L’evoluzione tecnologica che modifica il mondo del gioco d’azzardo

evoluzione tecnologica nel gioco

Il gioco d’azzardo, compresi i casino migliori italiani, si è detto tantissime volte, è sempre in movimento vuoi per l’evoluzione tecnologica che lo mette sempre in fermento, vuoi per le leggi che continuano a cambiare e che, quindi, indirizzano il mercato del gioco in specifiche direzioni e modi d’uso, vuoi infine per la concorrenza “efferata” che i vari segmenti mettono in pratica: e senza dimenticare, per quel che riguarda espressamente il nostro Paese, il famigerato divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Risulta sin troppo evidente che il mercato che si occupa di questo luccicante settore “sia tirato per la giacchetta” da una parte e dall’altra e, quindi, che scelga di rimanere in stand-by per vedere cosa succede e come si svilupperanno le cose. Ovviamente, tutto ciò riguarda il gioco legale pubblico che deve sottostare alle normative dello Stato e non quello illecito che non ha (forse, fortunato lui) l’obbligo di seguire tante normative. Ma in queste righe, tanto per cambiare e per non disquisire sempre delle apparecchiature da intrattenimento, croce dello Stato centrale e delle istituzioni periferiche, si vorrebbe parlare delle Case da Gioco.

Non solo, però, di quelle poche rappresentanze tricolori rimaste, ma anche di quelle estere anch’esse alle prese con le variazioni di settore. Si vuole partire dal concetto base che pare assolutamente utopistico: limitare il vizio del gioco o l’accadimento del gioco problematico a mezzo della limitazione dell’uso del contante nei Casinò terrestri per far emergere il sommerso e vietare l’uso delle carte di credito, come accade già nel Regno Unito. Ma si pensa davvero che con queste “strategie” si possa impedire di giocare oltre i propri limiti economici? Oppure forse sarebbe necessario intervenire con campagne più “mirate” che abbiano come obbiettivo il gioco responsabile? Si sta ancora tergiversando su quale sia la strategia migliore, mentre la normativa nel nostro Paese sta limitando l’uso del contante, cosa che risulterà negativa nelle nostre Case da Gioco che già sono in precario equilibrio e che non godono sicuramente di una rassicurante vita commerciale: e senza dubbio non è soltanto l’equilibrio che il gioco sta cercando di riacquistare.

Ma si vuole proseguire per curiosare anche in altri Paesi diversi dal nostro e vedere come le altre realtà pensano in concreto di contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo e se porre limiti tanto “decisivi” siano strumenti necessari ed utili per questo scopo preciso. Sicuramente intervenire sull’uso del contante è un discorso che tocca tanti Paesi europei, ma si può sicuramente dire che non tutti gli Stati hanno un’identica regolamentazione per i mezzi di pagamento e tra questi non ci si deve dimenticare l’uso di assegni di conto corrente, mezzo che nelle Case da Gioco è ancora presente. Come preme anche ricordare che l’unico posto dove si gioca d’azzardo, e nel quale si può impedire l’accesso ad un giocatore patologico, è proprio il Casinò: si aggiunge, anche, per difendere la categoria, che alle Case da Gioco si consente di operare, nella piena legalità, in virtù di decreto particolare del 1927 ed anche che la normativa restrittiva sull’uso dei contanti si aggiunge alla già precaria situazione dei Casinò che contempla il rischio di impresa collegato alla loro “conformazione societaria” per la quale possono vincere, ma anche rovinosamente perdere.

Quindi, le restrizioni che sono state attuate rendono sempre meno probabile che questo preciso comparto produca nuova occupazione e che invece, piano piano, produca sempre meno benefici economici per l’Ente Pubblico titolare della relativa autorizzazione d’impresa. Non bisogna dimenticare, per quel che riguarda il nostro Paese, la situazione che si è creata a Campione d’Italia, dopo la chiusura risalente a più di un anno fa, dove non si riesce a percepire attualmente alcuna possibilità di soluzione “veloce”, e che i giocatori abituati a frequentare quel Casinò hanno cercato altre offerte: la controprova sono i risultati straordinari che stanno concretizzando i Casinò di Lugano e di Mendrisio con un incremento rispettivamente del 50% e del 30%. Ma si vuole pensare davvero che il limite dell’uso dei contanti sia un deterrente che metterebbe al sicuro i giocatori dall’incorrere nel disturbo da gioco d’azzardo?

Forse, e si sottolinea forse, l’intervento più giustificato per questo fine è il divieto delle carte di credito per il gioco, poiché la “estrema disponibilità” di alcune carte può provocare, ed addirittura aumentare, la pulsione a continuare ad insistere nelle giocate, dato che come si sa, l’uso della carta a volte non fa percepire appieno quanto in realtà si riesce a perdere: anche se ciò sembra assurdo. Ma è stato confermato da studi che questo “svolgimento mentale” si realizza concretamente ed, oltretutto, appare essere assai comune. Quindi, il Regno Unito che è sempre all’avanguardia nelle sue decisioni per quanto riguarda la gestione del gioco d’azzardo, ha messo in pratica il divieto di usare la carta di credito per tutte le transazioni di gioco: cosa che ha coinvolto naturalmente gli Istituti di Credito che si sono comunque (in parte) dichiarati d’accordo con tale iniziativa del Regolatore.

Anche in Italia ci si sta muovendo in questa direzione, poiché alcuni fatti di cronaca che sono comparsi hanno fatto comprendere che tanti giocatori si sono “rovinati” nell’abusare della carta di credito nelle proprie giocate. Sicuramente, una revisione in generale sui sistemi di pagamento che si possono concretizzare nelle Case da Gioco, e che sono fermi a disegni di Legge risalenti al 1992, potrebbero senza dubbio essere aggiornati ai tempi attuali: a meno che il nostro Esecutivo Giallo-Rosso anche per quanto riguarda i tre Casinò che sono riusciti a rimanere in piedi, nonostante tutte le problematiche esistenti, non abbia lo stesso obbiettivo che investe tutto il resto del mondo dei giochi che lo stesso Esecutivo non sta trattando, indubbiamente, in modo “socialmente utile” e neppure con rispetto. Cosa che, invece, dovrebbe assolutamente portare a tutte le “sue Riserve di Stato” ed anche ai Casinò italici nei quali ha pure determinati e chiari interessi. Forse vuole incominciare a rinunciare a questi ultimi e, poi, magari anche agli introiti del resto dei giochi? Sarebbe veramente un “cambiamento”…

Pubblicato il: 11 Febbraio 2020 alle 10:00

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