Le imprese di gioco devono essere uguali alle altre

imprese di gioco

Si può dire, sommessamente, che già sentir soltanto parlare nella nostra attuale politica che “bisognerebbe” trattare tutte le imprese che si occupano di gioco e di casino su internet in modo simile a qualsiasi altra impresa di qualsivoglia altro settore… sembra già un successo enorme! Il gioco pubblico si accontenta, dunque, di poco per sentirsi “normale e sostenibile”: purtroppo, questo è un argomento che si trascina da anni e riscontrare che finalmente si riesce “almeno a parlarne” sembra davvero una “piccola vittoria” contro la discriminazione che il mondo del gioco pubblico ha spesso subito e che ha reso nota sia all’opinione pubblica che alle istituzioni. Infatti, l’industria del gioco fa presente quanto si possa sentire diversa dagli altri settori per come viene demonizzata e presentata come una “forza del male”: non se ne può veramente più di questo atteggiamento, considerando oltre tutto che i vari Esecutivi seppur rappresentino il gioco come “immorale e come piaga del secolo”, attingano incessantemente alle sue risorse ed a piene mani. A quel punto, evidentemente, non ritenendole “immorali”.

Ma per non fare discorsi che rappresentano una situazione troppo disdicevole per essere vera, bisogna sottolineare che sembra forse arrivato il momento che il Governo operi una scelta definitiva e si schieri da una parte o dall’altra: il concetto gioco sì, gioco no, gioco forse ha veramente stancato. Se il gioco d’azzardo, lecito e pubblico, rappresenta “il male” che si abbia il coraggio di vietarlo totalmente, e non solo la sua pubblicità: e, considerando che la strada del divieto prettamente proibizionistico è stata già imboccata, costerebbe poco continuare a proibire anche tutto ciò che lo rappresenta, tranne ovviamente usufruire delle sue risorse. Dunque, si chiede soltanto serietà e chiarezza a chi Governa: basta con la caccia alle streghe ed a concetti demagogici che fanno solo male. Visto che esiste il fenomeno del gioco e quello delle sue derive, si deve combattere il tutto a livello sanitario, come si potrebbe combattere l’alcool od il fumo o la droga, affrontando le problematiche in modo serio e non come si è fatto sino ad oggi.

Però, si deve anche evidenziare che se esistono gli alcolisti non è che si vadano a prendere tutti i produttori di vino costringendoli a pagare tasse esorbitanti, quasi per far loro pagare “i risultati” della vendita del loro prodotto! Invece, per il mondo del gioco d’azzardo accade esattamente così. Quindi, che qualcuno si ricordi che l’industria del gioco è importante per la nostra economia, che lo Stato ricorre sempre alle sue risorse per i suoi tornaconti di bilancio, che il settore del gioco riesce ad impiegare una forza lavoro notevole e, quindi, per tutti questi motivi le imprese di gioco devono essere considerate come tutte le altre imprese di altro settore. Gestite da operatori preparati e professionali: persone che fanno investimenti in qualcosa in cui credono e, sopratutto, rappresentano la legalità sul territorio, offrendo ai consumatori il prodotto gioco legale proposto dallo Stato. Non deve esistere, quindi, nella politica un modo diverso per approcciarsi al mondo del gioco, anche se è particolare e delicato.

Se dall’abuso del gioco d’azzardo può discendere una deriva simile ad una dipendenza, ciò è da far risalire anche alla mancanza di educazione e di cultura del gioco e non si può scegliere di intervenire esclusivamente con provvedimenti basati sul contrasto del gioco problematico. Non è giusto anche nei confronti dei tantissimi giocatori che frequentano il gioco pubblico per divertimento ed intrattenimento e non vengono coinvolti da nulla di negativo da affrontare: il gioco è divertimento ed è nato esattamente per questo. Ed è proprio per questo, e per non ridurre allo sfascio l’intero settore ludico, che forse si potrebbe fare un passo indietro relativamente agli ultimi ed ulteriori aumenti della tassazione se non si vuole veramente mettere in ginocchio tutta la filiera del gioco solo per “raccattare” qualche milione di euro per fare “cassa”. Non sembra assolutamente giusto per tutti quei dipendenti dell’industria del gioco che sarebbero, poi, in mezzo ad una strada a cercare un nuovo lavoro, “chimera” del nostro attuale sociale.

Da sempre, le associazioni di categoria continuano a far presente alle istituzioni che il settore dei giochi, ed anche delle scommesse online, è da tenere in considerazione perché composto da tantissime piccole e medie imprese ed occupa decine di migliaia di persone che operano con professionalità in un settore molto delicato e particolare. Se si continua a trattare il gioco diversamente dagli altri settori e ad accanirsi sempre con aumenti di tassazione e strumenti per limitare le sue attività commerciali che a volte si trovano persino espulse dal proprio territorio, non si fa altro che aprire spazi enormi nei quali si sta di nuovo infiltrando il gioco illegale che, come dovrebbe sapere il Governo, viene gestito sempre dalla criminalità organizzata che, sicuramente, non tutela i giocatori e mette in pericolo il territorio. E se, finalmente, la politica pensa di trattare il settore ludico come un qualsiasi altro settore imprenditoriale, ciò rappresenta per le associazioni che tutelano le imprese ludiche veramente una grande vittoria ed un passo gigantesco in avanti verso la sostenibilità, obbiettivo primario del mondo dei giochi.

Sicuramente è stata fatta tanta fatica per sentir almeno parlare di questo “nuovo trattamento” del gioco pubblico, ammesso che le voci sentite, poi, si concretizzino con qualcosa di reale e con qualche provvedimento politico positivo. Il gioco, d’altra parte, non può diventare importante solo “sotto Manovra” e quando si devono recuperare introiti per il bilancio statale, perché questo sarebbe ancora più triste che essere trattati come un settore di Serie B: quindi, si vuole sperare che l’apparizione di questo timido cambiamento voglia rappresentare qualcosa di concreto ed un vero e reale cambiamento nella mente della nostra attuale politica. Sarebbe un sogno per il gioco: ma bisogna sottolineare che il settore si è sempre comportato come un “normale settore” commerciale o di servizi, e non poteva essere altrimenti, considerando che il gioco pubblico rappresenta lo Stato a mezzo delle concessioni che lo stesso concede. Ma qualcuno troppo spesso se ne dimentica…

Pubblicato il: 4 Dicembre 2019 alle 10:00

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