Le attività di gioco saranno le ultime a riaprire

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Si era già preannunciata l’ipotesi che anche lo Stato, inteso come casse erariali, stesse subendo danno dallo stop delle attività di gioco e che, finalmente, in questo periodo disastroso, l’Esecutivo Giallo-Rosso, senz’altro suo malgrado, avesse dovuto prendere contezza dell’importanza del “suo” mondo dei giochi che, volente o nolente, ha sempre portato all’Erario introiti inverosimili per qualsiasi altro settore commerciale o di servizi. Ed al cuore di chi scrive era arrivata, con questa presa di coscienza, una “affettuosa carezza al cuore” per questo benedetto gioco pubblico che ritornava ad essere considerato importante per lo Stato e che l’assenza dei suoi introiti iniziava a farsi sentire con una certa rilevanza. Oltre tutto, in questi giorni si parla inevitabilmente della futura prossima apertura delle aziende, seppur sottoposte ad “avvertenze per l’uso”, poiché ci vorrà tanta circospezione per ritornare alla normalità lavorativa, sopratutto per non vanificare i sacrifici che tutti hanno fatto per contrastare il progredire del contagio.

Pare, in effetti, che tali sacrifici siano davvero valsi a qualcosa: risulta esserci una fase di stazionamento del contagio alla quale dovrebbe seguire, quasi in modo inevitabile, la fase di discesa che ci porterebbe forse a sacrifici ancora sino alla metà di maggio (alla peggio) per poi, finalmente, ritornare in possesso della nostra consueta quotidianità. Quindi, ora sono tutti in attesa dei miglioramenti e, sopratutto, della speranza di poter riaprire le attività, seppur a scaglioni, in modo da non uscire tutti insieme allo “sbaraglio”. Verrà stabilita una sorta di classifica per le aperture aziendali nelle quali, purtroppo, i bar e le attività di gioco saranno le ultime a classificarsi poiché con esse si prevedono “affollamenti” e la mancanza della possibilità di mantenere “le distanze consigliate” da persona a persona. Che il gioco pubblico se ne faccia una ragione e cerchi nel frattempo di organizzarsi in modo da essere attrezzato con i dispositivi richiesti quando verrà dato, speriamo, il via libera anche per le attività commerciali ludiche.

Tutti questi programmi, però, sono già stati frenati dall’intervento della protezione civile che ribadisce come sia ancora il momento di mantenere “comportamenti rigorosissimi”, sopratutto per le attività economiche, anche se nel frattempo come detto si sta studiando una riapertura a gradi, la cosiddetta “fase 2”. Inoltre, il Capo della Protezione civile non ci vuole rendere felice l’avvicinarsi della Pasqua, data dopo la quale si poteva paventare qualche “timida apertura” delle restrizioni, rincarando la dose sia sulle chiusure che sulle stesse restrizioni e preavvertendo la cittadinanza che dovrà rimanere in casa anche nella ricorrenza del 1° maggio, mentre per le aziende si potrebbe presupporre una riapertura dopo la metà dello stesso mese. “Dopo il 16 maggio 2020” rischia, così, di diventare una data importante, cioè quella che ci porterà ad una sorta di strana “convivenza con il Coronavirus” ed alla riapertura di negozi e locali: però, pare che al momento, non esista alcuna certezza per tali previsioni.

Ma se il contagio rimane stazionario e tende a scendere, il 16 maggio potrebbe essere effettivamente la prima data ipotetica di “ritorno alla quasi normalità”. Dal canto suo, il Premier Conte si è rivolto agli imprenditori, ai commercianti ed ai cittadini affermando di comprendere quanti sacrifici sono stati fatti e di quanto questo possa considerarsi un impegno pesante per tutti, spiegando che proprio per questa difficoltà di vita il Governo sta lavorando per rendere più brevi queste disposizioni così rigide che, però, hanno sortito dei buoni risultati. Ma sottolineando che prima di ripartire è indispensabile un confronto con gli esperti della comunità scientifica: nel frattempo che la “borsa del Coronavirus” dia segnali di discesa, il gioco pubblico deve rendersi conto che sarà uno degli ultimi settori che potrà ripartire, e non solo. Anche e quando si tornerà alla normalità si dovrà vedere “che tipo di normalità” ci aspetta.

Nei locali pubblici, infatti, si potrà accedere e riprendere la loro frequentazione con una serie di misure precauzionali che si stanno ancora studiando e che non renderanno per nulla semplice questo tanto atteso ritorno alla normalità. Tutte cose che avranno un impatto forte sui cittadini: sia per l’accesso agli esercizi che ospitano gli apparecchi di gioco sia per le sale da gioco, le agenzie delle scommesse e gli altri punti di gioco. Infatti, si dovrà poter garantire la distanza minima di sicurezza e si può ben comprendere che non in tutti i locali questo sarà agevole, tutt’altro. Gli addetti ai lavori del gioco si dovranno attrezzare per misurare la temperatura all’ingresso dei locali e dovranno disporre in modo diverso le apparecchiature nei propri esercizi per poter essere in grado di controllare la clientela: il tutto per nulla facile. Mentre il gioco si misura con questi adempimenti complicati che dovrebbero preannunciare la ripartenza commerciale, l’Erario dovrà studiare su come sopperire al “buco” degli introiti da parte del “suo gioco pubblico”.

In effetti, le entrate che sono venute a mancare, non sono sicuramente poche e dopo la chiusura totale delle attività ludiche sono “mancati incassi” che iniziano a farsi sentire sul bilancio dello Stato: è argomento questo che è stato persino trattato dai media, il che è un vero miracolo. Infatti, da più testate giornalistiche si sottolinea l’importanza economica del comparto dei giochi in particolar modo dopo che il Ministero dell’Economia ha reso pubblico che sono mancate entrate per circa 2,5 miliardi di euro mensili imputabili in parte alle accise sui carburanti e da grandissima parte dal Preu sulle slot ed altri giochi. Giochi che da soli garantiscono quasi il 10% delle imposte incassate globalmente dallo Stato: per fare un paragone esemplificativo si può dire che nel mese di marzo 2019 lo Stato aveva incassato 1,2 miliardi dal mondo dei giochi che, inevitabilmente, oggi vengono a mancare come le varie proiezioni di introiti che erano state messe nero su bianco nella scorsa Manovra finanziaria. Ecco perché si è detto che il “piatto piange”: sia quello dello Stato che quello del gioco pubblico con tutta la sua industria ed i suoi dipendenti.

Pubblicato il: 14 Aprile 2020 alle 10:00

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