Interventi istituzionali a favore del gioco d’azzardo

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In questo periodo di pandemìa si parla di tanti possibili interventi istituzionali che, purtroppo, fanno ritornare alla mente i disastri della guerra, dell’attentato dell’11 settembre negli Stati Uniti e di qualsiasi altro avvenimento che ha condotto il pianeta ad affrontare il post-eventi con interventi particolari ed a vedere la trasformazione del mondo, special modo dopo la guerra. L’emergenza sanitaria che il Coronavirus ci ha obbligato ad affrontare ci ha fatto confrontare, per quello che riguarda il nostro Paese, con una sanità ridotta ai minimi termini e gli operatori allo stremo con un fuoco di fila di emergenze che stanno “invadendo” il nostro Stivale. Emergenza che ci ha consegnato troppi decessi di operatori sanitari e medici che si sono scontrati, persino con la burocrazia per arrivare ad essere in possesso di dotazioni sanitarie che dovrebbero, invece, essere normali in caso di epidemia.

Si sono registrate cose troppo negative ed altre senz’altro ve ne sono state che non sono diventate di dominio pubblico, ma che hanno portato ad un troppo rapido diffondersi del virus. Forse, il peggio sta passando, la situazione si sta normalizzando e stabilizzando, ed ora bisogna ricostruire sulle “macerie” rimaste e, come dopo la guerra, tutti si devono rimboccare le maniche ed affrontare un futuro che non avrà mai più le sembianze di quel presente che abbiamo lasciato prima dell’emergenza. Le nostre vecchie, piccole o grandi quotidianità saranno stravolte forzatamente e ci si dovrà abituare a vivere diversamente e persino a giocare diversamente. Alla riapertura delle attività, si è certi che il gioco, per la popolazione, sarà l’ultimo dei problemi: invece, sarà un problema esistenziale e di primaria importanza per tutta la filiera del gioco che, essendo la prima tra quelle chiuse proprio all’inizio dell’epidemia è, senz’altro, quella che ne risentirà di più a livello di danni e di conseguenze occupazionali.

Si cerca di tenere tutto sott’occhio, ma non è così semplice in questo momento dove tutti noi, cittadini ed imprese, si è costretti a dipendere principalmente dalle decisioni dello Stato e dalle risorse economiche che si potranno studiare e dare. Aiuti che, però, dovrebbero toccare tutti i settori, e quindi anche il gioco pubblico anche se l’intrattenimento ed il divertimento cambieranno, sopratutto di fronte alle disponibilità di consumo che si potranno rischiare nel gioco. Come cambierà praticamente l’approccio al gioco, sopratutto nei bar e negli esercizi pubblici, con le restrizioni relative al numero dei clienti concesso per ogni ambiente, alla relativa logistica ed all’organizzazione degli spazi degli esercizi e gli obblighi dei controlli a scopo sanitario per prevenire ulteriori contagi. Questa settimana, in ogni caso, appare essere quella “chiave” per poter stabilire il futuro del nostro Paese, e non soltanto per avere date certe per la possibile ripresa, ma anche per capire la tenuta economica ed il futuro delle nostre imprese.

Al momento c’è tanta carne al fuoco, sia per quanto riguarda le decisioni economiche dell’Esecutivo quanto per le decisioni europee che tardano ad arrivare praticamente e lasciano tutti gli Stati dell’Unione con il fiato sospeso: c’è disaccordo su tante iniziative e sui cosiddetti coronabond che sembrerebbero una chance per vedere un po’ di luce, oppure resteranno solo nelle idee dei Paesi dell’Europa del Sud, quelli più colpiti da questo disastro come la Spagna e l’Italia, appoggiati (anche se soltanto un poco) dalla Francia. Insomma, oltre a lottare contro la pandemìa ci si trova a lottare anche contro l’Europa che capisce la situazione a giorni alterni e, sopratutto, che aspetta ancora prima di agire, cosa che i Paesi più coinvolti non comprendono. Il richiamo al già invocato “piano Marshall” serve a poco, perché appare proprio che l’Europa sia recalcitrante non nelle parole, ma nei fatti. Comunque, sono giornate di attesa e di tensione, ma giornate determinanti per il futuro di alcuni Paesi dell’Unione che non possono più attendere le decisioni di altri “confratelli” come l’Olanda che pare nettamente contraria a qualsiasi aiuto.

Chi segue ed ama il gioco d’azzardo, oggi, persegue la propria idea che questo momento investa il settore ludico di un incarico particolare nei confronti dell’economia del nostro Paese: quello di rilanciarne l’economia. Per tanti, sopratutto per i perenni ed indomiti detrattori del mondo dei giochi, questa può apparire un’eresia poiché in un momento di crisi non si può certo spingere un settore dove gli italiani potrebbero sperperare gli ultimi risparmi. Ma perché si pone questo discorso sulla “questione gioco”? Perché, invece, sarebbe il momento giusto per vedere questo mondo ludico in un’ottica diversa dal solito, iniziando a valutarlo come un vero comparto economico assolutamente utile per l’economia del nostro Paese. E si dice “utile”, ma in pratica il gioco rappresenta un settore indispensabile per offrire un diretto contributo di oltre 10 miliardi di euro all’anno per l’Erario e di garantire l’occupazione di oltre 120mila persone, nel momento in cui il problema del lavoro è determinante per poter ripartire.

Ecco spiegato il motivo per cui il gioco andrebbe inquadrato in una prospettiva più ampia e diversa: la necessità di salvaguardare un’industria di primo piano, con così “rilevante controvalore” erariale e che non ha mancato un anno nel far ingurgitare quegli importi alle casse dello Stato! Valutare questo comparto dall’esatta angolazione, unire lo studio dei giusti investimenti che devono partire il prima possibile per consentire di ricostruire un nuovo tessuto produttivo sulle macerie che il Coronavirus ha creato, e basare su questi interventi la rinascita della nostra economia nazionale, è la strada maestra da percorrere. Non sarà semplice perché il tutto si basa su tanta liquidità, volano indispensabile attorno al quale si compie la ripresa: però, per fare questo ci vuole tanta determinazione per intraprendere misure importanti e coraggiose, ma inevitabili. Forse, partendo da una revisione impositiva che dovrà forzatamente essere diversa da quella precedente: indubbiamente molto inferiore e più sostenibile per tutti, cosa che farebbe emergere tanto sommerso, altra forza utile per la ripartenza.

Pubblicato il: 28 Aprile 2020 alle 10:00

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