in troppa fretta e davvero con troppa frenesia, forse è scappata di mano considerato che nessun altro ragionevole Legislatore l’ha presa in considerazione in modo così drastico. Per rendere, poi, questo provvedimento, se possibile, “meno doloroso” forse bisognerebbe pensare che, purtroppo, nel nostro Paese quando si emettono importanti provvedimenti e, di fatto, non solo nel mondo del gioco si nota una profonda carenza di base, poca informazione e conoscenza della materia che si va ad affrontare.

Così si arriva ad emettere norme sicuramente rapide (forse per accontentare l’opinione pubblica?), ma completamente assurde. Tale atteggiamento, si ribadisce, risulta uniforme per tutti i settori in cui il Legislatore si applica, ma si può anche dire che quando si parla di gioco pubblico viene messa in campo una certa “particolare cattiveria normativa”, sostenuta dall’avversione più che dichiarata della nostra attuale politica nei confronti di tutta l’industria del gioco d’azzardo. E questo è risultato alquanto evidente in questi ultimi due anni: tempistica che rappresenta esattamente il periodo più buio di tutta la vita del gioco pubblico. Da parte del Legislatore, quindi, ci si “impegna a legiferare con una inconsueta velocità” ma senza alcun confronto con i diretti destinatari del provvedimento: cosa che dovrebbe essere la prima ad attuarsi. Ciò, evidentemente, comporta il conoscere le esigenze del settore, studiare bene la materia, acquisire un certo numero di dati, ma oggettivi e non sicuramente id parte, sui quali si intende intervenire.

Invece, per quello che riguarda l’emissione del divieto della pubblicità vi è stato un intervento “forzato” da parte dello Stato centrale, quasi ad essere violento e senza alcun confronto che è la cosa peggiore che un Governo cosiddetto democratico possa fare. Ma è andata così: è prevalsa l’irragionevolezza di perseguire il desiderio di vedere spazzare via completamente la pubblicità del gioco d’azzardo dal territorio e, quindi, mettere in difficoltà tutte le imprese del settore. Ed ora si dovranno fare i conti con questo, peccato che li farà soltanto l’industria del gioco e non certo lo Stato che, anzi, non ha trovato di meglio che aumentarne la tassazione, arrivando ad una percentuale assolutamente assurda per le imprese, assolutamente legali, che ancora riescono a stare in piedi seppur operando nel business del gioco statale! In aggiunta a tutto questo “bel percorso normativo” non si riesce ad intravedere alcuna variante nella regolamentazione ludica attuale, ma neppure nel divieto.

Ci sarebbe, forse, qualche possibilità se finalmente venisse alla luce il famigerato riordino nazionale del settore dei giochi e del poker online. Ma considerato che di questo non giunge alcuna voce né reale né presunta non rimane che la convinzione che non vi sia alcuna speranza che il Governo pensi, seppur lontanamente, di fare una revisione della normativa in essere. Probabilmente, l’unica arma che gli operatori e gli investitori del settore possono ritenere utile per far acclarare gli eventuali propri diritti è quella di ricorrere all’Autorità Giudiziaria o quella Amministrativa che saranno ulteriormente gravati di un numero inverosimile di ricorsi per avere delle pronunce coerenti che possano mettere le cose al proprio posto: ammesso che questo sia possibile. Ma nel mondo del gioco si è visto di tutto quando si è ricorso ai pareri dei Giudici: quindi, si può solo sperare che almeno questa rimanga una strada aperta e che non venga emesso un provvedimento che “vieta totalmente” di rivolgersi alle Autorità competenti per avere un’interpretazione corretta ed equa di ciò che la normativa vigente prevede. Si dice che ogni “Medaglia ha il suo rovescio”: si vedrà.

Pubblicato il: 7 Marzo 2020 alle 10:00

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