Il piano delle istituzioni per fermare il gioco d’azzardo

istituzioni contro gioco azzardo

Negli ultimi anni si sono levati gli slogan “no azzardo-no slot” da più parti della nostra Penisola: e se non ci si ricorda male lo spartiacque di questo è stata la Lombardia, con l’allora assessore Viviana Beccalossi che divenne la paladina di queste battaglie contro il mondo del gioco, particolarmente contro gli apparecchi di gioco con vincita in danaro. Se si vuole riflettere sono battaglie che durano ancora oggi, poiché questo slogan del “no azzardo” è divenuto quasi inflazionato, anche se sono cambiati i paladini che propongono queste campagne. E poi si arriva, più recentemente, alle frasi dettate dal nostro attuale Esecutivo Giallo-Verde: “azzardo immorale” che vengono sottoposte all’opinione pubblica in ogni manifestazione alla quale partecipi il vice premier penta-stellato Luigi Di Maio che con il gioco pubblico ha un “suo rapporto personale e particolare” che lo fa esprimendosi in questo modo: “Il gioco è immorale e va spazzato via da tutto il territorio”. Il che è divenuto parte integrante prima della sua campagna elettorale e poi, del “suo fare politico”.

Ma a prescindere da quello che vorrebbe fare l’Esecutivo, si sta ponendo in questo periodo una domanda ulteriore da parte di alcuni politici: perché se il gioco fa male, deve essere perseguito solo chi gestisce le apparecchiature da intrattenimento e non chi propone le scommesse, il gratta&vinci e qualsiasi altra lotteria istantanea? Anche loro, facendo parte del mondo dei giochi, “fanno male”: quindi, solo chi non propone alcun tipo di gioco d’azzardo dovrebbe essere “degno” di avere lo slogan tanto agognato da taluni e con relativa vetrofania da esporre nel proprio esercizio. Anche se studi autorevoli, particolarmente quelli messi in campo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno dimostrato che oltre alle apparecchiature da intrattenimento che possono portare al disturbo da gioco d’azzardo per il loro “contatto diretto” con il consumatore, anche le altre forme di gioco come per esempio “i grattini” (tanto cari e ricercati da parecchia opinione pubblica), oppure le lotterie istantanee ed ancor di più il segmento delle scommesse possono portare ad una forma di dipendenza.

Ciò che riempie queste righe prende spunto da una Regione, esattamente la Toscana, dove si sta riflettendo proprio su questo argomento: cioè che per anni sono stati destinatari dello slogan “no azzardo-no slot” quegli esercizi che non tenessero al proprio interno gli apparecchi di gioco, strumenti ritenuti dispensatori dei danni peggiori che si potessero mai immaginare per il genere umano: mentre tutti gli altri esercizi che “offrono gioco alternativo” non fanno male e, quindi, non sono perseguiti con restrizioni, né dai vari distanziometri, né tanto meno dalle fasce orarie come succede con gli esercizi che hanno le apparecchiature da intrattenimento. Ragion per cui si riflette che per anni nelle leggi regionali e comunali sono stati sciorinati regolamenti per il contrasto al gioco problematico esclusivamente indirizzandosi verso appunto il “comparto apparecchi di gioco” e non tenendo in alcuna considerazione tutti gli altri giochi come lotterie istantanee e “grattini” compresi, che potrebbero portare ad un disordine mentale legato proprio all’abuso del gioco.

Anche in questo caso, da parte delle istituzioni, vi è stata una sperequazione tra i comparti dello stesso gioco pubblico, compresi i casino online italiani legali, ed una forma di diseguaglianza senza pari: per forza poi che chi gestisce gli apparecchi di gioco si senta “perseguitato e vessato” dalle varie regolamentazioni restrittive! Ma per tornare al “pensiero toscano” si deve sottolineare che si richiede che, considerato che il loro “no azzardo-no slot” sia nato per una forte forma di contrasto al gioco problematico e ne sia diventato una sorta di baluardo per quegli esercizi che decidevano di non inserire nei propri locali gli apparecchi di gioco con vincita in danaro, si debba estendere questa “definizione di non appartenenza al mondo del gioco d’azzardo” solo a quegli esercizi che non abbiano alcun altra offerta di un prodotto di gioco, altrimenti sarebbe un controsenso e sarebbe come sottolineare ulteriormente che “fanno male solo gli apparecchi da intrattenimento” e tutto il resto del gioco, invece no.

Sembra superficialmente di fare di una campagna no-slot un affare nazionale: ma non pare che sia discorso da sottovalutare proprio negli interessi dello stesso gioco e di tutto quello che gli si sta “stringendo attorno”. Da un lato si dice, da parte politica, che il “gioco fa male ed è immorale” (ma con le restrizioni che si permette vengano attuate si prende di mira solo un comparto solo, quello degli apparecchi), ma dall’altro si “glissa” sulle problematiche che possono discendere da altri prodotti di gioco che sono pure tanto presenti sul territorio, e quindi ovviamente ricercati dai cittadini-giocatori. Ma si deve anche essere coscienti che il gioco è stato sempre presente nelle nostre vite e, senza dubbio, fa parte dell’essere umano: non si deve dimenticare, infatti, che ancor prima che lo Stato Italiano decidesse di aprire al gioco pubblico, lo stesso gioco (e quindi la sua ricerca) era ben presente sull’italico territorio, ma veniva frequentato quello illegale, senza norme né regole, né trasparenze, né tutela. Ma, senza dubbio, faceva “male” sin da allora.

Non bisognerebbe dimenticare che il tema della “eguaglianza” dei giochi, slot, vlt, lotterie, scommesse, in termini di pericolosità e possibilità che possano contribuire ad instaurare una forma di dipendenza negli utilizzatori è un argomento che si sta dibattendo da tantissimo tempo, ma non si è riusciti a far risaltare questa “eguaglianza” negli interessi della politica e delle varie Amministrazioni che si sono scagliati esclusivamente contro gli apparecchi di gioco e solo contro di loro sono state emesse le varie ordinanze restrittive. Anche se obbiettivamente non appare, oggi più che mai, una cosa giusta. Ma tant’è: la politica che oggi gestisce il nostro Paese sembra che abbia la “baionetta sguainata” solo per le apparecchiature da intrattenimento, almeno per il momento. Ma si è sicuri che qualcosa succederà a breve: dopo il divieto totale di pubblicità l’Esecutivo non si fermerà: altro che “no azzardo-no slot”…

Pubblicato il: 9 Agosto 2019 alle 10:00

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