Il Governo Draghi guarda al mondo del gioco d’azzardo

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Che il mondo del gioco, siti italiani di casino compresi, debba essere essenzialmente esaminato e giudicato da un punto di vista tecnico è proprio fuor di luogo dissentirne. Infatti, il gioco avrebbe dovuto sempre essere guardato e valutato da tre punti di vista essenziali: quello economico poiché è risaputo che il comparto ha sempre riversato nelle casse erariali importi rilevanti visto che ogni anno in media gli introiti del gioco pubblico ammontano a circa 10 miliardi di euro. Quello occupazionale poiché è risaputo che il settore impegna circa 150 mila lavoratori e quello della sicurezza del territorio visto che i punti di gioco, che agiscono per concessione dello Stato, sono i “baluardi della legalità” che trasmettono sicurezza ai cittadini e nelle strade e combattono con la presenza pressante del gioco illegale gestito dalla criminalità organizzata. Quindi, bisogna ricordare che, senz’altro, Draghi non è un sostenitore dell’industria del gioco e non è “vicino al settore” ma essendo un “tecnico” come tale guarderà finalmente con distacco il comparto e lo esaminerà con attenzione in modo razionale, cercando di trarne tutta la positività che se ne può estrarre.

Di conseguenza, potrebbe anche rivedere tutti quei provvedimenti restrittivi che gli ultimi due Esecutivi hanno messo in campo, partendo dal Decreto Dignità ed al totale divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, sino alle varie manovre che l’Esecutivo ha concesso agli Enti Locali ed alle Regioni. Indiscutibilmente atteggiamenti che hanno costretto all’angolo il gioco legale arrivando persino ad estrometterlo da alcuni territori ed obbligando in questo modo tante aziende alla chiusura ed al licenziamento dei dipendenti. Senza contare, poi, la questione della tassazione sempre in ascesa sulle imprese ludiche anche durante l’emergenza sanitaria, e la totale chiusura delle attività di gioco durante la pandemìa: chiusura che ancora è in essere almeno sino al 5 marzo prossimo. Questo è ciò che Draghi si troverà ad esaminare quando prenderà in carico il comparto del gioco per decidere le “sue sorti” e gli eventuali interventi da effettuare: quanto meno dovrà effettuare la nomina di un referente per il settore non dimenticando sicuramente la figura del sottosegretario Pier Paolo Baretta.

É fin troppo evidente che il gioco con il nuovo Governo spera di non dover continuare a subire quella famosa “caccia alle streghe” alla quale è stato sottoposto ormai da qualche anno ed a quell’attribuzione scomoda di essere un mondo immorale ed approfittatore, terminologie tanto care allo schieramento dei Cinque Stelle che non ha perso occasione per ribadirne i concetti indiscutibilmente “scriteriati e falsamente ideologici”. Ecco: il gioco d’azzardo pubblico si aspetta di avere un trattamento migliore e più obbiettivo da questo cambio politico anche se risulta chiaro che Mario Draghi non si deve considerare né persona vicina al mondo dei giochi, né tanto meno si può ritenere favorevole a questa industria purtroppo bersagliata da tutte le parti e mai sostenuta dall’ex Esecutivo con risorse o ristori ed a volte neppure con la cassa integrazione per i propri lavoratori: nel periodo emergenziale per il gioco è risultato tutto difficile.

Dunque, emergenza sanitaria ed economica che hanno trovato gli operatori del gioco decisamente soli nell’affrontare una situazione inaspettata e che difficilmente le imprese sono riuscite a fronteggiare poiché i rari e difficilmente raggiungibili sostegni istituzionali si sono rivelati palesemente insufficienti per tutti. Ma sopratutto studiati e messi in campo senza una valutazione precisa delle esigenze di ogni settore, ma cercando di “dare una sorta di contentino” per tutti che obbiettivamente sono serviti praticamente a poco per la sopravvivenza delle stesse aziende e che hanno inevitabilmente provocato un malcontento generale. E non soltanto tra gli addetti ai lavori del gioco e del poker online, ma in generale: prova ne sono le tante e continue manifestazioni di cui i media a volte riferiscono ed a volte fanno addirittura “lo gnorri”. Il che vuole rappresentare quanto sia pericoloso riferire una situazione generale di insoddisfazione che andrebbe a creare un ulteriore disagio sociale se troppo amplificato dalla stampa.

Ciò che il settore dei giochi spera con tutte le sue forze è di riuscire ad aprire finalmente un dialogo, un confronto che mancano da troppo tempo e che sono indispensabili per affrontare le problematiche del gioco anche per quanto riguarda il risvolto sociale e sanitario: oltre che per la sua ristrutturazione con l’inarrivabile riordino nazionale dell’intero settore. E poi non si deve dimenticare che il gioco pubblico, appunto perché rappresentante dei prodotti dello Stato, è veramente stanco di subire continue e reiterate discriminazioni che sono sotto gli occhi di tutta l’opinione pubblica e che ormai si consumano con una continuità ed una “cattiveria” assolutamente non giustificate. Anche riuscire ad arrivare ad un confronto reale e positivo con le istituzioni significherebbe un enorme passo in avanti per riuscire a stabilizzare un settore che sicuramente ha chiesto ben poco alle stesse istituzioni e che vorrebbe soltanto ricominciare ad alzare le saracinesche, ormai abbassate da troppo tempo.

Evidentemente questa è la speranza non solo del mondo dei giochi e delle slot machine, ma di tutto il Paese e l’insediamento del nuovo Governo guidato da Mario Draghi, e presentato dal Presidente della Repubblica come Governo di “alto profilo”, dovrà riuscire a trasmettere quella sicurezza che è essenzialmente mancata all’Esecutivo precedente ed all’ex Premier che, invece, hanno trasmesso una buona dose di incertezza e di poca tranquillità sia alla popolazione che alle imprese non riuscendo con il loro operato, sembrato troppo spesso “raffazzonato” e poco vicino alla realtà dei cittadini, a mettere il nostro Paese almeno “in sicurezza psicologica”: cosa senza dubbio difficile da ottenere in un periodo di pandemìa, ma che gli atteggiamenti istituzionali non hanno contribuito sicuramente a rafforzare. Però, non bisognerebbe neppure pensare che Mario Draghi sia “il salvatore della Patria” perché seppur uomo di comprovata esperienza economica e finanziaria non ha la bacchetta magica e la situazione del Paese non è di certo facile da affrontare e da risolvere.

Pubblicato il: 20 Febbraio 2021 alle 10:00

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