Regno Unito: Il suggerimento di Google per i siti di gioco

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Si sta facendo largo, anche nella mente di chi scrive però già da tempo, che continuare ad osteggiare il gioco legale, terrestre o nei siti italiani di casino online non si pone la differenza, rappresenta una miccia esplosiva che potrebbe all’improvviso deflagrare e, purtroppo, provocare tanto rumore per mostrare alla fine, dalle ceneri incandescenti, sempre la sostanziale differenza ed importanza tra il gioco legale e quello che, invece, non lo è. Ovviamente, non è una convinzione tipicamente italiana, oppure soltanto di chi ama il gioco d’azzardo lecito e quindi sembrerebbe di parte, ma è ciò che si è riscontrato anche nel Regno Unito. Proprio in quella realtà dove il gioco è ben presente, ben considerato come intrattenimento, ma dove deve “restare al suo posto” e, sopratutto, dove quello illecito non deve assolutamente prevaricare (né essere tanto meno suggerito), altrimenti si potrebbe creare proprio per questo una specifica guerra tra il Regolatore e persino i colossi del web, seppur importanti e presenti ormai nella vita quotidiana di innumerevoli persone.

Ma colossi che, pur essendo senza dubbio utili per tanti altri adempimenti, non si ritiene giusto che vadano a suggerire ai giocatori, velatamente o meno, siti di gioco d’azzardo che operano “sul filo della lama” tra il lecito e l’illecito, oppure border- line come vengono chiamati più comunemente. Infatti, succede che Google nei giorni scorsi, essendo stato interpellato con la ricerca della parola “GamStop” rispondesse inviando agli utenti elenchi di casinò border line che non fanno parte del principio di autoesclusione. Tale strumento viene ritenuto anche in quella realtà assolutamente utile per quei giocatori che si riconoscessero potenzialmente a rischio di disturbo del gioco d’azzardo e che avessero deciso di escludersi per sempre, o per un determinato periodo, proprio dal gioco. Quindi, che un motore di ricerca come Google si vada ad “insinuare” in questo meccanismo non è piaciuto per nulla nel Regno Unito, schierandosi in pratica contro il dichiarato obbiettivo espresso dal giocatore di “volersi escludere”.

Oltre tutto, a seguito di un sommario esame degli annunci pubblicati da questo colosso mondiale della ricerca web, nel Regno Unito si evidenziava il fatto che venivano promosse migliaia di sterline di bonus da diversi siti scommesse molti dei quali si sarebbero vantati di aggirare il software che era stato progettato per proteggere i giocatori problematici o compulsivi: cosa che ha allertato l’attenzione del quotidiano The Independent che ne ha dato notizia, poiché stando così le cose si andava a mettere a rischio i giocatori più sensibili e vulnerabili che avevano faticosamente deciso di smettere di giocare cercando di opporsi alle proprie pulsioni. Il “polverone” alzato da quel quotidiano nei confronti di Google non è bastato a fermare quest’ultimo e tali annunci pubblicitari sono proseguiti anche se, a parole, veniva risposto che qualsiasi “account che promuoveva queste scommesse era stato sospeso dalla piattaforma AdWords”, cosa risultata non veritiera, poiché si continuavano ad indicare elenchi di casinò online che consentono di aggirare il citato servizio di autoesclusione.

Non bisogna dimenticare che i giocatori in generale, quindi sia quelli del nostro Paese, quelli del Regno Unito o di qualunque altra realtà territoriale, fanno veramente tanta fatica psicologica nell’accettare di avere la dipendenza dal gioco d’azzardo e, sopratutto, di intervenire con lo strumento della autoesclusione. Certamente è un percorso difficile da intraprendere nel quale, il più delle volte, è necessario essere accompagnati dal servizio sanitario o da qualche professionista del settore per arrivare ad un risultato importante. E che questo venga vanificato da annunci pubblicitari “trappola” è più che negativo: significa, anche se sono termini forse un po’ duri, approfittarsi veramente del malessere e della dipendenza degli individui problematici, particolarmente sensibili ed a volte compulsivi. Non si può concepire di vedere una cosa del genere, oltre tutto messa in atto da un colosso del web al quale ricorrono tantissimi utenti e nel quale, si crede, si sentano protetti. Evidentemente, in questo caso, non è esattamente così!

Obbiettivamente per alcuni giocatori a rischio, anche di scommesse online, poteva essere “quasi irresistibile” veder offrire ai nuovi clienti, con questo elenco di siti, centinaia di giri gratuiti su slot machine online, roulette od altri giochi di casinò virtuali e, forse, con questa operazione tanti buoni propositi venivano vanificati. A seguito di ciò l’Ente britannico Betting and Gaming Council ha inviato a Google la richiesta di aggiornare le loro black list sul gioco d’azzardo per evitare il proseguire di questi accadimenti, insistendo anche che gli operatori con licenza nel Regno Unito non vadano a pubblicizzare i loro siti “utilizzando termini di ricerca collegati a parole di ricerca di aiuto” e continuerà a rafforzare questo intendimento in modo che le società di ricerca rafforzino i loro divieti. C’è anche chi, in questa situazione, non intende incolpare direttamente Google, ma invece l’ingegno di alcune aziende di gioco che sono in grado di aggirare le misure che sono state studiate per contrastare il gioco problematico ed anche la mancanza di volontà di tali aziende di affrontare il fenomeno del gioco d’azzardo.

Appare essenziale affrontare il problema della pubblicità online che va a minare qualsiasi sforzo per affrontare il disturbo da gioco d’azzardo: infatti, si deve sottolineare che nel Regno Unito vi è molta preoccupazione per l’impatto che i siti web di gioco border line possono avere nei confronti di chi si vuole autoescludere. Si riflette anche su di un ulteriore concetto: quando gli utenti richiedono informazioni sull’autoesclusione dovrebbero trovare solo notizie da parte di chi è preposto a dare “vere informazioni” in questo senso e, sopratutto, vero supporto a chi viene coinvolto nel gioco problematico. Non si devono trovare “istigazioni” a tornare a giocare indiscriminatamente. Ancora un’ultima considerazione: sembra che le pubblicità su Google siano collocate da terze società e non direttamente dai casinò online. Le società di gioco pagano le commissioni di rinvio agli intermediari che possono far rintracciare nuovi clienti che, potenzialmente, possono successivamente trasformarsi in giocatori “alquanto redditizi”.

Pubblicato il: 2 Febbraio 2020 alle 10:00

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