Il Governo del cambiamento ed il mondo dei Giochi

governo e gioco

In questi ultimi tempi, quando si ha avuto contezza dell’addivenire del Governo Giallo-Verde non si nasconde che qualche paura, ben motivata, si è presentata alla mente. Troppo “astio” nei confronti del gioco d’azzardo si era palesato da parte dei due “schieramenti” prima dell’assunzione dell’incarico di novello “Governo del cambiamento” per non provare queste sensazioni che si sono esternate apertamente e che continuano, in ogni caso, a giacere in un angolo della mente di chi ama e frequenta il mondo del gioco. Sia la Lega che il M5S lo avevano dimostrato nelle pre-elezioni, e quindi nella campagna elettorale di partito e movimento entrambi contrari al gioco d’azzardo, ed alla speculazione che (secondo loro) si stava mettendo in atto sulla “pelle di alcuni cittadini” fragili ed influenzabili che con le derive del gioco “se la stavano passando alquanto male”.

É ovvio che ci si debba aspettare il peggio: che il gioco pubblico sia destinato a sparire dall’intero territorio. Ma già dopo pochi giorni si può registrare “qualche piccola marcia indietro”, sopratutto da parte del Movimento Cinque Stelle, che indubbiamente è quello più agguerrito contro il settore ludico, le sue imprese ed i suoi operatori. Ora, bisognerà fare i conti con i decreti che proprio Di Maio sta presentando: particolarmente, verso il divieto della pubblicità dei prodotti di gioco, asserendo che troppe persone vengono particolarmente coinvolte e trascinate da pubblicità ammiccanti che quasi “non lasciano scampo” e convogliano inconsciamente al gioco d’azzardo ed a “spendere quattrini in stupide partitelle”.

Insomma, nonostante gli squilibri importanti del suo mercato, il “Governo del cambiamento” inizia a parlare di giochi, ma non più in modo “proibizionista” o per farlo “sparire” dal territorio: non più divieti, quindi, se non quello relativo alla sua pubblicità. Prima, però, bisogna fare un piccolo passo indietro e sottolineare che la politica italiana del Terzo Millennio ha sfornato un numero abbondante di normative, vincoli, restrizioni e divieti e questa (troppa) abbondanza ha avuto come risultato di avere norme sempre più incisive sul mercato. In pratica, invece che sedersi ad un tavolo e studiare una legge programmata, prevedere magari il futuro di un settore, provando a gestirne i fenomeni, la politica italiana degli ultimi decenni è ricorsa alla legiferazione d’urgenza: salvo tentare in seguito a mettere una toppa quando lo squarcio si andava a concretizzare.

Questo è accaduto sempre più spesso nel gioco pubblico dove, sinceramente, questa abbondanza normativa è una cosa della quale si farebbe volentieri a meno, ma dove risulta molto più evidente, purtroppo, che in qualsiasi altro settore economico nazionale. Ora, con il nuovo Esecutivo si annunciano altri provvedimenti, sempre di urgenza naturalmente: quindi, si può dire che nel gioco pubblico le cose se possibile vanno ancora peggio, posto che l’abbondanza normativa è un fenomeno che l’industria subisce da anni a partire dalla legalizzazione del Duemila: ci si trova adesso in una sorta di delirio normativo caratterizzato da una sovrapposizione di misure “che governano” il comparto in modo completamente diverso nelle varie italiche zone.

Il mercato con questi percorsi “estrosi” ne rimane coinvolto e risulta squilibrato, così come la distribuzione dell’offerta a livello generale: il fenomeno si chiama “Questione territoriale” che continua imperterrita a protrarsi dal 2011 nonostante gli squilibri che si evidenziano sempre di più. Ma a parte ciò ed a parte la questione territoriale che ormai è stata sviscerata, ma non risolta, dalle Legislazioni scorse, ora a tornare alla carica in materia di gioco pubblico è il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Mario che, partendo dalla promessa elettorale di “eliminare i giochi”, spiega come oggi sia allo studio un provvedimento mirato ad eliminare la sua pubblicità. Ma dimenticando che questa misura era già contenuta nel famoso riordino messo in atto dal vecchio Governo, contrastato e criticato proprio dal Movimento Cinque Stelle. Forse Di Maio non se lo ricorda più?

E forse non si ricorda neppure che sullo strumento chiamato “distanziometro”, si attenda un pronunciamento della Consulta, chiamata ad intervenire e valutare l’Effetto Espulsivo delle leggi regionali che adottano tale strumento e che potrebbero anche essere dichiarate non idonee. Quindi, il novello Governo dovrebbe pure aspettare ad intervenire definitivamente sui giochi così pure come sul tema della pubblicità. Sarebbe opportuno notare come questo percorso sia stato già oggetto di più interventi legislativi: prima attraverso il decreto Balduzzi e poi con la Legge di Stabilità del 2016. Gli stessi hanno scatenato una ridda di dubbi interpretativi legati proprio alla sovrapposizione normativa che non sono stati di aiuto certamente agli operatori, ma neppure alle amministrazioni che dovrebbero far applicare queste normative. In ogni caso, oggi, il settore ludico sta indubbiamente raccogliendo i risultati delle decisioni acquisite dai Governi precedenti: possibile che neppure di questo il “Governo del cambiamento” se ne stia rendendo conto?

Pubblicato il: 6 Luglio 2018 alle 12:57

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