Il riordino del gioco d’azzardo è diventata una chimera

riordino del gioco ancora lontano

Senza ombra di dubbio “tra il dire ed il fare… c’è di mezzo il mare”: mai un vecchio adagio si potrebbe adattare al momento attuale del mondo del gioco d’azzardo, ed anche ai migliori casino italiani online, dove tra il continuare a dire “il riordino del settore si farà” (e metterlo anche nero su bianco), continuando a fare promesse su questa chimera chiamata “riordino dei giochi” e vederlo finalmente realizzato più che un “mare”, appare sinceramente un Oceano e se si potesse, ancor di più di questo. Se si vuol “vedere qualcosa di positivo” (che positivo non è certamente) è che le promesse non sono state fatte solo dall’ultimo Esecutivo Giallo-Rosso, o dal precedente Giallo-Verde, ma anche dal Governo Renzi prima, e da quello Gentiloni poi. Le cose non sono cambiate si è rimasti con il riordino “fermo al palo” mentre sono continuate le promesse ad oltranza: e tra queste promesse, mai mantenute, intanto lo Stato centrale ha consentito alle Regioni di continuare ad emettere Leggi sul Gioco che stanno distruggendo completamente il settore.

Quasi si potrebbe pensare che sia un compito ben preciso dei vari Esecutivi non riordinare il mondo dei giochi e lasciarlo in quel marasma ed in quella confusione che lo fanno traballare sempre di più, ma che non lo fanno cadere completamente. E ciò mentre non si pensa altro se non studiare sempre aumenti di tassazione con i motivi più svariati e con l’unico scopo di recuperare risorse che nessun altro settore commerciale potrebbe “produrre”, special modo in queste condizioni. Ancora oggi di riordino non si parla in modo trasparente, ma di aumenti invece sì e ci si sta dando parecchio da fare, impiegando sforzi mentali, tempo ed energie che sembra non abbiano altro obbiettivo se non quello particolare del mondo dei giochi. Forse da questo atteggiamento si deve “tradurre” quanto il Governo da un lato “odi il gioco d’azzardo”, ma dall’altro “quanto lo ami” quando riesce a recuperare ciò che serve per la Nazione.

Che tristezza, in ogni caso, vedere un settore economico che ha dato tanto e potrebbe senz’altro dare ancora e molto che scivola sempre più giù, mietendo vittime (le imprese che chiudono) e mettendo sulla strada i propri dipendenti. Eppure l’occupazione dovrebbe essere argomento di estrema importanza per tutti i Governi: ma quando si parla di dipendenti del gioco tutto sembra scivolare addosso e non creare problematiche: mentre se compare qualche grosso Gruppo che ha la problematica di dover licenziare i dipendenti tutto il Governo in gran fretta “fa il bravo” e si mette alla caccia di soluzioni a volte anche impossibili, fronteggiando le situazioni. Il gioco pubblico non rientra in queste prerogative ed in queste scelte: ancora oggi lo stesso si deve confrontare con un insieme di piccole e media imprese che sono state costrette a chiudere rendendo alcuni territori in dissesto economico. Ma anche di questo si pensa che al Governo centrale poco importi, considerato che gli sforzi istituzionali sono soltanto concentrati non a riformare il settore ludico, ma bensì a cercare nuove strade di tassazione per questo beneamato settore.

Ciò che indubbiamente non si può fare è continuare a credere a questo riordino: il gioco deve pensare a qualcosa di diverso e prendere atto, purtroppo, che per il momento le promesse effettuate per la “ristrutturazione dei giochi” rimarranno ancora tali ed il gioco pubblico, piano piano, lascerà “vuoto” il suo spazio lecito sul territorio, spazio che verrà presto “riempito” dal gioco illegale. Sicuramente, una triste fine per un settore che sino a tre anni fa veniva indicato come terza economia del Paese: ma come ben si sa gli ultimi Governi di promesse ne hanno fatte veramente tante e, purtroppo, non solo ai giochi. Gli italici cittadini sono senz’altro disorientati da questa altalena di interventi politici che un giorno hanno un obbiettivo ed il giorno dopo, invece, un altro. Ma se anche la politica vive nella assoluta incertezza, figuriamoci i cittadini in generale e di qualsiasi settore facciano parte.

Però, quello che la politica deve guardare con attenzione è che oggi non sono soltanto gli operatori del gioco che non sanno più cosa fare. Ormai anche le amministrazioni locali o regionali si trovano in una profonda “crisi esistenziale”: dopo aver emesso norme poco chiare e che si sovrappongono, ordinanze restrittive e strumenti che osteggiano il gioco, ora non sanno veramente più come gestire i propri territori dopo i cambiamenti che si sono succeduti e le norme che hanno sempre più necessità di far intervenire i vari Tar dello Stivale per essere chiare ed attribuire i diritti a chi li possiede. Appare ovvio che solo una Legge quadro nazionale sul gioco metterebbe tutti d’accordo, ma visto e considerato che non appare al momento ancora possibile bisogna continuare a “navigare a vista”, ma sta diventando una rotta non più percorribile perché il mercato così è in una posizione che non consente più a nessuna attività ludica di avere “un cassetto” degno di questo nome e che supporti le spese che una qualsiasi impresa, anche se non di gioco pubblico, richiede per poter esistere.

Mentre il riordino latita ancora, questa è la realtà nuda e cruda del gioco pubblico: tante promesse come il rinnovo delle concessioni per le scommesse e bingo che continua a subire proroghe di anno in anno, oppure l’ingresso sul mercato della nuova generazione delle slot machine che tutelerebbero i minori dal non avvicinarsi al gioco d’azzardo poiché richiedono l’impiego della tessera sanitaria, quindi l’inserimento dei dati anagrafici. Insomma, da ogni parte si guardi si ritorna al discorso delle promesse mancate, della fiducia che nel gioco comincia veramente a mancare nei confronti del cosiddetto Governo della discontinuità, del mercato in stallo: un bel quadretto roseo che contorna le attività ludiche con la presa di coscienza che forse si vuole prendere in giro tutto il mondo dei giochi, facendolo correre e produrre risorse per un Governo che non è in grado di “riordinare” un sistema di imprese volonterose e lecite dalle quali ricava sempre e comunque importi che nessun altro settore è in grado di consegnargli.

Pubblicato il: 29 Ottobre 2019 alle 10:00

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