Le banche contro il mondo del gioco d’azzardo legale

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Ciò di cui oggi si vuole parlare è un argomento forse vecchio, infatti si trascina da tempo, anzi da troppo tempo e che non trasmette nulla di buono come sensazioni e sopratutto praticamente agli operatori legali che rappresentano il gioco pubblico ed i casino on line per conto dello Stato: infatti, anche durante il periodo emergenziale gli istituti di credito continuano ad “annullare” i conti correnti bancari di chi lavora nel mondo dei giochi come se fare questo rappresentasse soltanto criminalità, insolvenza, poca serietà e moralità. E questo comportamento, special modo oggi quando tutte le aziende, quindi in diversi settori, si trovano ad affrontare l’emergenza sanitaria ed economica che non fa prevedere senz’altro “rose e fiori” per il prossimo vicino futuro. Ci mancava solo che le Banche continuassero in questo perfido ed ipocrita atteggiamento di “valutazione esclusivamente personale” per mettere ancor di più in difficoltà gli operatori del gioco pubblico che già hanno dovuto affrontare un lockdown lungo all’inverosimile ed ora si trovano a fare i conti con una ripartenza che non dà i risultati sperati.

Oltre tutto, il mondo del gioco si deve confrontare con un panorama dei prossimi mesi non certo dei migliori, se si andranno a confermare i dati di questi due mesi “estivi”: ma neppure questo serve a rendere i rapporti tra il settore e gli Istituti Bancari più “comprensivi” e gestibili. Gli imprenditori del gioco si trovano sempre più spesso in situazioni precarie che non riescono ad affrontare, ovviamente mettendo in pericolo le proprie imprese e, sopratutto, i propri lavoratori. E pare veramente assurdo che si debba mettere in mezzo un senatore per richiedere al MEF di intervenire su questa assurda vicenda relativa al recesso di alcuni Istituti di Credito dei contratti di conto corrente sottoscritti con le imprese di gioco legale. Come appare assurdo che tali rapporti, e questo “fenomeno del recesso”, siano finiti sotto la lente di ingrandimento del Senato che in questi tempi è in altre faccende affaccendato come tutto lo Stato centrale che deve affrontare le emergenze della pandemìa che non lasciano in pace la nostra economia.

L’interpellanza rivolta al Ministro dell’Economia circa la richiesta di chiarimenti in merito agli atteggiamenti degli Istituti di Credito nei confronti del mondo dei giochi è abbastanza dettagliata e mette il MEF in condizioni di dare risposte esaustive. Sopratutto, perché è proprio “il momento di crisi lo richiede” poiché tutte le imprese di qualsiasi settore sono in difficoltà estrema ed atteggiamenti ostativi come quelli messi in campo nei confronti del settore ludico non si dovrebbero né verificare né tollerare, considerando che chi vi opera è un imprenditore che ha acquisito una concessione da parte dello Stato per offrire i prodotti di quest’ultimo ai cittadini, con sicurezza e tutela. Tale situazione si ripete costantemente ed è rimasta sempre in sospeso e, purtroppo, è cosa che mette in discussione il funzionamento dell’intero comparto dato che sembra evidente che l’emergenza economica, oggi, evidenzia maggiormente le difficoltà di tantissime imprese che non riescono a portare avanti la propria attività.

E nonostante questo, gli Istituti di Credito non sembrano intenzionati a ritornare sui propri passi ed a sospendere le procedure di recessione dai contratti di conto corrente intercorsi con le imprese del settore legale del gioco: ciò appariva inaudito ancor prima della pandemìa, ed ora continua ad esserlo anche di fronte ai dati che vengono riferiti all’Esecutivo relativamente alla ripartenza economica del nostro Paese che fatica a prendere forma e trasmette preoccupazione a tutti i livelli. Infatti, si sperava che la ripartenza potesse prendere forma più positivamente: cosa che così non è e, purtroppo, non solo nel settore ludico. Tutta l’industria del nostro Paese appare alle corde e di conseguenza questo sarebbe il momento più consono per gli Istituti di Credito di “tendere una mano” agli imprenditori che hanno dato fondo a tutte le loro risorse in questi lunghi mesi di pandemìa dove, oltre tutto, le risorse dello Stato centrale hanno avuto mille difficoltà ad arrivare ai destinatari: proprio per questo, le Banche non dovrebbero osteggiare un settore già delicato di suo e che ha delle norme restrittive da rispettare ed una ripartenza difficile.

A riprova dell’atteggiamento “irrituale” di un determinato Istituto di Credito, ci si riferisce a comportamenti percorsi nei confronti di un imprenditore di gioco che si è visto “recedere dal contratto di due conti correnti” con i quali operava nella sua attività, con questo creandogli un danno estremo. É evidente che tale atteggiamento “bancario” desti perplessità poiché assolutamente ingiustificato: il correntista ludico aveva un saldo attivo della sua azienda, in regola con i pagamenti con i fornitori, imposte e contributi per i propri lavoratori. Così come tante altre imprese di gioco che si trovano nell’identica situazione e che a causa dell’atteggiamento degli Istituti di Credito sono costretti, purtroppo, a chiudere le attività. Senza Banca è evidente che non si possa lavorare come è altrettanto evidente che di fronte a questi recessi dai contratti di conto corrente l’operatore di gioco-cliente non può opporsi, anzi non ha le armi per opporsi ad un atteggiamento assolutamente immotivato.

Atteggiamento che, in ogni caso, impone alle aziende di chiudere in quanto le norme stringenti sulla tracciabilità dei flussi finanziari non consentirebbero di fatto continuare le attività: con buona pace dei lavoratori che operano presso tali imprese. Però, non bisognerebbe dimenticare che i conti correnti sono servizi pubblici essenziali per garantire un ciclo economico e proprio per questo non potrebbero essere negati: ed anche che le Banche che stanno chiudendo i rapporti con le imprese di gioco e scommesse online consegnano ai correntisti un assegno circolare “a saldo” che, per sua natura, ha necessità di avere un conto corrente per essere cambiato in danaro da utilizzarsi per il pagamento di utenze o di spese aziendali. E su questo ultimo comportamento bancario cosa ci sarebbe di più da aggiungere? Purtroppo non è un fenomeno nuovo, è un “vizietto” che gli Istituti di Credito insistono nel perseguire e che il mondo del gioco pubblico continua a sottolineare ed a fare presente alle Autorità. Quindi?

Pubblicato il: 22 Settembre 2020 alle 10:00

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