Per il gioco d’azzardo sostenibile esiste ancora una speranza

speranza per il gioco azzardo sostenibile

Sicuramente vedere il “bicchiere mezzo pieno”, anziché mezzo vuoto, significa avere una speranza smodata per il futuro del gioco d’azzardo pubblico e “tradurre in positivo” qualsiasi piccola variazione o spostamento avvenga nel settore. Nella politica certamente no, come ampiamente dimostrato negli ultimi aumenti inseriti nella Manovra 2020: rappresentano, ormai, una “tassa annuale aggiunta” che soltanto i giochi versano allo Stato ma che, invece, non tocca gli altri settori imprenditoriali. Ci si intestardisce sempre con il gioco pubblico e con le sue imprese, e questa è “soltanto la decima volta” nell’ultimo quinquennio che l’Esecutivo di turno “fa questa bellissima pensata”, andando ad infierire ancor di più su di un sistema che non riesce più a nuotare e restare a galla. Ma, evidentemente, a nessuno importa che anneghi questo settore e tutto ciò che vi gravita attorno.

Meno male che in questo periodo funesto si intravede, almeno, positività nell’eventuale collaborazione tra il settore ludico e le varie associazioni, ma anche ad onor del vero in qualche sensazione di possibilità che si arrivi al suo riordino nazionale, sempre vedendo il presente del gioco d’azzardo come un “bicchiere mezzo pieno”. Infatti, si vuole prendere per buona qualche “minuscola” comunicazione sul riordino arrivata tra quelle a latere della stesura della Manovra, che tentano di spiegare la motivazione delle varie tasse emesse dal fantasioso Esecutivo Giallo-Rosso, che deve difendere le proprie scelte poiché, a volte, sono “un po’ particolari” e difficili da comprendere. Nei confronti del gioco pubblico, non vi è nulla da spiegare: si è scelto di fare cadere ancora la mannaia degli aumenti ed anche se il settore è abituato a tale comportamento, questa volta si sperava di risultare “esentati dall’obolo annuale”.

Anche se non è mai accaduto in precedenza che si prendesse di mira sempre lo stesso settore così a lungo, la Manovra 2020 è portatrice di ulteriori aumenti al gioco ed ai siti migliori di casino italiani, senza che nessuno si domandi come possa mai fare un settore già arrivato sull’orlo del disastro a far fronte ad altre tassazioni. E, sopratutto, che nessuno si preoccupi di dove andranno a finire tutti quei dipendenti che si troveranno in mezzo alla strada a cercare lavoro, considerato che tante aziende medie e piccole che si occupano del business del gioco saranno costrette a chiudere. Ciò non interessa neppure al Ministero del Lavoro che, forse, un tempo aveva più a cuore il destino delle forze lavoro: comunnque, il settore ludico dovrà far fronte, se ci riuscirà, anche a questo decimo tentativo di affossarlo, rispondendo alla chiamata anche di questo nuovo Esecutivo.

La terza economia del Paese vuole tener duro e cerca di essere positiva ad oltranza anche se la situazione, inutile sottolinearlo, è “difficilottina” ed alquanto critica: ma non si può evitare di vedere con ottimismo la possibilità che nella Manovra tanto discussa venga inserita una misura atta a superare l’antica “questione territoriale” che non sta facendo crescere il mercato del gioco, bloccandolo, a causa di tutte le normative che si sono emesse, che si sovrappongono creando una confusione terribile. Cosa che provoca la staticità del mercato, assolutamente negativa sia per le attività commerciali ed imprenditoriali, che per gli eventuali investimenti che, precedentemente, avvenivano con una frequenza più che soddisfacente e che facevano apprezzare molto l’italico mondo del gioco pubblico anche dal resto d’Europa: purtroppo, oggi, tutto ciò è svanito nel nulla.

La piccola possibilità che si è intravista per un possibile riordino nazionale rappresenterebbe per tante imprese “la salvezza”, considerando che la prima promessa in questo senso era stata annunciata, e mai perfezionata, già dal Governo Renzi nel 2016. Ed anche se ciò rappresentasse una sorta di “mini-riordino” sarebbe da accogliere a braccia aperte, considerando che questo decreto ministeriale detterebbe norme unitarie nazionali per la disciplina delle slot machine e delle videolottery. Sarebbe, comunque, un decreto inserito in una legge economica, invece che seguire la strada consueta di un disegno di legge: rappresenterebbe un decreto messo in atto quasi per garantire che le apparecchiature da intrattenimento, meglio regolamentate, diano “quei frutti che il Governo vorrebbe raccogliere e che diversamente potrebbero anche non maturare”. Meglio poco riordino che niente, si potrebbe rispondere.

Si comincia con un riordino indotto, chiaramente, per le esigenze dello Stato, per poi proseguire magari con un “riordino nazionale serio” e convogliato per gli interessi finalmente delle imprese di gioco. Ma un’altra motivazione importante, per la quale il settore ludico “vede positivo”, è una ritrovata intelligente collaborazione tra le varie associazioni di categoria che rappresentano i vari segmenti del gioco. Le tante teste che vogliono intervenire in modo sistematico per ogni “categoria di assistito”, si sono rese conto che si otterrebbe di più se le azioni, gli interventi e le strategie coinvolgessero tutto il gioco in ogni sua singola parte. Forse, ci si è anche resi conto che uniti si ottiene qualcosa di più e, quindi, le associazioni cercano di fare gli interessi dei propri assistiti senza andare contro qualcosa o contro qualcuno, appartenente ad un altro segmento. Altrimenti, non c’è possibilità di arrivare a qualcosa di concreto per l’intero settore.

Ciò è un enorme passo avanti anche perché diventa forte il pensiero che nessuno, in questa situazione, riuscirà a salvarsi da solo: bisogna che si trovi unità di intenti per salvare il gioco nella sua completezza, studiando strategie che possano risolvere le complesse esigenze e criticità che tutto il gioco sta vivendo oggi e per arrivare ad obbiettivi comuni che coinvolgono tutta la filiera. Essenziale sarebbe dimenticare le centinaia di contenziosi che ancora sono in essere, particolarmente tra il segmento dei gestori e dei concessionari e le altre “beghe” che sono nate sempre, però, a causa delle normative dissennate che si è permesso venissero attuate dalle Regioni e dagli Enti Locali. Apparentemente, si è posto una specie di “Stop” ai rapporti, diciamo personali, tra comparto e comparto e si sta cercando di portare avanti un insieme comune per il bene di tutti. E tutto questo non può che considerarsi “un bicchiere mezzo pieno”, per forza!

Pubblicato il: 19 Novembre 2019 alle 10:00

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