La latitanza dello Stato nei confronti del gioco d’azzardo

latitanza dello stato al gioco azzardo

Se qualcuno che si occupa di gioco pubblico e di casino migliori in italia dovesse mai pensare che, in questo periodo storico così difficile, lo Stato centrale tenesse in mente un elemento importante per la quadratura dei bilanci statali come il gioco e che, quindi, lo stesso dovrebbe essere preso più in considerazione, rimarrà ancora una volta deluso. Onestamente anche oggi, come ieri e ieri l’altro, non ci si capacita perché l’Esecutivo non riesca ad interloquire e confrontarsi con il mondo dei giochi: neppure per cercare di salvare le apparenze e cercare di trattare il gioco, “riserva di Stato”, come un qualsiasi altro settore. Ma il confronto proprio non c’è e nessuno “prende in mano questo pallino” che, evidentemente scotta troppo e che nessuno vuole far “girare”! E di questo atteggiamento, purtroppo sono costretti a prendere atto le associazioni di categoria quando ricercano “un rapporto” con le istituzioni, ma anche con l’Agenzia dei Monopoli che a volte non si esprime e non dà certezze su come dovrà mai essere il gioco, dopo la pandemìa.

Sicuramente non è una risposta agevole per gli interpellati: ma questo non li esime dal dare risposte come se il gioco d’azzardo dovesse sempre rendersi conto di essere “il figlio di un Dio minore” e che appare giusto non essere considerato come tutti gli altri settori perché “immorale e sconveniente”: forse il mondo dei giochi dovrebbe rendersene conto in modo definitivo ed andare per la sua strada. Ammesso però che lo Stato centrale, le Regioni e gli Enti Locali lo lascino andare e non continuino ad inserire norme od ordinanze che impediscono di fatto al gioco pubblico di esercitare le proprie attività, così come dovrebbero fare in forza anche delle concessioni governative lautamente pagate e che, oggi, valgono ben poca cosa. Ma questa è una polemica ormai sterile che si trascina da almeno due o tre anni ed ora, invece, è il momento di affrontare il dopo pandemìa che sarà un momento di grande prova di forza d’animo sia per il gioco che per tutti gli altri settori che compongono l’asse portante dell’economia nazionale.

Proprio perché ci si trova in emergenza, però, viene in mente quanto il gioco pubblico è stato vessato dallo Stato che, quando si parla di aumentare la tassazione al settore ludico non è più latitante, ma estremamente presente: prova ne sono i sette aumenti di Preu nell’ultimo biennio e l’imposizione del 2019 di cambiare il “parco macchinette”. Cosa che all’inizio del 2020 si stava attuando prima che lo tzunami Coronavirus si abbattesse sul nostro Paese, trascinando con sé tutta l’industria che lo sostiene: quindi, cosa si può aggiungere in relazione al comportamento dello Stato che anche oggi quando il gioco pubblico è fermo da due mesi, essendo il primo settore a subire la chiusura totale, è completamente azzerato? Forse ci si aspettava che per la riapertura si studiasse qualcosa di speciale per le “riserve di Stato”, qualche protocollo particolare per riuscire a far riprendere il loro percorso commerciale e per non mettere la presenza del gioco legale sul territorio ancora più in difficoltà. Ma così non è stato, almeno per il momento: nella “fase 2” di gioco non se ne parla e neppure per il 18 maggio e neppure per giugno.

Quindi, dall’incertezza pre-Coronavirus dovuta ai vari distanziometri, agli orari di funzionamento degli apparecchi di gioco imposta dagli Enti Locali, e non opposta assolutamente dallo Stato centrale, si passa ad oggi alla totale mancanza di notizie relative alla data di riapertura delle attività ludiche. Ed allora ci si domanda come mai un settore che riversa nelle casse dell’Erario una cifra pazzesca come quella di 10 miliardi di euro all’anno, e quindi settore da considerarsi “pregiato seppur non essenziale”, non riesca ad avere un rapporto diretto e preciso con lo Stato ed i suoi rappresentanti. Il gioco pubblico vorrebbe soltanto sapere quale sarà il suo posto alla riapertura delle attività e, sopratutto, quando ciò potrà avvenire, considerando che il settore ludico “movimenta un notevole numero di lavoratori occupati”: lavoratori a cui il gioco è riuscito a mantenere sino ad oggi il posto di lavoro e lo stipendio. Neppure questo interessa l’Esecutivo Giallo-Rosso?

Eppure è stato proprio lo Stato a volere il gioco pubblico per toglierlo alla criminalità organizzata che una quindicina di anni fa ne “tirava i fili”: se oggi lo Stato vuole qualcosa di diverso dal settore perché non lo dice? Può definire nuove norme, nuovi confini, nuovi obbiettivi ed ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità: ma deve essere lo Stato centrale che determina questo… magari con un riordino nazionale del settore che metterebbe i classici “puntini sulle i”, risolverebbe la “questione territoriale” della quale il gioco non ne può veramente più e, sopratutto, muoverebbe il mercato che è fermo da un bel po’ di tempo! Ma ora c’è l’emergenza e sicuramente si darà colpa anche a questo per non intervenire per decidere qualcosa per il settore dei giochi e delle scommesse sportive: anche se mettere i responsabili attorno ad un tavolo e confrontarsi, nei tempi e modi giusti che rispettino le altre priorità ritenute più importanti, per definire il futuro del gioco non dovrebbe essere un’impresa titanica. Si tratta soltanto di volerlo.

La nostra attuale politica dovrebbe anche decidere di smetterla di parlare “a vanvera” del gioco pubblico e dei suoi componenti: a volte si sentono discorsi veramente assurdi che fanno comprendere quanto poco l’attuale Governo conosca della movimentazione del settore ludico, di tutta la filiera e del suo funzionamento. In pratica, il settore dei giochi non ha alcun riferimento di confronto nell’Esecutivo, nessun personaggio politico con il quale confrontarsi ed esporre le proprie esigenze: ma questa era una problematica preesistente l’emergenza, quindi figuriamoci oggi che gli argomenti di discussione con la politica sono immensi e di vitale importanza! Un vero e proprio interlocutore sarebbe indispensabile, ma forse sarebbe pretendere troppo proprio oggi dove, evidentemente, il gioco pubblico non rientra nelle priorità governative. Chissà, invece, se lo sarà quando si quantificherà la mancanza degli introiti che il gioco è solito riversare all’Erario.

Pubblicato il: 13 Maggio 2020 alle 10:00

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