Molti disoccupati anche nel mondo del gioco d’azzardo

disoccupazione nel mondo del gioco azzardo

Senza voler essere esagerati o troppo pessimisti, ma soltanto facendo riferimento a qualche proiezione relativa alla percentuale delle attuali riaperture delle aziende, si può affermare che, purtroppo, a breve termine vi sarà un “enorme popolo di disoccupati” che batterà le strade alla ricerca di un nuovo lavoro che mai come oggi risulterà un’inarrivabile chimera! Già la situazione era “calda e molto vissuta” ancor prima del Coronavirus, special modo per i giovani che mai come in questi anni stanno facendo fatica a trovare lavoro nel nostro Paese ed ora anche ricorrere all’estero non sarà un’impresa così facile! Quindi non per essere lungimiranti, ma solo banalmente realistici, bisognerà fare i conti, oltre che con la mancanza assoluta di liquidità anche con il problema dell’occupazione che creerà senza dubbio malcontento, preoccupazione e movimenti di piazza: già si stanno manifestando, ma più passa il tempo, più si faranno sentire “chiari e forti” e, purtroppo, anche giustificati.

Il mondo del gioco, ed anche quello dei migliori siti italiani di casino legali, non ha mai avuto questo tipo di problematica, almeno sino a due o tre anni fa: infatti, è riuscito a fare miracoli con le professioni che si è riuscito ad inventare, con lo sviluppo della tecnologia applicata ai giochi che è riuscito a sviluppare, ambito nel quale è riuscito ad impiegare tantissimi giovani particolarmente predisposti in questo ramo. Insomma, si può dire che il settore ludico è riuscito ad impiegare risorse umane notevoli sia direttamente nelle proprie imprese che in modo indiretto con le aziende che gravitano attorno al gioco. Ora, però, questo meraviglioso castello sta perdendo consistenza e si sta desolatamente sgretolando con il “beneplacito del Governo centrale” che non sta facendo assolutamente nulla per il “suo gioco pubblico”. Anzi, lo sta lasciando andare alla deriva non consentendone l’apertura, ma senza giustificarne il motivo, seppur continuamente sollecitato dai rappresentanti del settore che, oltre tutto, continuano a non essere “ricevuti” dall’Esecutivo Giallo-Rosso. E questo sembra senz’altro un atteggiamento più che discriminatorio, ormai.

E da questo atteggiamento istituzionale, purtroppo, dipenderà la chiusura di tante imprese di gioco legale che non possono più sostenere le spese aziendali non potendo avere introiti per questa assurda permanenza di “saracinesche abbassate”! E, quindi, chi dovranno ringraziare i lavoratori che resteranno senza occupazione? Sembra triste conoscere la risposta: ma purtroppo dipenderà da questo continuo discredito, che direttamente o meno si getta sul settore del gioco, se le aziende saranno costrette a non riaprire i battenti. Sopratutto perché tutte le attività che si occupano di gioco sono perfettamente legali, rappresentano addirittura lo Stato con l’offerta del gioco pubblico e dovrebbero essere più tutelate, rispettate ed anche aiutate in modo realistico e non utopistico ed inarrivabile. Figuriamoci che durante le varie fasi di riapertura delle aziende del Sistema Italia non sono stati né attuati né tanto meno mai discussi gli specifici protocolli di sicurezza per le imprese di gioco: e questo nonostante le associazioni di categoria abbiano proposto più di una volta le diverse soluzioni che sono in grado di garantire la massima sicurezza sanitaria ed il controllo dei locali.

Qualche approccio reale il settore è riuscito ad ottenerlo solo con alcuni Governatori che si sono “aperti” alle esigenze delle attività ludiche cercando di prenderle in considerazione non fosse altro per salvare l’occupazione sui territori: ma nulla di più. Il che è veramente un po’ poco se si pensa alle migliaia di imprese che esistono da nord a sud e che questo timido riscontro regionale si è avuto quasi soltanto dal Veneto e dalla Liguria, alle quali preme l’apertura delle rispettive Case da Gioco, Venezia e Sanremo, che forse riapriranno prima di tutto il resto del gioco pubblico. E pensare che il Premier Conte ha assicurato che per la ripresa del Sistema Italia prenderà in considerazione “tutte le iniziative che porteranno alla rinascita del Paese” e che senza pregiudizi valuterà tutto: anche se i suoi pregiudizi per il gioco pubblico continuano ad essere presenti nelle valutazioni, constatando che la riapertura delle attività ludiche non viene affrontata e che il settore continua ad esserne fortemente discriminato.

Il rischio più grande di questo imperituro pregiudizio sul gioco è quello economico ed occupazionale con le decine di migliaia di aziende che compongono la sua filiera legale: si metteranno sulla strada una buona parte di quelle 150mila persone che lavorano oggi nell’industria del gioco, ed anche nell’industria delle scommesse sportive, e sarà effettivamente uno scempio autentico che si unirà a quello che diventerà ufficiale quando verranno stilate le percentuali delle aziende che non possono più riaprire poiché non hanno la possibilità di affrontare la messa a punto delle imprese con i protocolli richiesti per il contrasto al Coronavirus: d’altra parte le risorse istituzionali tardano troppo ad arrivare e gli imprenditori da soli sicuramente non ce la fanno. Il crollo dell’occupazione ad aprile dimostra come si facciano sentire i risultati di questa emergenza sanitaria: le unità dei disoccupati, purtroppo, sono destinate a crescere esponenzialmente ed a raggiungere vette “improponibili” in un Paese democratico o che si reputa ancora tale.

E poi bisognerà anche fare i conti con chi ormai ha perso la forza di cercare un posto di lavoro che già non si trovava prima del Coronavirus… figuriamoci ora che si aggiungeranno anche gli ex lavoratori del gioco pubblico! Proprio per questa situazione sembra veramente inconcepibile che per un assurdo pregiudizio nei confronti del settore dei giochi non si debba prendere in considerazione la sua riapertura e la sua ripresa economica. Sembra dimenticarsi che il gioco pubblico è riuscito sempre a riversare cifre importanti nelle casse dell’Erario che sicuramente saranno desolatamente vuote e che erano abituate, invece, ad essere “più che pingui”, special modo per gli introiti ottenuti dall’industria del gioco. Quindi, come si fa ad avere preconcetti per una parte così importante dell’economia che oltre tutto rappresenta proprio lo Stato? Ma, sopratutto, non bisognerebbe avere una tale speciale negatività nei suoi confronti né, tanto meno, eliminarlo dalla possibile ripresa dell’economia nazionale: non è forse discriminazione questa?

Pubblicato il: 24 Giugno 2020 alle 10:00

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