Ostacolare il gioco d’azzardo legale sta diventando uno sport

esecutivo non fa nulla per il gioco azzardo legale

Nel momento in cui tutti i settori dovrebbero essere trattati in modo uniforme e, se non aiutati, almeno sostenuti nella ripartenza economica, tanto per cambiare ci si confronta con un gioco pubblico, e con dei casino online legali, che viene bersagliato e sovraesposto laddove si invita addirittura l’opinione pubblica a segnalare, via social, quali siano i locali denominati “no slot”, quindi dove non vengono ammesse le apparecchiature da intrattenimento. E tutto ciò quasi rasenta la delazione ed una discriminazione senza fine, oltre ad una sorta di “concorrenza sleale” nei confronti dello stesso gioco pubblico che rappresenta appunto i prodotti di Stato essendone una “sua Riserva” quando mette in funzione tali apparecchi. Ma tutto questo è sempre interessato molto poco a chi detesta il gioco e trova tutte le forme possibili ed immaginabili per mettere in atto un ostruzionismo assurdo, che non ha ragion d’essere, ma che viene praticato dai benpensanti e dai falsi moralisti che ritengono di essere dalla parte dei “giusti”.

Così il gioco pubblico e le apparecchiature lecite di gioco ne escono ancora una volta con le ossa rotte, come se non bastasse il lunghissimo lockdown cui il gioco è stato sottoposto, anche in modo scriteriato e che costringerà tante aziende a chiudere i battenti con il conseguente licenziamento dei dipendenti. É uno scenario quasi apocalittico, unito alle previsioni della Commissione Europea che prevede per il nostro Paese un allarmante calo del Pil dell’11,2% relativamente all’anno in corso, ma cosa che non frena il desiderio di promuovere ulteriori iniziative anti slot machine indirizzate sempre a discriminare le imprese di gioco e gli stessi suoi lavoratori che stanno affannosamente cercando di ripartire con le attività, seppur tra tante problematiche sia pratiche che economiche. Pratiche per l’assoluta lungaggine ed il costo dei protocolli da attuare per poter riaprire le varie attività ludiche ed economiche perché il gioco deve fronteggiare i vari versamenti dovuti allo Stato che sono stati spostati soltanto di qualche mese.

Il ritardo nella ripartenza del gioco pubblico, però, potrebbe non mettere in condizioni le aziende di far fronte ad i propri impegni in settembre: infatti, bisognerà aspettare ancora un paio di mesi per vedere cosa realmente accade nelle sale giochi e nelle agenzie di scommesse, nonché con il riavvicinamento dei nuovi giocatori agli apparecchi di gioco. La liquidità che continua a mancare sarà determinante in questo approccio al gioco che essendo indubbiamente “superfluo” non può essere messo con leggerezza sulla bilancia delle priorità delle famiglie. Se mancano gli stipendi, gli aiuti, le risorse, la cassa integrazione è veramente arduo pensare che qualsiasi persona pensi a spendere danaro per il gioco, quando magari non riesce a fare la spesa: e non si vuole neppure che lo stesso gioco venga visto come ancora di salvezza per provvedere a quel danaro che può servire per sopravvivere quotidianamente. Troppo lontano da quello che il gioco desidera per i suoi estimatori.

L’ultimo “attacco a mezzo social” ai giochi proviene dalla Regione Piemonte dove si invitano i cittadini a scattarsi un selfie in quegli esercizi dove non sono installate slot, dimostrando così che quando non ci sono apparecchiature da intrattenimento c’è più spazio per le persone e, quindi, ciò potrebbe allontanare qualcuno dal “demone del gioco”: persone che vengono coinvolte “e che sono vittime” del disturbo da gioco d’azzardo. Una campagna social così deprecabile non si era ancora vista anche se, sinceramente, dal M5S si è visto di tutto contro “l’immoralità del gioco d’azzardo” e, quindi, questa iniziativa è da mettere in coda alla lunga serie di “nefandezze” che sono state ordite a discapito di un gioco legale, autorizzato e che rappresenta, in qualunque modo lo si voglia vedere, proprio lo Stato di cui tale schieramento fa parte, almeno per ora! Forse, anzi probabilmente, questa manovra no-slot è per dimostrare che in Piemonte la legge capestro regionale per il gioco funziona e si vuole porre uno sbarramento a qualsiasi richiesta di variazione a favore delle attività ludiche che su quel territorio sono praticamente espulse e non possono esercitare il proprio lavoro, legale, pur coperto dalle “costose” concessioni statali.

Anche se è molto tempo che gli operatori di quel territorio sollevano richiami alle istituzioni per mettere un fermo a questo continuo ostacolare il mondo dei giochi, ma senza risultato alcuno: tentativi di cambiamento a favore del settore sono apparsi anche a mezzo della Lega che recentemente aveva avviato una proposta di modifica di tale legge regionale. Quindi, si è pensato bene di iniziare questa ulteriore campagna moralmente ideologica ma contro gli interessi dello stesso Stato centrale che “dovrebbe gestire meglio le sue riserve” e tutto ciò che le stesse intendono rappresentare sia nei confronti del territorio che per la tutela dei cittadini che vorrebbero continuare a giocare, e sopratutto con il gioco lecito. Possibile che questo “insistente quanto inopportuno fare” dei Pentastellati non solleciti l’attenzione di qualcuno in relazione ad un sotterraneo, e neanche tanto, sostegno che il Movimento offre alle attività illegali che nel gioco hanno già guadagnato abbastanza durante il lungo lockdown subito dal gioco legale?

Illegalità che continua inevitabilmente a mietere vittime nelle attività legali che molto probabilmente non potranno riaprire con così tanta tranquillità, special modo in quei territori dove le leggi regionali costringono all’angolo proprio il gioco pubblico e la legalità che lo accompagna. Se poi si riflette che tutto l’italico territorio è tuttora ostaggio del Coronavirus e della sua futuribile riapparizione, cosa che trasmette senza dubbio incertezza e poca lucidità nelle decisioni da assumere per quanto riguarda la ripartenza delle varie attività di gioco, bisogno proprio sottolineare che l’atteggiamento che è stato assunto dal M5S appare estremamente oltraggioso per tutto il comparto, le sue aziende ed i suoi lavoratori. Ma per il Movimento ciò che riguarda il gioco pubblico è soltanto immorale e va spazzato via dall’intero territorio: peccato per i 150mila lavoratori che il settore racchiude.

Pubblicato il: 24 Luglio 2020 alle 10:00

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