Le norme sul gioco pubblico non sono mai trasparenti

norme sul gioco incerte

Sembra sempre più inevitabile il constatare quanto le norme esistenti che regolarizzano il mondo del gioco pubblico, ed anche i siti di casino, non siano mai completamente trasparenti e comprensibili, poiché spesso e volentieri si deve ricorrere ai pareri autorevoli delle Autorità Giudiziarie od Amministrative competenti per vedere acclarati i diritti (ma anche i doveri) di chi “frequenta” questo benedetto settore. Si impongono, per questo motivo, ricorsi su ricorsi che portano via tempo e danaro (e di quello pubblico se ne farebbe volentieri a meno, visto il bilancio del nostro Paese) e che a volte si trascinano per tempi lunghissimi lasciando in ambascia chi vi si rivolge: e questo, ovviamente, non rende positivo e scorrevole il percorso commerciale di coloro che hanno creduto nel business del gioco pubblico, ritenendolo coperto dalla loro concessione statale che dovrebbe avere l’onere di proteggere chi opera in vece dello Stato. Ma non sempre è così: forse, fa parte del rischio di chi inizia un’attività commerciale, e questo in qualsiasi settore.

Ma oggi, si vuole parlare di una sentenza della Cassazione, emessa in relazione agli apparecchi di gioco irregolari la cui illegalità andrebbe dimostrata, e comprovata, da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: non risulta essere a carico dell’esercente, quindi, dimostrare se tali apparecchiature siano regolari o meno. Ogni cosa che riguarda il gioco, in ogni caso, deve essere chiarita “ad oltranza”, poiché evidentemente le norme che sono in vigore non appaiono chiare a sufficienza per fugare qualsiasi dubbio od incertezza. Ciò che si vuole “raccontare” nasce nella Regione Toscana, Commissione Tributaria, che ha elevato avvisi di accertamento per il recupero di un tributo evaso da una società titolare di alcuni apparecchi di gioco installati in un circolo privato e dichiarati irregolari dalla Guardia di Finanza, dopo il loro accesso, risultati non in possesso del nulla osta e ritenuti oggetto di sanzione emessa dai Monopoli di Stato. Tale sanzione è stata ritenuta corretta dalla Commissione Tributaria Regionale nonostante la “mancata prova da parte dell’Ufficio” della relativa installazione degli apparecchi.

É proprio questa “mancata prova” la motivazione che ha spinto i Giudici della Corte Suprema a rinviare per un nuovo esame ad una nuova Commissione Tributaria il ricorso della società titolare degli apparecchi contro gli avvisi di accertamento per il recupero di quanto evaso. Infatti, la Commissione Tributaria secondo la Cassazione si è soltanto limitata ad affermare che la società ricorrente era stata resa partecipe dell’irregolarità degli apparecchi e che avrebbe dovuto presentare, entro i termini di legge, la documentazione richiesta. Invito al quale non è stato dato alcun seguito da parte ricorrente: in seguito a questo comportamento l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha accertato l’evasione del tributo dall’inizio del 2009 alla data di sequestro degli apparecchi da intrattenimento. Anche per la data di inizio dell’attività degli apparecchi non si è fornita la prova di data diversa da quella contestata: cosa che ha fatto ritenere perfetto l’operato dell’erogazione delle sanzioni amministrative.

Per essere ancora più chiari: la Commissione Tributaria in assenza appunto di qualsiasi altro elemento idoneo a fornire un riscontro diverso, ha ritenuto corretta la determinazione del momento di inizio della messa in funzione degli apparecchi di gioco, elevando questo mancato riscontro alla stregua di una effettiva asserzione sul comportamento illegale della ricorrente. Ma asserzione, di fatto, assolutamente inesistente poiché la ricorrente si era radicalmente opposta a tutta l’intera pretesa esposta e formulata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a mezzo del verbale di constatazione. L’Agenzia, così, aveva posto a carico del ricorrente-contribuente l’onere della prova in modo illegittimo: onere che, invece, era a carico della stessa Agenzia secondo il parere dei Giudici della Suprema Corte. La conseguenza è stata inevitabilmente quella di rigettare ed annullare la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, rinviando anche l’attribuzione dell’onere delle spese ad altra Commissione, in diversa composizione, per un ulteriore e nuovo esame del ricorso e proprio a seguito della pronuncia dei Giudici della Corte.

Bisogna, senza ombra di dubbio, considerare che di tali ricorsi relativamente ai giochi è piena la nostra Penisola per il motivo che è stato esposto nelle prime righe: le norme che dovrebbero regolamentare il mondo del gioco non sono chiare, definitivamente precise e trasparenti. Per questo a volte possono essere interpretate in modo “alternativo” e consentono all’Agenzia, agli Enti Locali, alle Regioni di fare un “po’ il bello ed il cattivo tempo” nei confronti degli esercenti ludici, particolarmente in direzione di coloro che gestiscono le apparecchiature da intrattenimento, che sono comunque quel segmento di gioco più bersagliato da qualunque punto di vista. Ancora oggi, dopo tanto disquisire, non c’è nelle norme quella chiarezza di cui si sente certamente la mancanza. Sempre di più si ha la “prova reale” che non si può più attendere per il riordino del mondo dei giochi e delle slot machine, a livello nazionale ed in tutti i suoi comparti.

L’Esecutivo Giallo-Verde ha il dovere di dichiarare una volta per tutte se intende non fare a meno del gioco pubblico (e sopratutto delle risorse che da esso si riversano nelle casse dell’Erario): deve provvedere non solo a scagliarsi contro il gioco quando ne appare la minima occasione, ma anche a riorganizzarlo, a ben distribuirlo ed a normarlo come si conviene ad uno Stato che, anche se inconsciamente (visto che pubblicamente non lo si farà mai) si è reso conto che questo settore, nonostante stia vivendo uno dei periodi peggiori a livello economico e finanziario da quando è nato una quindicina di anni or sono, riesce a sostenere ancora una parte “importante” dell’economia del nostro Paese. E poi, in fondo in fondo “non si può sputare nel piatto dove si è mangiato e si mangia ancor attualmente”: e questo non è sicuramente un eufemismo. É riprovato che anche questo Esecutivo del gioco pubblico a livello finanziario non può fare a meno anche se uno schieramento del nostro Governo continua a sottolineare che il gioco d’azzardo “è immorale”: ma trarne “profitto” invece non lo è?

Pubblicato il: 19 Agosto 2019 alle 10:00

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