Riordino del Gioco: Molte promesse nessuna realtà

riordino del gioco non arriva

Evidentemente, quando si parla di gioco d’azzardo, ed anche di siti di casino, si parla di ambiguità nei suoi confronti: ambiguità nella continua promessa del riordino del settore, ambiguità nel contrastare il gioco problematico, ambiguità sulla presenza della legalità con i punti di gioco. Ormai tutto questo accade “da sempre”: purtroppo, cambiano di colore i vari Esecutivi, ma il “prodotto del fare” degli stessi è sempre identico ed il gioco viene trattato come mero salvadanaio da svuotare a piacimento. Le sue attività lasciate in balìa delle Regioni e degli Enti Locali che non fanno altro che imporre normative sempre più restrittive, ma ovviamente soltanto per il gioco lecito, mentre si lasciano aperti vari spazi per il reingresso (sicuramente non gradito) del gioco illegale gestito dalla criminalità organizzata che, così, fa “veramente affari d’oro” alle spalle dei giocatori che non vengono assolutamente tutelati e garantiti.

Ma questa è la situazione attuale, prima della Manovra che ha disciplinato ulteriori aumenti al settore ludico, e dopo la Manovra poiché, ancora, l’intera filiera non si è ripresa dall’introduzione di questi nuovi aumenti di tassazione che sono veramente spaventosi e che porteranno al disfacimento di un settore che ha prodotto, sino a qui, risorse “quasi infinite”, e numeri per l’occupazione di altissimo livello. Si continua, invece, a sentir parlare di riordino del gioco, ma ancora non è arrivata l’attribuzione della sua delega per avere (almeno quello) un diretto nominativo con il quale confrontarsi per le innumerevoli problematiche che fanno parte della vita quotidiana del mondo del gioco pubblico. Cosi, i tre nominativi “prescelti” per questo compito sono ancora al nastro di partenza: Pier Paolo Baretta, Alessio Villanova e Maria Cecilia Guerra aspettano che si chiarisca il loro futuro e che possano mettersi sul campo ad affrontare le realtà delle imprese di gioco d’azzardo e dei suoi addetti ai lavori.

Ma da questo ultimo cambio di Esecutivo, da questo Governo cosiddetto della discontinuità, realmente cosa si aspettano le Regioni per i propri territori che sono sottosopra per le varie norme che sono nate sotto il concetto di contrasto del gioco problematico? Dopo le prese di posizione di Lombardia e Piemonte, che sono anch’esse attanagliate da norme che stanno mettendo in ginocchio le attività commerciali ludiche, sopratutto da quando è diventato esecutivo il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, ora si fanno sentire anche il Veneto e la Toscana con le loro problematiche che non sono sicuramente differenti dagli altri territori, ma che meritano di essere magari ricordate a solo beneficio di chi ha a cuore il gioco d’azzardo e la sua persistenza sul territorio dello Stivale, da nord a sud. Quindi anche in queste due Regioni, Veneto e Toscana si deve prendere atto dell’ambiguità che persevera nell’atteggiamento dei vari Governi nei confronti del gioco, risalendo a quello gestito da Renzi che si era impegnato a dimezzare il numero dei punti gioco, cosa che non è avvenuta.

Si deve prendere atto, anche qui, dell’intervento di Agcom che avrebbe dovuto con le proprie Linee Guida chiarire le norme per l’applicazione del divieto della pubblicità, cosa anche questa non avvenuta nel modo più assoluto. Come si deve anche considerare che il gioco patologico è stato inserito nei Lea, ma ancora non esiste un piano nazionale indirizzato a sostenere ed attrezzare i vari Serd ed i servizi sanitari affinché possano prendere in carico i giocatori che incorrono in queste derive, ma anche le relative famiglie che vengono coinvolte in questo disturbo. L’ambiguità, di conseguenza, persevera da parte del Governo: si dice di contrastare il gioco problematico ma si lascia fare “il lavoro” alle Regioni ed ai Comuni che hanno dimostrato da tempo di mettere in campo iniziative coraggiose. Anche se tali iniziative, seppur come detto coraggiose, vanno forzatamente a scontrarsi con un quadro nazionale ambiguo dove viene sempre ad emergere che il gioco è una risorsa erariale e quello problematico non certo un problema sanitario vero e presente: anche se le percentuali che si fanno arrivare all’opinione pubblica non sono quelle realistiche e che emergono da studi e ricerche approfondite, commissionate per questo preciso problema.

Tutte le Regioni, e senza dubbio quelle con territori più vasti e con presenza maggiore del fenomeno gioco, ritengono che il riordino del settore, e particolarmente la sua ridistribuzione, debbano essere degli obbiettivi che vanno rispettati. Necessita anche che l’Esecutivo Giallo-Rosso si ricordi che nel Decreto Dignità era stato promesso, dopo aver imposto il divieto della pubblicità al gioco, ne venisse riordinato l’intero settore entro sei mesi dalla promulgazione di tale provvedimento (abbastanza dissennato per quanto concerne il punto di vista delle imprese del gioco). I sei mesi sono abbondantemente scaduti, la riforma complessiva del gioco pubblico è ancora latitante, mentre a seguito di tale divieto parecchie realtà imprenditoriali hanno dovuto chiudere, aprendo spazi sul territorio nei quali si è catapultato il gioco illegale con evidenti danni per l’erario: e, naturalmente, con la certezza che il gioco lecito, perdurando questa situazione instabile ed ambigua, non potrà sicuramente far fronte alle consuete risorse di cui tutti i Governi hanno confermato di non poter fare a meno.

In ogni caso, mentre dal gioco pubblico si pretende che faccia fronte agli innumerevoli aumenti, il Governo attuale, seppur da poco in carica, non sta parlando di riordino neppur lontanamente, mentre le Regioni hanno cercato di adeguarsi con l’intesa della Conferenza Unificata del 2017, inserendo quegli strumenti come il distanziometro ed i luoghi sensibili che cercano di razionalizzare la presenza del gioco sui propri territori. Può essere che le Regioni forse abbiano fatto “troppo” e che ora tra i distanziometri, i cosiddetti luoghi sensibili, la cui lista si allunga sempre di più, le fasce orarie di accensione degli apparecchi di gioco abbiano esagerato e che, ora, non riescano effettivamente più a gestire la situazione: ma, almeno, hanno messo in campo “qualcosa” per cercare di rendere il gioco pubblico più sostenibile, cercando così di tutelare territorio e giocatori. Ma quando l’Esecutivo di turno uscirà dalla fase ambigua e passerà a quella realistica del riordino del settore ludico?

Pubblicato il: 4 Novembre 2019 alle 10:00

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