Ma il bando inserito nella manovra ha ragione di esistere?

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Da quando, con l’ultima manovra finanziaria, si è provveduto ai vari aumenti sul gioco , ed anche sui casino online migliori, sono “scorsi fiumi di parole” e di eccezioni a quanto deciso e messo in pratica dall’Esecutivo Giallo-Rosso che si è accanito, ancora una volta come succede però ormai da anni, nei confronti del “suo” gioco pubblico. Poi, quando si legge, sempre nella stessa manovra, il bando per le apparecchiature da intrattenimento ancor di più il gioco si sente preso in giro. Ma se non si risolve la benedetta “Questione Territoriale” (ormai vecchia di anni) che, di certo, dovrebbe avvenire a mezzo di un futuribile riordino nazionale dell’intero settore, o quanto meno del comparto degli apparecchi di gioco, questo già famigerato bando ha davvero ragione di esistere e di essere inserito in Manovra? Oppure così facendo si rasenta veramente la presa in giro per tutta l’industria del gioco?

L’operatore che potrebbe decidere di parteciparvi, infatti, si troverebbe nella condizione di investire in una operazione incerta ed abbastanza “caruccia”, cosa che potrebbe andare anche bene, vista la situazione attuale del gioco che ha necessità “di crescere”. Ma, poi, se l’Amministrazione di turno dirà che la concessione non può essere operativa “per mancanza dei requisiti” relativi al famigerato distanziometro o per altri motivi “attualmente sconosciuti”, cosa ne farà il povero operatore di gioco d’azzardo della sua licenza? Evidentemente, l’assegnazione dei diritti e la Legge regionale sul gioco ricadrebbero in una sorta di conflitto : anche questo inserimento nella Manovra, insieme all’aumento del Preu ed alle sue conseguenze, sembra proprio una presa in giro. Invece, avrebbe potuto parlarsi, in Manovra ma con date certe, del riordino nazionale del gioco, unica reale scappatoia e conseguente salvezza del gioco per farne riprendere il cammino e per ristabilire il mercato ludico che sta soffrendo, da troppo tempo, per tutte queste incongruenze e prese di posizione da parte dei vari Esecutivi, delle Regioni e degli Enti Locali.

Ancor meglio se si fosse dato seguito al contenuto dell’accordo intervenuto in Conferenza Unificata che stava mettendo veramente le basi per un gioco sostenibile: ma così non è stato. Colpa del Governo di allora, oppure di qualche forza finanziaria che non voleva e non vuole attualmente che il gioco prosegua nella sua normale strada di intrattenimento? Onestamente, a distanza di qualche anno, non è dato di sapere cosa in effetti sia successo dopo quell’accordo, mai seguito dal relativo decreto attuativo. Ma ora si vuole proseguire, passare oltre e parlare di ciò che accade al gioco pubblico oggi, con tutti i movimenti economico-finanziari di questa fine 2019. Dopo che è avvenuta la “blindatura della Manovra”, addirittura il Servizio bilancio della Camera dei Deputati (come era già accaduto in altra occasione quando si era espresso circa l’eccessiva tassazione sul gioco che avrebbe procurato una diminuzione degli introiti erariali) ha evidenziato che doveva avvenire assolutamente un controllo sulla concretezza dell’assegnazione dei diritti per le apparecchiature da intrattenimento.

Di fatto, le norme restrittive a livello Regionale creano questo dubbio, insieme agli effetti dell’aumento del Preu sempre sulle stesse apparecchiature: il tutto fa sorgere delle discrepanze nei calcoli di prospetto nei futuri introiti. Insomma, una gran bella confusione ed un intreccio di pareri che al momento fanno nascere, tanto per cambiare, incertezza e poca trasparenza in ciò che l’attuale Esecutivo sta mettendo in campo: risulta, infatti, un atteggiamento nei confronti del gioco “unicamente per fare cassa” disdegnandosi, ancora una volta, di prestare attenzione alle reali esigenze del mondo del gioco, anzi del comparto delle apparecchiature da intrattenimento essendo esclusivamente questo che da sempre viene preso di mira da qualsiasi Esecutivo di turno. In ogni caso, ritornando al bando per l’assegnazione dei diritti delle Awp e delle Vlt non si vuole tediare con dati, cifre e percentuali che annoierebbero senz’altro.

Si vuole sottolineare soltanto che si parla di “cifre rilevanti” che vengono messe a bilancio e che dovrebbero essere incamerate con questo bando” (che, tra l’altro gli operatori stavano aspettando da un bel po’ sperando però che si fosse risolta la “Questione Territoriale”). Ma che sono cifre che potrebbero anche “non arrivare”, poiché non si pensa siano tanti gli operatori pronti a rischiare in una situazione priva di chiarezza ed addirittura controproducente per loro. Va bene che chi ha abbracciato la scelta del business del gioco ha continuato ad investire ed a seguire i diktat dei Governi di turno, ma ora sull’incertezza di esagera troppo e sembra proprio che l’Esecutivo ne approfitti, senza alcuna remora. Dal gioco si continua a pretendere, ma non si riesce o non si vuole dare nulla in cambio, lasciando che tutta l’industria del gioco “ce la faccia da sola”, senza alcun aiuto, anzi lottando contro tutte quelle norme che rendono impossibile svolgere il compito di rappresentare la legalità sul territorio.

E se non si tiene conto neppure di questo, cosa si deve pensare? Va bene che allo Stato centrale non interessano le migliaia di imprese del settore, non interessa se vengono licenziati i dipendenti, non interessa che l’illegalità stia spadroneggiando di nuovo su tutto il territorio nazionale e non interessa, infine, che la terza forza economica del Paese sia ben lontana, oggi, da quel traguardo: e cosa interessa, allora? Soltanto e pedestremente che l’industria del gioco continui a versare risorse, tutte quelle che vengono richieste, nelle casse dell’Erario. Tutto il resto sono problemi del mondo dei giochi, seppur rappresentino lo stesso Stato e la legalità con i suoi prodotti: e cosa dovrebbe fare a questo punto il gioco pubblico? Astenersi dalla raccolta, protestare, scioperare od addirittura cambiare settore di investimento? O, comunque, riversare altrove la propria attenzione ed i propri sforzi considerando che oggi essere una “Riserva di Stato” non ha più alcun valore, non si ottiene alcuna protezione neppure per rappresentare la legalità. Può essere veramente triste ma è la realtà e con questa bisogna fare i conti: ma alla fine dovrà farli anche l’Esecutivo che forse, dopo questa Manovra 2020, si troverà davanti a qualche sorpresa…

Pubblicato il: 12 Gennaio 2020 alle 10:00

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