La pandemia cambia anche il mondo del gioco d’azzardo

la pandemia cambia il mondo del gioco

L’esperienza del periodo emergenziale ha fatto conoscere, o meglio scoprire, ai privati cittadini delle priorità nascoste nel riuscire ad affrontare prima il lockdown e poi la nuova quotidianità che ancora non è entrata completamente nel nostro fare giornaliero e che lascia perplessità e qualche retaggio di paura nell’affrontare qualcosa mai vissuto prima: sembra quasi assurdo che l’uso di mascherine che in altre realtà territoriali vengono applicate “normalmente” mettano a disagio tante persone che a volte non rispettano questo “piccolo riparo dal virus” che invece è essenziale affinché tutti possano proseguire in questa normalità di vita che del tutto normale non è. Quindi, mentre i cittadini fanno il loro percorso di adeguamento sanitario, anche le aziende sono state messe sotto notevole pressione dovendo affrontare i mancati introiti prima ed ulteriori investimenti poi per poter riaprire dopo la chiusura e per adeguarsi ai protocolli richiesti dalle istituzioni: parità di impegni si potrebbe dire.

Però ogni “nuovo mondo” ha affrontato questa emergenza in modo diverso, sia per quanto riguarda la “normale cittadinanza” che per i settori commerciali ed industriali: compreso ovviamente il comparto del gioco, ed anche i migliori casino italiani sicuri, che nel suo globale ha affrontato la pandemìa in modo diverso. Diverso e quindi disomogeneo l’uno dall’altro, cosa che le organizzazioni di categoria invece non si aspettavano: infatti, prima del lockdown era parso che l’intero settore ludico potesse stringersi ancor di più attorno ai propri programmi ed alle richieste all’Esecutivo per proseguire nei rispettivi cammini lavorativi. Primo tra tutti naturalmente il riordino nazionale del gioco e di tutto l’intero settore per riuscire a tornare ad essere quella terza forza economia del Paese che negli ultimi anni, invece, ha fatto troppi passi indietro. Gioco che si trovava, ben prima del Coronavirus, in estremo disagio economico e lavorativo. Purtroppo, però, il virus invece che unire le forze e le idee ha dimostrato che è capace di disunire anche gli intenti.

Così spinge a far affrontare questa pesante crisi facendo reagire in modo diverso, facendo in modo che ognuno “guardi soltanto il proprio orticello”: la cosa peggiore che oggi potesse mai accadere, poiché se l’Esecutivo ascolterà mai le richieste del gioco d’azzardo le prenderà in considerazione globalmente. Forse, si può anche comprendere che ogni azienda si confronti con l’emergenza in modo diverso, perché ogni struttura è animata dal proprio titolare che a sua volta pensa al bene della propria impresa e raramente nei momenti difficili, che richiedono di assumere decisioni importanti, si pensa al gruppo e non al “proprio orticello”. Ma esiste anche quell’attività che vede positivo e si butta con anima e corpo in nuove avventure non tenendo conto di ciò che si è passato. Per bilanciare questo “entusiasmo” esistono anche quelle aziende, magari di forza economica non propriamente importante, che adotta il regime dell’estrema prudenza anche perché non può proprio rischiare ancor di più quattrini dopo i mesi di chiusura.

Lockdown generale che indubbiamente ha pesato sui rispettivi bilanci aziendali e che ha provocato mancanza di entrate difficilmente recuperabili, anche se si dovessero avere le più buone intenzioni. E poi, infine, ci sono quegli imprenditori magari più solidi finanziariamente che investono nonostante il periodo non sia dei migliori, cercando di movimentare il mercato e farlo “risorgere”. Come si può recepire ognuno affronta le avversità in modo diverso, a volte condizionato dalla potenza finanziaria che può mettere in campo, ma anche proprio per il modo di affrontare “personalmente” le situazioni precarie. Ed è esattamente per questo che il settore ludico, comprese le scommesse on line, voleva riuscire a presentarsi alla ripartenza con un mondo uniforme, corporativo: quasi che chi potesse investire “trainasse” anche chi al momento non può farlo. Invece, tutto ciò che era stato costruito pre-Coronavirus è andato via via svanendo e ci si ritrova, oggi, con un mondo dei giochi completamente “spaccato”.

Ogni segmento pensa per sé, ma questa non è la strada giusta da perseguire. É una strada che porterà poco lontano perché in questo modo non si otterrà ascolto da parte delle istituzioni che già sono refrattarie alle richieste del settore ludico e delle sue migliaia di imprese. Purtroppo, la pandemìa sta influendo in modo più che pesante sulle strategie del gioco pubblico anche perché la ripartenza, che aveva dato segnali positivi, con il passare dei giorni sta consegnando dati che non consentono la tranquillità. Infatti la ripartenza, che tutti gli operatori attendevano con così tanta ansia, non sta dando i risultati sperati, risulta molto più indefinita di quanto si potesse mai immaginare a causa del motivo che ha bloccato tutta l’economia: questo inaspettato virus che ha trasmesso e sta trasmettendo ancora oggi timore e che blocca i mercati. Anche le Fiere di settore sono state coinvolte in questa emergenza, non si sono potute svolgere per svariati motivi ed ora si stanno aspettando i risultati di ENADA Primavera che, però, ha già sollevato qualche discussione sul suo svolgimento e sulle partecipazioni.

Sicuramente non avrà l’effetto e l’esito che gli organizzatori si aspettavano, sopratutto per le presenze dei visitatori senza dubbio ostacolati dagli spostamenti che non possono svilupparsi come di consueto. D’altra parte ENADA voleva essere un segnale di rinascita di tutto il sistema gioco, almeno questo era l’intendimento: ma, in ogni caso, bisogna aspettare i dati definitivi prima di trarre conclusioni affrettate che potrebbero influire sul “morale” del mondo dei giochi che già sicuramente allegro non è. Ci si trova in balìa di questa emergenza sanitaria che, oltre tutto, sta rialzando la testa a livello mondiale, e che oltre a provocare vittime tra la popolazione globale sta trascinando in un baratro sempre più profondo tantissime aziende in tutti i settori e che mette i diversi Governi in estrema difficoltà nel trovare contromosse valide ed adeguate per garantire una tenuta valida delle economie. E questo è indubbiamente ciò che allarma di più: se non riescono i Governi a fronteggiare la pandemìa come possono farlo i singoli settori che dopo tanti mesi sono allo stremo delle proprie forze, sia personali che economiche?

Pubblicato il: 18 Ottobre 2020 alle 10:00

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