Le esigenze del gioco d’azzardo e la Politica italiana

dialogo tra politica e gioco azzardo

Fortunatamente qualche parte politica si “ricorda” anche delle esigenze del mondo del gioco spingendo a riflettere che non bisognerebbe pensare al settore unicamente per i mancati introiti che le casse erariali non hanno avuto il piacere di ricevere in questo lunghissimo anno di pandemìa. É purtroppo vero che quando si parla di gioco pubblico si va a parare sempre a quel discorso, e mai invece ai danni che il settore ludico ha subito particolarmente a causa della valutazione che delle sue attività è stata fatta sinora, ma che ancora è viva e vegeta, e che impone la chiusura delle sue attività “senza se e senza ma”. Non si può, però, che prendere atto del cammino che il gioco è stato recentemente costretto a percorrere: considerazioni che emergono da un esame piuttosto realistico da parte di un senatore PD che guarda con una certa “nostalgia” all’accordo sottoscritto in Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti Locali “del lontano 2017” che, purtroppo, non è stato seguito dal relativo decreto attuativo.

Ed intesa non divenuta operativa e della quale si sente veramente la mancanza: sopratutto perché la politica, nonostante lo scorrere di ben due legislature, non è riuscita a prendere in mano l’argomento scottante della riforma nazionale dell’intero settore ludico. Sicuramente aver fallito allora quando si era riusciti a raggiungere quasi l’accordo tra tutte le istituzioni, ognuno con il proprio grado di intervento, ed aver tutelato il settore e le sue imprese ha messo in questi ultimi anni il gioco “al capestro”. Lo si è sottoposto forzatamente a tutte le “intemperanze normative” delle diverse Regioni ed Enti Locali che hanno proseguito nell’emettere ordinanze e Leggi sul Gioco che in alcuni territori sono riuscite quasi ad espellere il gioco legale dai territori di competenza: e questo non si dovrebbe più tollerare se non si vuole far sparire completamente il settore dall’italico Paese e con il settore tutti i suoi 150mila lavoratori.

Neppure i recenti “Esecutivi a quattro mani” si sono accollati l’impegno del riordino del mondo dei giochi, seppur sia stato più di una volta promesso ed annunciato. Ma risulta facile promettere una cosa ad un settore che è comunque obbligato, poiché Riserva di Stato, ad obbedire a tutti gli aumenti di tassazione che lo stesso Stato impone: guardando, però, nettamente da un’altra parte quando le Associazioni di categoria sollevano e sottolineano le tante esigenze che sono venute a galla con il pesante contributo della pandemìa che ha imposto a tutte le attività ludiche la chiusura per lunghissimi mesi. Chiusura totale che appare veramente una “punizione” troppo alta per attività che si sono conformate con attenzione ai protocolli richiesti per poter aprire i battenti, ma che nonostante tale adeguamento, hanno dovuto subire l’imposizione della serrata di tutti i suoi punti. Sorge spontanea la domanda: “Ma il gioco pubblico si vuole davvero salvare”?

Dal fare del vecchio Esecutivo si può senz’altro dedurre che questo non era il suo orientamento in quanto la latitanza del vecchio Governo, ed il suo “tacito assenso” a tutte le norme che indiscriminatamente sono state messe in campo contro il gioco, hanno fatto intendere chiaramente in che poca considerazione fosse tenuto il settore dei giochi e tutta la sua filiera. E poco importa se durante gli ultimi Esecutivi a quattro mani, prima della pandemìa e quindi in tempi non sospetti, la voce del gioco pubblico si fosse fatta sentire chiara e forte sottolineando l’impossibilità di rappresentare la legalità del gioco su tutto l’italico territorio in conseguenza delle troppe norme messe in atto dalle Regioni: e si è anche arrivati addirittura al punto che le stesse norme, sovrapponendosi, risultassero difficilmente gestibili dalle istituzioni che le avevano “studiate e create”. Prova ne è che proprio le stesse Regioni sollecitassero al Governo centrale di proseguire nell’intendimento “promesso” della riforma nazionale di tutto il gioco.

E perché oggi ci poniamo ancora queste domande, e sopratutto perché se le sta facendo anche la politica? Forse perché si è presa coscienza che il settore ludico comprende un numero alquanto elevato di lavoratori che potrebbe davvero creare preoccupazione a chi deve gestire il comparto? Oppure per essersi finalmente accorti della veridicità delle esposizioni effettuate durante le recenti manifestazioni che il settore ludico ha organizzato con così tanto successo di numeri, di unità e di attenzione creata anche nell’opinione pubblica? La politica oggi forse si rende conto che avrebbe potuto fare di più ed evitare che un settore rilevante a livello economico, sia per il Paese che per le casse dell’Erario, era “degno di maggiore attenzione”? Certo che se questa fosse davvero la motivazione sarebbe un’immensa rassicurazione per tutta la filiera e per coloro che continuano a credere che rappresentare la legalità del gioco sul territorio è di certo indispensabile per la tutela dei giocatori e per la sicurezza dei cittadini e dei territori.

Il fatto, poi, che si “rimpianga con nostalgia” la vecchia intesa del 2017 partorita dalla Conferenza Unificata fa anche comprendere quanto sia costata in tempo e sforzi da parte dei protagonisti di allora: prima di tutti da parte dell’allora sottosegretario ai giochi Pier Paolo Baretta, figura che continuava ad essere nominata ancor prima della pandemìa e che oggi il mondo dei giochi, nella confusione che la stessa emergenza ha provocato ovunque, ha sperato sino all’ultimo rimanesse in carica e con la quale il settore avrebbe potuto confrontarsi senza ricominciare da capo con un nuovo personaggio che non avrebbe sicuramente “in mano il gioco” come lo stesso Baretta. Quest’ultimo, con l’esperienza di allora, avrebbe potuto rivedere e correggere quell’accordo, aggiornandolo con i tempi e con le esigenze odierne sia dell’intera filiera che del nuovo popolo dei giocatori al quale si è impedito, quasi per un anno, di divertirsi con il gioco terrestre. E questo, si ribadisce, “non ci piace” continuare a sottolinearlo ma è la realtà, così come i cittadini sono stati privati di altri intrattenimenti come il cinema ed il teatro, indubbiamente cibo per la mente con il quale tanti si vorrebbero nutrire, ma forse questa attesa per loro è finita.

Pubblicato il: 12 Marzo 2021 alle 12:51

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