Il riordino del gioco d’azzardo si stà facendo largo

gioco azzardo fa bene a economia italiana

Con estrema personale soddisfazione si è già data la notizia che il mondo dei giochi, ed anche quello dei migliori casino, avrebbe “rivisto, e con immenso piacere”, la figura di Pier Paolo Baretta con la delega appunto dei giochi: cosa che determina la presenza di un interlocutore preciso con il quale il settore possa finalmente confrontarsi e sottoporre tutta l’angoscia che la filiera ha provato, ma che purtroppo ancora prova, per l’emergenza della pandemìa che ha trascinato con sé l’economia del nostro Paese, inclusa quella che riguarda il gioco pubblico, le sue imprese ed i suoi lavoratori. Soltanto l’idea uscita in questi giorni che Pier Paolo Baretta avrebbe “ripreso il timone della ristrutturazione del gioco” evidentemente ha messo di buon umore gli operatori del settore che con questo sottosegretario sin dalla Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti Locali avevano avuto la percezione che il settore avrebbe potuto avere uno sviluppo nel sociale, sarebbe divenuto sostenibile e (miracolo) forse avrebbe avuto anche la sua legge quadro che ne determinasse tutte le varie normative per riordinarlo e per mettere fine alla più che annosa “questione territoriale”.

Questione che sta distruggendo tutto ciò che è stato costruito nel settore del gioco legale in circa quindici anni di vita, cioè dal momento in cui il Governo centrale aveva pensato di rendere legale il gioco e di offrirlo ai cittadini che lo volessero, a mezzo dei concessionari. Baretta, quindi, sta assumendo l’effige di “salvatore” del gioco legale e quasi “l’ultima spiaggia” per poter riuscire ad avere il riordino nazionale che confermerebbe sopratutto la legalità del gioco sull’italico territorio e quasi “spazzerebbe via” quello che invece non lo è e che porta la criminalità organizzata a pressare sia il territorio con le imprese oggi in difficoltà, che i cittadini per l’insicurezza che quest’ultima porta con sé, inevitabilmente. E purtroppo tutto questo “sfacelo” si è già potuto intravedere durante il lungo lockdown che il gioco ha dovuto subire, anche ingiustamente, lasciando così tanto spazio libero e disponibile all’illegalità che non ha di certo perso tempo e se ne è avvantaggiata come non mai.

Ma sembra proprio che ora con la ripartenza seppur a rilento delle attività in quasi tutto lo Stivale, possa anche vedersi all’orizzonte, con la nomina di Pier Paolo Baretta, un nuovo cammino del gioco pubblico, ma sopratutto la fine di questa terribile “questione territoriale” che anche in questo particolare momento di emergenza in alcuni territori “la fa ancora da padrona” e non consente alle imprese di gioco lecite di riaprire i battenti. Sembra assurdo, ma purtroppo è così! Quindi, anche se i giorni a venire saranno “indubbiamente caldi” sia per il gioco che per il Governo l’avere un grande conoscitore delle problematiche del settore ludico come Baretta non può che essere veramente una “boccata d’aria fresca” per le imprese ludiche che vedevano davanti a loro una desolazione istituzionale, accompagnata ad una buona dose di discriminazione, che vietava di vedere un futuro “radioso”.

Comunque, la notizia di Baretta fatta trapelare da Palazzo Chigi bisogna dire che ha spiazzato un poco tutto il settore perché non si pensava che nell’attuale situazione che l’Esecutivo Giallo-Rosso sta attraversando, e con tutte le decisioni che deve assumere, si trovasse spazio mentale anche per affidare la delega ai giochi seppur lo stesso Baretta aveva già ricoperto questa carica sia con il governo Renzi che con quello Gentiloni. Però, forse l’Esecutivo vuole “stupire” e quasi tendere la mano al gioco, anche se forse è una frase troppo impegnativa ma che, invece, potrebbe anche significare ripartenza del gioco pubblico. Ovviamente, quello che si spera è di avere un gioco sempre più vicino ai cittadini: visto, sopratutto nella sua giusta ottica, senza discriminazioni e con rispetto che sono, in pratica, i “due concetti” che mancano quando si parla di gioco pubblico e che certa stampa, ma anche le istituzioni, mettono in campo troppo spesso, facendo arrivare all’opinione pubblica un’immagine degli operatori del gioco e delle loro imprese non sempre edificante se non addirittura veramente mortificante. E questo dovrebbe proprio finire.

Come dovrebbe finire il continuo pensiero che si lascia arrivare inopinatamente sempre all’opinione pubblica, e che si continua a far sobbollire, che la presenza del gioco sul territorio sia “colpa dello stesso gioco o delle famigerate lobby” e non responsabilità dello stesso Stato che lo disciplina e ne rilascia le autorizzazioni e le concessioni. Tutto ciò fa parte di un radicato concetto ideologico e famoso cavallo di battaglia di un determinato schieramento politico che ancora oggi, ma più velatamente e per vie traverse, continua a sostenere: naturalmente accompagnato da una compagine di benpensanti e falsi moralisti che vedono nel gioco pubblico la piaga del nostro secolo. Ormai non si parla più, o molto poco, di quante vittime riesce a fare l’alcol, la droga, l’odio razziale, l’omofobia: tutte disparità che sembrano rientrare purtroppo nella normalità e per le quali i media spendono sempre meno tempo se non proprio quando accade qualcosa di eclatante e “che fa notizia”.

Parlare male del gioco d’azzardo è diventato argomento più interessante, colpisce l’opinione pubblica e “fa guadagnare voti”. Ma, probabilmente, anche questo atteggiamento dovrebbe cambiare perché innanzi tutto è politicamente scorretto oltre ad essere chiaramente ricolmo di ipocrisia. Ma oggi, dopo questa emergenza che ha creato tanti guai non è più tempo di fare dietrologia: è tempo di ripartenza del gioco sul territorio, di riaprire i confronti con le istituzioni che sono stati interrotti senza alcuna motivazione espressa. Infatti, quando il gioco pubblico sollecitava incontri o confronti l’Esecutivo di turno “girava la testa dall’altra parte”: si vuole sperare e pensare soltanto perché al momento non esisteva un vero interlocutore “che volesse ascoltare”. E questa era la realtà ancor prima della pandemìa: ma la situazione di poca attenzione da parte del Governo centrale nei confronti dei giochi è ben nota a Baretta che è stato un più che degno sostenitore di infinite mediazioni tra tutta l’industria del gioco, il Governo e le Regioni. Peccato davvero che la “sua intesa”, sottoscritta da tutti gli interpreti in Conferenza Unificata, non sia mai stata adottata.

Pubblicato il: 15 Luglio 2020 alle 10:00

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