Il mondo del gioco legale vuole risposte chiare dalle istituzioni

gioco vuole chiarezza dalle istituzioni

C’è talmente “alta tensione” in tutte le imprese ed in tutti i settori che non si sa più cosa guardare, cosa sentire o cosa controllare per vedere se il proprio settore di appartenenza può sperare di sopravvivere nel vicino futuro, se avrà quei “ristori” tanti declamati dal Premier, oppure se anche questa volta il mondo del gioco, compresi i siti migliori di casino sicuri, dovrà guardarsi alle spalle dalle solite discriminazioni che gli vengono imposte chissà poi per quale recondito motivo. Però, ormai, si sa che i rapporti tra istituzioni e gioco sono, diciamo, “delicati” e quindi ogni Dpcm che si presenta all’esame il settore ludico deve stare più che attento per non essere preso in giro: e pensare che quando gli addetti ai lavori hanno intrapreso il cammino di rappresentare il gioco legale per conto dello Stato pensavano di esserne protetti e tutelati! Ma si vuole andare oltre: quindi “ci piace” controllare questi “ristori” e vedere come sono stati applicati alle attività ludiche e se queste davvero potranno usufruirne, visto che si parlava di un importo alquanto cospicuo.

Si spera che ciò avvenga almeno nella situazione attuale che si presenta ancor più pericolosa da un punto di vista emergenziale che la precedente primaverile, senza parlare di quella economica che ormai è diventata tragica, se non addirittura di più. Oltre tutto, in queste ore, purtroppo, sembra di essere seduti su di una polveriera e si aspetta un ulteriore Dpcm del Premier che andrà ancor più a restringere le possibilità di movimento personale dei cittadini ed aziendale per le imprese: e si attendono anche ulteriori disposizioni anche per il mondo del gioco, o di quello che rimane a tutt’oggi aperto, ed è veramente poco. Soltanto che anche in questa occasione si dovrà fare lo slalom tra le varie “distrazioni” che appaiono come per incanto e solo per quello che riguarda il gioco pubblico nella “compilazione dei Dpcm”, oppure nell’elenco delle categorie che avranno diritto a ricevere tali “ristori”.

Ma, si vuole procedere con ordine: prima di tutto alla sua messa in campo il 24 ottobre scorso pareva quasi una chimera che i ristori fossero destinati anche al gioco, visto che nel lockdown precedente le risorse istituzionali messe a disposizione dall’Esecutivo avevano avuto qualche difficoltà a raggiungere le imprese di gioco. Ed oltre alla risorse anche la cassa integrazione aveva “smarrito la strada” e tante attività ludiche attendono ancora con pazienza che il “navigatore istituzionale” insegni loro la strada per raggiungere quelle persone che lavorano nel gioco e che da marzo aspettano un qualsiasi sostegno. Ma ora si vuole ritornare a parlare delle “novità ristori” inserite nel tanto discusso Dpcm del 24 ottobre: ci si è addirittura dimenticati di inserire nei codici Ateco contenuti in tale Dpcm e che dovrebbero indicare le categorie prescelte per i ristori quello relativo alle imprese dei gestori di apparecchiature da intrattenimento, slot machine, parecchio colpite dalle svariate restrizioni.

Magari fosse tutto qui: addirittura la maggior parte dei gestori che ha una o più sale, essendo prevalente l’attività di gestione perde anche il diritto di ristoro sulla loro chiusura, almeno seguendo l’attuale formulazione del provvedimento. E questo perché nell’ultimo decreto si prevede proprio all’art.1 il riconoscimento di un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che dichiarano di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici Ateco ove si indicano soltanto alcune categorie di operatori di raccolta del gioco pubblico, come le sale giochi e biliardi oppure altre attività connesse con le lotterie e le scommesse. Codici Ateco nei quali, però, come già sottolineato non sono indicati i gestori ed i noleggiatori delle apparecchiature da intrattenimento: “dimenticanza” senz’altro pesante da sopportare, sopratutto se la si unisce al lunghissimo lockdown primaverile che è costato la chiusura di parecchie imprese. É evidente che di fronte a tale ulteriore discriminazione, le associazioni di categoria si siano subito messe in moto per provvedere a segnalare questa grave anomalia.

Anomalia o dimenticanza, chissà qual’è la vera realtà: ma cosa che coinvolge un numero rilevante di operatori del mondo del gioco sperando che finalmente almeno questa volta venga prestata attenzione all’istanza proposta al Governo tenendo anche conto delle ulteriori restrizioni che arriveranno nei giorni a seguire. Ammesso, poi, che non si arriverà alla serrata totale come stanno facendo altri Paesi che forse si sono mossi più velocemente del nostro oppure che le Regioni applichino sempre mettendo il gioco pubblico al primo posto dei settori scelti per le chiusure ermetiche ulteriori restrizioni: però, peggio della chiusura non si sa cosa si potrebbe fare. Mettere a supplizio gli operatori del gioco? Oppure alla gogna pubblica? Non bisogna infatti dimenticare che se il Governo evita di prendere iniziative nei confronti del gioco, ci pensano le Regioni od addirittura gli Enti Locali, come è stato fatto in Lombardia, Umbria e Basilicata dove ancor prima del Dpcm erano state interrotte completamente le attività delle sale da gioco e persino era stato ordinato lo spegnimento delle slot nei bar.

E tutto questo in assenza di qualsiasi segnalazione di alcun focolaio all’interno di sale da gioco od in pubblici esercizi “ospitanti” gli apparecchi da intrattenimento in alcun territorio dello Stivale: ma questo, evidentemente, non conta mentre dovrebbe essere un argomento molto importante e rassicurante. Però, si tratta del gioco d’azzardo ed appena si parla di questo settore diventa persino troppo facile colpirlo a morte, sperando forse con questo “fare” di acquisire qualche tornaconto politico. Il che è ancora peggio. Cosa si può aggiungere di più allo sconforto degli operatori del gioco pubblico che si trovano con le imprese chiuse nella quasi totalità, senza “vecchie risorse istituzionali” e senza “nuovi ristori”, dimenticati persino nei codici di attribuzione delle categorie: quasi come se addirittura non esistessero. E sopratutto con uno scenario di lockdown totale che sta diventando sempre più attuale anche se il Premier sta cercando di edulcorare tale eventuale scelta: ma sicuramente oggi le parole non bastano più a nessuno.

Pubblicato il: 17 Novembre 2020 alle 10:00

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