Rapporto Eurispes e gioco d’azzardo legale

eurispes e gioco azzardo legale

Si è sempre molto attenti ai rapporti che rende di dominio pubblico l’Eurispes, poiché è senz’altro istituto estremamente professionale, obbiettivo, molto dentro ogni tematica che affronta. In modo particolare è molto attento a quelle del gioco pubblico, compresi i casino migliori italiani legali online, alle sue esigenze ed anche alle sue derive, ma senza demonizzarlo come succede troppo spesso ed, oltre tutto, da parte di chi governa il Paese e che dovrebbe rispettare un settore che “produce così tanti introiti”. Si vuole disquisire su questo rapporto che affronta con l’inizio del 2020 il nuovo scenario del gioco pubblico, che vuole riuscire a vedere “quanto ne resta” e, sopratutto, “dove oggi si nasconde e cosa rappresenta”. E ciò poiché, purtroppo, il gioco pubblico sta pericolosamente sparendo dall’italico territorio: cosa che dovrebbe far riflettere i suoi detrattori che saranno felici di questo stato di cose, ma che non si rendono conto che ciò comporta, inevitabilmente, la riapertura del mercato al gioco illecito, con le conseguenze che ciò comporta, sopratutto, con l’insieme delle altre attività che “viaggiano a braccetto” dell’illegalità.

Nel Rapporto Italia, Eurispes evidenzia tematiche importanti ed essenziali che riguardano il nostro Paese, come l’occupazione, il Sud e l’immigrazione, ma si vuole anche far luce su quello che rimane del gioco pubblico, poiché coinvolge tantissime imprese, operatori, lavoratori ed è passato da “fenomeno” a “problema”, ed infine, a “demone”. Però, continuando a sostenere, almeno sino ad oggi, l’economia del nostro Paese: peccato che a causa delle Leggi Regionali restrittive e della latitanza dello Stato centrale nel tanto atteso riordino nazionale del gioco d’azzardo, il settore ludico si stia sgretolando sotto i colpi della normativa vigente. Non si fa altro che ostacolare le varie aziende, rendendo persino inutilizzabili le concessioni “profumatamente pagate per partecipare al gioco statale” ed offrire sul territorio il prodotto legale. Quindi, sono assai corpose le tematiche che affliggono il Paese, e delle quali anche l’opinione pubblica ha contezza, ma sicuramente quelle “convogliate” dalla politica, dispiace sottolinearlo, non sono propriamente sincere con i cittadini ed elettori.

La cosa sorprendente che emerge dal Rapporto Italia, conoscendo il carattere del popolo italiano, è che il Paese è sempre più diviso, più distratto e senz’altro meno informato: il dato che fa riflettere, particolarmente quando in gennaio si sono ricordate alcune ricorrenze, è che il numero di persone che pensa che la Shoah non sia mai avvenuta è passato dal 2,7% alla percentuale di oggi del 15,6%. Ciò denota poca conoscenza e tanta superficialità: se non si conosce la Storia diventa difficoltoso confrontarsi con la vita attuale ed i suoi retaggi. Ed ancora: emerge che oggi un quarto degli italiani ha un rapporto negativo con gli immigrati, poiché vengono visti come una minaccia. Cresce la convinzione che gli stranieri tolgano il lavoro agli italiani non pensando che spesso gli immigrati fanno “quei lavori che gli italiani non vogliono più fare” e tutto questo può risultare sconfortante. In questo scenario si inserisce anche la problematica del gioco pubblico del quale oggi si stanno pericolosamente perdendo le tracce e dove sembra preoccupante constatare come sia controverso il rapporto della popolazione con il gioco.

Attualmente, l’unico interesse nell’intrattenimento che potrebbe avere “un senso” sono gli eSports, le competizioni a mezzo dei videogame: infatti, stanno catturando interesse da parte di tanti soggetti, giovani, giovanissimi ed anche meno giovani. Mentre il rapporto con il gioco tradizionale sta suscitando molto meno attrattiva, oppure viene superato dalle innovazioni come accade appunto con gli eSports che hanno aperto “un mondo del gioco a parte”, alternativo, più coinvolgente seppur rappresentato dalla parte più giovane dell’attuale società. Infatti, la mancata presenza del gioco con vincita in danaro, impropriamente definito “azzardo”, nel Rapporto 2020 stupisce, poiché era stato il veicolo conduttore di quello del 2019 dove lo si affrontava anche nei suoi lati oscuri, cercando di suggerire strategie ed interventi per renderlo più scorrevole e, forse, meno problematico. Forse gli italici cittadini non sono più attratti dal gioco e non lo ricercano più? Assolutamente no, non hanno smesso di giocare.

Ma nel gioco, ancora oggi purtroppo, non si è riusciti a risolvere la regolamentazione nazionale e neppure i disagi che questa “pesante assenza” sta provocando all’industria del gioco ne fa diventare pressante la stesura. Tuttora è presente il perenne conflitto tra Stato ed Enti locali, passato alla storia come “Questione Territoriale” che oggi più che mai tiene in scacco tutto il mercato ludico. Situazione che blocca qualsiasi iniziativa od investimento per renderlo appetibile come un tempo, anche a mezzo degli operatori esteri che, purtroppo, guardano all’attuale mercato italico del gioco e delle scommesse online con un certo dubbio ed incertezza, ma anche con una sorta di incredulità derivante dall’arcinoto divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Si potrebbe, forse, dedurre che il fenomeno del gioco o non è più tale, oppure che non sia più utile approfondire tale argomento, oppure, infine, che di gioco si parla troppo, ed anche male, a mezzo di interpretazioni che si discostano assolutamente dalla realtà.

Ma nel Rapporto Italia tanti riferimenti al gioco non ve ne sono anche se Eurispes, al di là dei suoi rapporti, continua a tenere il mondo dei giochi sotto monitoraggio attraverso il proprio Osservatorio permanente. Sarebbe stato interessante anche vedere una valutazione sull’opinione degli italiani nei confronti del gioco ed anche vedere se il popolo italico segue effettivamente tutte quelle forme di populismo, sempre più spicciole, e messe in campo quasi per confondere le idee dell’opinione pubblica: sarebbe stato anche interessante conoscere se il fenomeno del gioco tocca così da vicino la cittadinanza e se è giusto cavalcare questo argomento, sempre e comunque, come una crociata perenne per combattere “un qualcosa” che la politica continua a definire come immorale. Ma i cui introiti continua ad ingurgitare nelle proprie casse erariali senza alcuno “scrupolo morale”: mentre si continua a “punire il gioco pubblico” con sempre maggiori aumenti della tassazione sul settore. Interessa o no questo all’italico popolo? E la fine che fanno i dipendenti delle imprese di gioco costrette a chiudere poiché continuamente vessate dagli aumenti, neppure questo interessa?

Pubblicato il: 20 Febbraio 2020 alle 10:00

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