Per salvare il gioco si spostino i pagamenti del Preu

sospendere i pagamenti del preu per salvare il gioco azzardo

In questo periodo emergenziale che sta cambiando la nostra quotidianità, il nostro sociale e persino il nostro modo di divertirsi e di giocare bisogna constatare che tutte le attività e tutti i settori stanno vivendo un disagio economico senza precedenti. Oltre tutto, questa mancata esperienza di una simile situazione non riesce evidentemente a far mettere sul piatto progetti reali, tangibili e sopratutto raggiungibili per le imprese che devono condizionare il proprio orario di apertura in base alle decisioni del Governo centrale e delle varie Regioni che stavano decidendo per il “coprifuoco” lungo tutto lo Stivale. Infatti, dopo la Lombardia e la Campania si è visto che è arrivato “l’effetto domino” che stava coinvolgendo quasi tutti i territori seppur con orari diversificati: senza dubbio cosa che dopo l’esperienza di marzo-aprile non avremmo proprio voluto più rivedere. Invece, oggi talune categorie si trovano a dover affrontare una nuova chiusura totale ed a confrontarsi con il pagamento degli stipendi, gli affitti, le spese di gestione ed i vari pagamenti conseguenti ad una gestione aziendale.

Ma, come chi ancora ci legge sa, ci sono categorie maggiormente nell’occhio del ciclone quando si prepara una chiusura: e questo è il mondo dei giochi, con i migliori siti legali di casino italiani compresi, che in alcune zone è già stato chiuso, in altre subisce riduzioni di orario di apertura in attesa dell’ultimo Dpcm che ha decretato diversamente, ma che coinvolgerà, e di questo purtroppo ve ne è certezze, le attività di gioco che vengono sempre chiuse per prime. E proprio per questa penalizzazione perennemente presente nel settore ludico, le associazioni di categoria esplicitamente chiedono al Governo di intervenire con realistiche risorse di sostegno per le imprese di gioco, fra le quali lo spostamento immediato dei termini del pagamento del Preu. Provvedimento che prima di tutti gli altri dovrebbe essere applicato a quelle aziende ludiche che già son state chiuse come quelle che stazionano sul territorio lombardo dove il Governatore Fontana ha provveduto appunto a far abbassare le loro saracinesche.

É del tutto inevitabile che dopo questa serrata le realtà imprenditoriali del comparto dei giochi rischieranno danni quasi irreversibili e per questo dovrebbero riuscire ad ottenere un confronto diretto con le istituzioni per fronteggiare questa ultima situazione che si prospetta e che, dopo i tre mesi di lockdown subiti durante la primavera, non può che avere risultati nefasti. Il gioco d’azzardo pubblico, naturalmente, comprende che il riapparire violento dei contagi debba determinare decisioni importanti da parte dello Stato centrale come la chiusura totale di nuovo o altre forme di “coprifuoco”. Però, come settore e come importanza per quanto riguarda i numeri dei propri lavoratori, ha necessità di essere veramente sostenuto con risorse studiate apposta per questo comparto che, come tutto il resto dell’economia del nostro Paese, si stava riavviando con fatica per ricostruire la propria vita commerciale già traballante dopo il primo lockdown. Il sostegno delle istituzioni appare “dovuto” al comparto del gioco pubblico, altrimenti anche questo settore si ridurrà al collasso.

Ed essendo settore rappresentante dello Stato nell’offerta del gioco legale non si dovrebbe rischiare che sparisca dal territorio nazionale lasciando “praterie aperte” per il galoppo esponenziale di quello illecito che sta aspettando proprio la chiusura del gioco lecito per “fare affari d’oro”, illegali. Oggi, dopo quanto accaduto in primavera, si devono riconsiderare da parte dell’Esecutivo quegli interventi allora previsti per lo spostamento del pagamento del Preu reso impossibile in quel periodo per la chiusura di tutte le attività di gioco. Diventano attuali, oggi, gli stessi interventi se non si vuole arrivare al completo collasso di un settore, comprese le scommesse sportive, composto da decine di migliaia di piccole e medie imprese che danno lavoro a migliaia di dipendenti direttamente, senza contare l’indotto che in questo settore è particolarmente alto. Oltre queste considerazioni essenziali per poter mantenere in equilibrio un settore in pericolo reale di sopravvivenza, il gioco pubblico deve evidenziare che la richiesta di sostegno è assolutamente urgente.

Infatti, tante attività di gioco sono state già costrette a chiudere su parecchi territori a seguito delle ordinanze regionali e, di conseguenza, sono impossibilitate alla raccolta. Le associazioni di categoria riescono ancora, e nonostante tutto, ad avere fiducia in un intervento tangibile dell’Esecutivo seppur spesso da quest’ultimo il gioco sia stato dimenticato nei vari provvedimenti che durante questo benedetto 2020 sono stati intrapresi. Non si comprende da dove discenda questa voglia di credere ancora nel Premier e nei suoi interventi istituzionali: infatti, finora per il settore ludico, e durante questa emergenza che ha gravato tantissimo sulle attività di gioco che sono state chiuse troppo a lungo, non è stato fatto molto. Anzi, è stata proprio una scelta del Governo centrale decretare che lo stesso settore era da considerarsi a rischio medio/alto: chissà da cosa mai è dipesa tale valutazione apparsa alquanto azzardata rispetto ad altri comparti forse più pericolosi del gioco d’azzardo per il rischio di contagio.

É evidente che la scadenza del pagamento del Preu andrebbe sospesa per tutto l’arco di quest’anno, od almeno sino a quando la chiusura delle attività ludiche perdurerà: servirebbe dare un po’ di respiro agli addetti ai lavori che hanno oltre tutto investito le proprie residue risorse finanziarie per adeguare i punti di gioco ai protocolli istituzionali ed alle Linee Guida indispensabili per poter riaprire i battenti. Tutte queste spese effettuate da pochissimo tempo, con la riapertura che non è stata senz’altro brillante, non sono state recuperate di certo: ed ora una rapidissima ed ulteriore chiusura. Neppure il tempo di accorgersi che l’attività ricominciava a “camminare seppur a passi incerti” che è arrivato questo nuovo provvedimento che non ha quasi lasciato il tempo di pensare: proprio per questa immediatezza nella chiusura totale che il gioco pubblico sarà costretto a subire, che il Governo centrale dovrebbe sentire l’obbligo di studiare un modo per poter sostenere le “sue Riserve di Stato” per evitare veramente un crollo di un’intera filiera con danni per l’occupazione incommensurabili.

Pubblicato il: 8 Novembre 2020 alle 10:00

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