Liga e Premier fanno il pieno di sponsor sui giochi d’azzardo

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Si è detto più di una volta che altri Stati, al di fuori del nostro, non abbiano minimamente pensato di intraprendere la strada del divieto assoluto della pubblicità ai giochi ed ai migliori casino italiani, come invece è stato fatto nel nostro Paese con quanto contenuto nel Decreto Dignità che sta creando alle imprese di gioco italiche grosse difficoltà ed esborsi economici “rilevanti” come è successo di recente alla AS Roma Calcio che ha dovuto “togliersi” dal contratto con uno sponsor di gioco d’azzardo, esattamente con Betway, per la sponsorizzazione del kit di allenamento della stessa società giallo-rossa, e chiudere il rapporto: intervento costato non poco, considerando che si parla di più di 15mila euro. Ma, tornando a ciò che fanno gli altri Stati europei, bisogna sottolineare che a seguito nel “nostro totale divieto” l’industria del gioco d’azzardo si è abbondantemente rivolta ad altre società sportive estere, visto e considerato che con quelle italiche gli “affari” non si potevano più portare a termine.

Quindi, i vari team spagnoli ed inglesi, della Liga e della Premier League, “usufruiscono” di sponsor nel betting a “pieno ritmo” presentandosi con le proprie maglie sponsorizzate per la stagione 2019-2020. Si può sicuramente dire, di conseguenza, che il nostro italico divieto di pubblicità “fa bene alla salute economica del calcio estero” e lo fa guadagnare non poco, ma non si vuole aggiungere altro per non infierire. Si può soltanto aggiungere che la Liga ringrazia: in quel campionato, che fu forse il primo con il Real Madrid ad aprire a questo connubio gioco d’azzardo-calcio sin dal 2007, ben diciannove squadre su venti della prima divisione, oggi, hanno una società di scommesse come sponsor. Da quel “lontano 2007”, piano piano, si è raggiunto il risultato attuale con la quasi totalità di squadre che sponsorizzano il gioco d’azzardo: e pare che in Spagna non vi siano grandi “sommosse popolari” contro il settore ludico nonostante si possa pensare che anche su quel territorio esistano le derive che si vivono nel nostro Paese.

Solo che qui da noi è tutto più esasperato e pieno di pregiudizi, particolarmente sotto l’egida di questo Esecutivo Giallo-Verde che ha, sin dall’inizio del suo mandato, dato contezza del suo pensiero avverso al mondo del gioco pubblico. Ma, tornando per un attimo alla Liga si vuole anche sottolineare che solo il Real Sociedad è quel club che non risulta sponsorizzato da alcuna società di scommesse: altrimenti, si arriverebbe alla totalità delle squadre iscritte al campionato spagnolo. Una situazione similare alla Liga, la si può trovare anche nel Regno Unito, nella Premier League: diciannove delle venti squadre sono sponsorizzate da almeno un bookmaker: l’unica squadra senza sponsorizzazioni di scommesse è il Brighton & Hove Albion mentre altri club come il Leicester, Newcastle od Arsenal hanno tra gli sponsor addirittura tre o quattro società di scommesse.

Dunque, si può far risalire all’Italia, che negli ultimi anni ha fatto crescere nel suo campionato le aziende di calcio in connubio con gli sponsor di scommesse, eguagliando così i “colleghi spagnoli ed inglese” se quest’anno questi ultimi due campionati possono contare su maggiori investimenti da parte dei bookmaker internazionali: tutto lo si deve al divieto di pubblicità entrato in vigore in modo totale nello scorso mese di luglio 2019, ma emesso nello scorso anno, sempre nello stesso mese di luglio. É ovvio che tale divieto proibizionistico di sponsorizzare qualsiasi evento sportivo, ha liberato notevoli investimenti verso i campionati di altri Paesi, specificatamente per quelle società di scommesse e di gioco online che operano su più Stati contemporaneamente: tutti i budget un tempo utilizzati in Italia che finanziavano lo sport in generale, oppure i singoli sport, ora finiscono indubbiamente altrove. Altri sport al di fuori del calcio, altri club al di fuori della Serie A: ma tutto questo “giro di affari e di danaro” avverrà in altri Paesi, ma non sicuramente nel nostro.

Ma la realtà è questa, almeno in questo momento: si vedrà, poi, se si concretizzerà qualche passo indietro che favorirebbe l’economia del nostro Paese, ma cosa abbastanza insostenibile vista la normativa che oggi esiste. Forse, ci potrebbe essere la speranza nelle Linee Guida di AGCOM che, al momento, hanno un poco depotenziato i diktat del divieto: ma è una “speranziella” sulla quale l’Esecutivo attuale non permetterà di intervenire, considerando che è proprio “un suo figliolo”. Infatti, il vice premier penta-stellato ha già dichiarato guerra al Garante che ha “messo in discussione il suo decreto”: si vedranno gli sviluppi a venire, considerata la crisi che la nostra politica sta attraversando in questi giorni. Ma, nel frattempo, si deve anche prendere nota di una cosa estremamente positiva, almeno per chi scrive che ha sempre difeso questa linea, e che in questi giorni il Governo ha confermato in legge: non si potranno effettuare scommesse nelle partite di calcio dei campionati minori, quindi nella Lega Nazionale dilettanti.

Indipendentemente dal fatto che sia un divieto, è una legge che ci trova assolutamente d’accordo, considerando che i giovani che partecipano a questo campionato non dovrebbero essere coinvolti con “interessi di gioco d’azzardo”: dovrebbero solo giocare ed avere soltanto quel pensiero nella mente e non essere né avvicinati, né coinvolti da cose di altro tipo che non siano la lealtà sportiva ed il rispetto degli avversari. Questo percorso intrapreso dal Governo si riferisce ad una delega più a vasto raggio per il riordino del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e della disciplina del settore. Si è sempre detto che “ci piace” il mondo del gioco, in tutti i suoi comparti, compreso quindi il segmento delle scommesse, ma quando non vanno ad interferire con le menti ancora giovani dei nostri atleti che non devono essere condizionate da alcunché di esterno. Atleti che devono solo essere concentrati “sul loro lavoro sportivo” e sull’essere atleti sani, corretti, rispettosi sia della propria squadra, ovviamente, che degli atleti avversari. Concetti che non dovrebbe mai essere messi in discussione: cosa che, invece, altri “interessi” potrebbero far vacillare.

Pubblicato il: 2 Settembre 2019 alle 10:00

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