Se servono soldi ci si rivolge al gioco d’azzardo

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Oggi, quello che emerge senza alcun dubbio, è che i vari Esecutivi che si sono succeduti negli anni hanno un solo comune pensiero: quello di rivolgersi alle risorse del gioco pubblico e dei migliori casino online italiani, che sono sempre state alquanto “importanti”, al momento dell’avvento delle Manovre finanziarie annuali. Così non si “spreca né tempo, né pensiero” nel recuperare a mezzo del settore ludico un ben po’ di quattrini per far quadrare i consueti bilanci dello Stato, perennemente in rosso: in questo modo non si sta a pensare poi tanto agli “sprechi” del nostro Governo ed a studiare dove andrebbero limitati od addirittura eliminati… tanto esiste il mondo del gioco d’azzardo che, seppur demonizzato, continua a versare nelle casse dell’Erario il suo contributo più che tangibile. Se si parte, però, da questo presupposto bisogna anche avere il coraggio, e chi scrive senz’altro di questo coraggio si ciba, di parlare di questo benedetto Preu (e del suo costante aumento) che risponde all’imposta sulla raccolta del gioco.

Si calcola sugli importi puntati, senza tenere conto delle vincite restituite ai giocatori: il cosiddetto payout che in questo momento ammonta alla percentuale del 68%. Per spiegare meglio: per ogni 100 euro giocati alle slot machine, 68 tornano ai giocatori come vincite, poi, con l’aliquota introdotta dalla manovra, 23 euro dei restanti 32 andranno all’erario e circa uno 0,8% all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli come canone e deposito. Rimangono 8,2 euro che costituiscono il ricavo lordo della filiera che viene suddiviso tra concessionari, gestori ed esercenti su cui calcolare le altre imposte ed i costi di gestione. Questi sono i conti nudi e crudi: 23 euro all’Erario, 8,2 euro al gioco pubblico e questo spiega perché la politica si rivolge sempre al gioco “quando serve”. Non lascia mai la strada vecchia per qualcosa di nuovo, mentre bisogna ricordare che con gli ultimi aumenti la tassazione per il mondo dei giochi ha raggiunto la percentuale di +73% che, indubbiamente, è insostenibile per le aziende che compongono la filiera e, sopratutto, è una percentuale “unica al mondo”.

Ciò, evidentemente, non è tenuto in considerazione dall’economia e dalla politica industriale del nostro Paese e pare anche ci si dimentichi che con questo ultimo aumento ai giochi si è arrivati a “quota 10” negli ultimi quattro anni ed addirittura al sesto nell’ultimo anno. Oggi, nessun comparto industriale riuscirebbe a stare in piedi, sopratutto dopo che di riordino dei giochi non si sente più parlare e cosa che sarebbe, forse, l’unico strumento per far percepire un “panorama più roseo” all’industria del gioco. I continui aumenti non consentono al settore di fare né programmi, né investimenti: non si riesce proprio “a fare impresa” anche se a qualcuno (M5S) poco importa che il settore dei giochi sopravviva, poiché lo stesso offre prodotti (leciti e statali), ma “pericolosi ed immorali”. E non interessa affatto che la tassazione vada a colpire unicamente il gioco lecito e quelle imprese che “nel lontano 2002” hanno imboccato la strada del business del gioco, diventando rappresentanti della legalità sul territorio ed anche la garanzia assoluta per la tutela dei giocatori.

Questo dovrebbe anche far riflettere su un fattore assolutamente determinante: il gioco d’azzardo è divertimento e non è composto soltanto da giocatori patologici, ma da cittadini che hanno con il gioco un rapporto di sano intrattenimento. Così come i giocatori non sono tutti problematici, è altrettanto vero che le imprese di gioco non sono gestite soltanto da criminali, come a volte si vuole far “passare all’opinione pubblica”, ma da imprenditori onesti, controllati moralmente e finanziariamente al momento del rilascio delle concessioni: questa è la vera base del gioco. Criminalizzare di continuo la categoria, ed oltre tutto punirla con norme restrittive e continui aumenti di tassazione, sembra sinceramente un vero e proprio assurdo, con effetti controproducenti per tutti, in modo particolare per l’economia dell’intero Paese. Si continua a predicare bene, ma razzolare male in quanto si persevera nell’affermare che si combatte il gioco problematico perché l’Italia “ne è stracolma”, ma non si dà il giusto risalto alle indagini spaventose sull’alcol che viene consumato da ragazzini di 13 anni o della droga: ci si preoccupa esclusivamente di contrastare il gioco.

Si continua a mettere in campo battaglie contro un settore che ha prodotto tante risorse per lo Stato, un settore che ha provveduto ad occupare migliaia di persone che altrimenti sarebbero state “per strada in cerca di lavoro”, fatto nascere professioni, sopratutto nel settore tecnologico e dell’innovazione. Qual’è sopratutto il fine di queste battaglie infinite? Battaglie che si stanno combattendo, sopratutto, con il continuo aumento di tassazione, cosa in assoluto che sta portando all’esasperazione gli imprenditori che vogliono continuare a vivere con il gioco e per il gioco. Sembra un miraggio tutto ciò, nonostante con questo impegno si continui a mantenere viva la presenza della legalità sull’italico territorio che non si può permettere di essere invaso dall’illegalità che è pronta a soppiantare il gioco legale che in alcuni territori è stato espulso dall’area di competenza. Questo significa soltanto arricchire la criminalità organizzata a svantaggio della legalità rappresentata dai concessionari di gioco e dalla filiera.

Però, lo Stato quando nell’immediato necessitano quattrini, a chi ci si rivolge senza pensarci due volte? In quel caso si ricorda molto bene del “suo gioco pubblico”, delle sue imprese e dei suoi operatori: dovrebbe ricordarsene anche quando il gioco richiede a gran voce il riordino del settore, e lo sta gridando veramente da troppo tempo! Far finta di non sentire questa richiesta, come quella che controbatte fortemente anche questo ultimo aumento di tassazione, significa esclusivamente fare gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia: ma continuando in questa posizione si rischia che il settore non respiri più e non riesca a far fronte a quello che gli viene richiesto e neppure in modo “garbato”. Ci si confronta sempre con imposizioni e restrizioni per un settore che, invece, dovrebbe essere tenuto in maggior conto, considerando che sembra essere “l’unica stampella” a cui l’Esecutivo di turno si può “appoggiare”!

Pubblicato il: 1 Novembre 2019 alle 10:00

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