Il Regno Unito e la sua gestione del gioco d’azzardo

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Loot boxes sì, oppure no? Rappresentano o no un “gioco d’azzardo”? Se ne è parlato tantissimo ed anche in modo dettagliato, ma come succede assai spesso nel mondo dei giochi le interpretazioni sono variegate e discordanti. C’è anche chi li paragona all’acquisto di una bustina di figurine e che proprio come in tale pacchetto, in sostanza, non si sa cosa si sta acquistando e questo, secondo taluni, incentiva ad acquistarne ancora ed ancora per….arrivare ad un certo scopo di completezza: questo richiamerebbe al gioco d’azzardo “dei grandi” e, quindi, non deve essere consentito per i giovani. Ma bisogna sottolineare che si parla di acquisto di beni virtuali, ovviamente e le apparizioni degli oggetti, quelli più ambiti dai giocatori, non avvengono sicuramente al primo tentativo. Da qui lo stimolo ad un acquisto “quasi compulsivo” ed è esattamente questo “procedimento” che fa intravedere dinamiche molto simili a quelle del gioco d’azzardo. Questo fenomeno fa discutere già da tempo.

Infatti, la cronaca ha fatto conoscere abbastanza spesso episodi di ragazzini che arrivano a spendere cifre considerevoli acquistando questi oggetti del desiderio. E tutto questo sta creando discussioni tra i Legislatori di vari Paesi che si trovano ad affrontare decisioni importanti sul proseguire commerciali di questo “strano” prodotto appartenente al mondo videoludico e tanto caro ai “giocatori in erba”. Ci sono state nel tempo, decisioni anche drastiche come quelle assunte dal Belgio e dall’Olanda che hanno dichiarato le loot box illegali, obbligando gli operatori di questo comparto, non quindi i siti di casino on line, a ritirarli dal mercato e creando non poco scompiglio. Successivamente, è intervenuta la sottoscrizione di un documento da parte di molte agenzie europee che elenca una serie di regole comuni per la gestione degli acquisti di beni virtuali di gioco e in tale dichiarazione si fa riferimento alla “sottile differenza” che differenzia il gioco d’azzardo dei grandi dalle loot box dei videogiochi.

Nel Regno Unito, si è accollata la decisione circa un eventuale intervento di divieto, la Gambling Commission, sempre all’avanguardia: quest’ultima ha preso atto che esistono “significative preoccupazioni” in relazione alla presenza delle loot boxes nei videogiochi per i giovanissimi, ma dal momento che in esse non si ravvisa alcun valore in danaro non si possono qualificare come una forma di gioco d’azzardo, secondo le leggi attualmente correnti. E la Gambling Commission fa anche un raffronto con altre cose che potrebbero essere considerate gioco d’azzardo: come, per esempio, competizioni a premio che hanno un gioco gratuito od un accessorio a scelta, ma che assomigliano ed anche molto ad una lotteria. Però, la legislazione al momento conferma che non sono un gioco d’azzardo. Si sottolinea ancora che l’editore di gioco Electonic Arts, celebre per la serie Fifa, ha continuato ad affrontare battaglie sempre più ravvicinate per difendersi da attacchi contro i propri prodotti. In Fifa i giocatori possono venire acquistati in pacchetti, ma il contenuto viene reso noto esclusivamente dopo l’avvenuto pagamento: e lo stesso vale per le loot boxes, continua a ribadire la Gambling Commission.

Si deve sottolineare che dopo le affermazioni di EA al Parlamento Inglese, relativamente ai suoi prodotti, e dopo la dichiarazione che le loot box sono da considerarsi come “le sorprese dentro gli ovetti Kinder”, subito si è scatenata una battaglia nei suoi confronti, con annesso scandalo e dramma (commerciale, ovviamente): EA deve morire, deve fallire, deve chiudere. Ma sembra veramente una polemica sterile ad oltranza: le loot boxes non possono essere considerate come un gioco d’azzardo anche perché non prevedono perdita alcuna in alcun tipo di videogioco. Non esiste la possibilità di spendere soldi reali, aprire la cassa (o la busta) e dentro non trovare nulla.. Quindi, polemica e solo polemica, nel modo più assoluto. L’attenzione per questo fenomeno delle loot box è stata sollecitata da dichiarazioni di tantissimi genitori che hanno constatato che i loro figlioli stanno spendendo centinaia di sterline ed hanno sottoposto la domanda (da noi inserita all’inizio di questo articolo) se queste loot box non rappresentino una forma seppur diversa di gioco d’azzardo in quanto i ragazzi sono spinti ad acquistare di nuovo per arrivare a ciò che desiderano.

Questo fenomeno, e le varie esternazioni da parte dei genitori, sollecitano evidentemente l’attenzione non soltanto dei regolatori, ma anche quella dei creatori e dei distributori dei videogame: tutto l’insieme sta assumendo una importanza fondamentale in questo comparto. Per le loot box c’è “forte maretta” anche negli Stati Uniti a seguito della decisione della Federal Trade Commission di promuovere un’indagine sulla monetizzazione delle stesse. É sin troppo evidente che se l’industria di questo preciso segmento ludico non si dovesse muovere per autoregolamentare il modo in cui vengono utilizzate le loot boxes, si potrebbe correre il rischio assai reale che i vari Legislatori intraprendano loro direttamente azioni nei confronti del settore videoludico e con le loot boxes, emettendo magari norme più restrittive, creando leggi significativamente importanti per circoscrivere questo prodotto. Interventi che potrebbero anche avere notevole impatto su eventuali elementi di “ricompensa causale nei giochi”.

Sembrerebbe più giusto e congegnale, per risolvere il dilemma iniziale, che le aziende creatrici di questo prodotto mettessero in atto davvero una sorta di autoregolamentazione in modo da poter affrontare il modo in cui vengono utilizzati “questi bottini” e non lasciare ad altri, non sviluppatori di giochi e neppure aziende di intrattenimento interattivo, la risoluzione di questo argomento: la cosa più saggia da farsi. Quindi, gli sviluppatori e le aziende sono “richiamate all’ordine” per salvare i videogiochi destinati ai ragazzi e per far smettere questa sorta di “processo alle intenzioni” che ha preso piede, ma che non deve assolutamente proseguire. Le loot box appaiono talmente lontane dal gioco d’azzardo “vero” che sembra inutile continuare a scrivere fiumi di parole: forse si potrebbe iniziare con l’osservare meglio i ragazzi, di tutti i Paesi, e controllare come, quando, con chi e con cosa e, sopratutto quanto giocano ed in che direzione.

Pubblicato il: 15 Agosto 2019 alle 10:00

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