La politica italiana spiega il perchè delle chiusure del gioco d’azzardo

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Finalmente, “ci piace” leggere che qualcuno della politica abbia buon cuore ed integrità intellettuale per spiegare agli operatori del gioco, ed a tutti i casino online in Italia, le vere motivazioni che hanno spinto il Premier Conte ad ordinare in modo così drastico la chiusura delle attività ludiche. Un piccolo passo avanti, forse, per cercare di aprire una specie di corridoio tra istituzioni e settore dei giochi per chiarirsi, in modo che i suoi addetti ai lavori non si ritengano discriminati “punto e basta”, ma che venga loro spiegato quell’apparente trattamento difforme da quello applicato ad altri comparti che il gioco ritiene più rischiosi del proprio: attività che sono attualmente aperte e che non hanno dovuto sopportare due lockdown, “toccati” invece al settore ludico. La chiarezza sull’intendimento istituzionale circa la chiusura totale del settore, però, si poteva mettere in campo prima, in modo che le imprese di gioco così non si sarebbero impegnate tanto nel conformarsi ai vari protocolli istituzionali, affrontando peraltro ulteriori investimenti da sommare all’indiscutibile mancanza di incassi dovuta ai diktat dei vari Dpcm.

In questi giorni le Camere sono impegnate per l’approvazione del disegno della Legge di Bilancio 2021 che senz’altro sarà difficoltosa visto “l’annus horribilis” che sta per chiudersi: infatti, verrà ricordato per le tante esperienze che ci ha costretto a vivere, per il cambiamento quasi radicale della nostra quotidianità, per la sofferenza e lo strazio di alcune persone che hanno perso i loro cari durante l’emergenza sanitaria. Calamità che, inevitabilmente, si sta biforcando in emergenza economica cosa ancora peggiore perché non si sa ancora oggi come affrontarla e che tipo di progetti sono necessari per far sopravvivere tutta la nostra industria. E proprio in questi giorni, una deputata del PD ha voluto spiegare certe decisioni, decisamente controverse, assunte dal Governo centrale che sono andate a rendere alquanto difficile la vita commerciali di certi settori. Si sta vivendo da quasi un anno in una situazione inaspettata e drammaticamente sconosciuta, nessuno era preparato ad affrontare questo, né i cittadini, né le imprese, né la politica: e soltanto questo già potrebbe giustificare alcuni errori che inevitabilmente sono stati fatti.

L’emergenza sanitaria ha evidenziato i troppi problemi strutturali del nostro Paese, special modo i rapporti tra Governo, Regioni ed Enti Locali che sono spesso in enorme conflitto, come purtroppo si sono messi a nudo i tanti tagli che sono stati effettuati dagli ultimi Esecutivi nei confronti della sanità ed oggi, come non mai, ci si accorge quanto sia di estrema importanza il suo funzionamento e la sua professionalità. Argomenti che durante la pandemìa sono emersi e che hanno fatto fronteggiare situazioni all’estremo della sopportazione dei suoi protagonisti che in troppi hanno pagato con la vita. Situazione sanitaria già precaria prima della pandemìa che ha portato ad evidenziare forti diseguaglianze territoriali che hanno mostrato quante regioni fossero in realtà più deboli di altre e che, inevitabilmente, ha portato l’attuale Esecutivo a prendere decisioni sulle quali non aveva alcuna esperienza, ma che giocoforza ha dovuto acquisire.

Si è anche cercato di mettere in campo le misure che il Premier riteneva più idonee per arginare l’emergenza sanitaria e per favorire la ripresa economica del nostro Paese, che però, stenta veramente a restare in equilibrio ed a dare anche un minimo segnale di ripartenza che si spera potrà avvenire con l’inizio del 2021, anche se onestamente, qualche riserva mentale esiste. Sono state assunte decisioni e valutazioni forse anche precipitose che hanno portato, per esempio, alla chiusura delle attività di gioco, settore indubbiamente tra i più colpiti dai provvedimenti dei diversi Dpcm, cosa che si continua a sottolineare in ogni occasione per far emergere l’enorme disastro che ciò ha portato alle imprese di gioco di tutto il territorio. Per precisare la motivazione sulla chiusura di questo settore bisognerebbe risalire al principio che per tutelare la salute erano necessarie misure per le attività che si svolgevano in luoghi chiusi ed affollati, sopratutto da anziani e qui si parla delle sale bingo e sale giochi.

Erano funzionanti, invece, le slot machine, le lotterie nei corner all’interno degli esercizi commerciali, ma su tale decisione si è abbattuto un ripensamento a seguito del continuo progredire dei contagi e, quindi, anche questi segmenti sono stati chiusi ed andavano ad aggiungersi allo stop alle puntate di Lotto e SuperEnalotto: solo quest’ultimo è costato all’Erario un mancato introito di circa 25 milioni di euro al giorno. Purtroppo, ci sono stati costi ed investimenti ingenti da parte delle imprese di gioco per adeguarsi ai protocolli istituzionali per poter tenere le proprie aziende con le saracinesche alzate, cosa che invece non è avvenuta poiché il secondo lockdown ha coinvolto nuovamente tutte le attività di gioco che in questo terribile 2020 sono state aperte al pubblico veramente pochino. Ovviamente, il mondo del gioco si aspetta un intervento economico “importante ed imprescindibile” e, sopratutto, “praticabile” anche per questo settore senza ricorrere alle consuete discriminazioni.

Vista questa situazione generale del gioco pubblico, la sua valutazione, le sua “troppa chiusura” non si può far altro che adeguarvisi e pensare alla ripartenza dell’economia ed alla riapertura delle attività ludiche dopo il 15 gennaio 2021, anno nel quale si spera ardentemente che venga messa mano al fatidico riordino nazionale del gioco, poiché alla ripresa delle attività queste si dovranno confrontare oltre che con il disastro economico della pandemia, anche con le restrizioni normative che stanno riducendo il gioco d’azzardo legale al “lumicino”, facendo spegnere azienda per azienda e mettendo in mezzo alla strada in suoi lavoratori. Proprio per questo si spera che con il nuovo anno questo riordino veda veramente la luce anche perché è già stato messo in lista tra i vari temi nel Documento Programmatico di Bilancio 2021 e, quindi, tra i vari obbiettivi da intraprendere anche per contrastare il gioco illegale che sta traendo veramente troppi benefici da questa incertezza normativa nella quale vive da tempo il gioco pubblico, legale e “Riserva di Stato”.

Pubblicato il: 4 Gennaio 2021 alle 13:14

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