Il gioco nel Regno unito è sempre stato di esempio

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Chi ancora ci legge sa quanto non si voglia essere esterofili: purtroppo, però, oggi “ci piace” esserlo per apprezzare la posizione economica e commerciale del Regno Unito dove l’angoscia di alcune categorie può finalmente alzare le saracinesche e ributtarsi nel lavoro, seppur certamente seguendo protocolli che la pandemìa ancora richiede. Aprono anche attività “non essenziali”, anche se pure in quella realtà territoriale i punti di gioco dovranno aspettare la metà di maggio e ciò ha indubbiamente creato “mugugni” da parte degli operatori del settore che si sono sentiti non egualmente considerati. Quindi, grande rispetto per questo obbiettivo raggiunto, oltre tutto in un periodo dove il popolo inglese deve “assorbire” la triste dipartita del Principe Filippo, figura senza dubbio molto amata da tutta la popolazione alla quale si esprime la solidarietà. Grande rispetto per i risultati ottenuti ed anche un po’ di sana invidia per tutte quelle attività che possono dopo tanti mesi di chiusura “finalmente vedere la luce” fuori dal tunnel e che potranno iniziare a riprendersi economicamente.

All’inizio si è detto che per quanto riguarda il gioco, compresi i migliori siti e piattaforme di casino, tutti gli altri Stati sono sempre stati attenti a come in UK si vive questo settore, come lo si tratta, come si usano le sue risorse e vi è stato sempre qualcosa da imparare e da “importare” nelle altre realtà, compreso il nostro Paese. Ma ora si deve anche guardare a come la Gran Bretagna ha affrontato l’emergenza sanitaria e la velocità con la quale è riuscita ad uscirne, seppur vivendo a volte in estrema difficoltà e con un numero di vittime elevato che aveva fatto criticare il modo di affrontare la pandemìa. Comunque, indipendentemente dal passato ora l’economia britannica riparte, ovviamente con calma, ma gradatamente e sta tornando ad una normalità della quale tutti sentono la mancanza, di qualsiasi Paese si tratti. Ora, quindi, “loro sono liberi” dall’incubo contagio, e si spera per sempre, mentre nel nostro Paese stiamo ancora confrontandoci con le colorazioni di diverso tipo che cambiano velocemente nelle varie Regioni.

E non solo, le attività stanno ancora combattendo con le restrizioni che non sono cambiate rispetto a marzo 2020, stanno aspettando la decisione relativa alla riapertura delle attività che ancora latita, ma sopratutto tutti cittadini ed imprese hanno a che fare con la situazione vaccinale non propriamente sotto controllo, oltre ad essere eccessivamente lenta e difficoltosa proprio per l’approvvigionamento dei vaccini, anche se pare cosa che si sta appianando. Ma, nel frattempo che tutti i pezzi che compongano questo “puzzle pandemico” vadano al proprio posto, le attività sono ferme al palo, ed ovviamente non solo quelle del gioco d’azzardo. Esiste qualche piccola speranza in un’apertura che potrebbe forse avvenire verso la fine di aprile: sempre che la curva epidemiologica lo consenta ed il numero delle vittime e di quelle ricoverate nelle terapie intensive trovi una numerazione che consenta una ripartenza dell’economia e metta anche in pace la coscienza di chi deve prendere decisioni importanti per l’avvenire del Paese.

Quest’ultima notizia è attesa come “l’avvento del Messia” (e certamente non volendo con questo essere blasfemi) e tocca gli addetti ai lavori di tutte le attività di qualsivoglia settore, sopratutto quelli del gioco pubblico ormai chiusi da un numero di mesi inverosimile. Quindi, per essere positivi si deve guardare al Regno Unito e vedere questa apertura verso la vita normale in un momento in cui quasi tutti i Paesi sono ancora percorsi dall’emergenza sanitaria che aggrava sempre più quella economica che non può ripartire sino a quando la somministrazione dei vaccini non sarà più corposa seppur con tutte le restrizioni che ancora dovranno essere applicate comunque. Ci si deve togliere dalla testa che una volta vaccinati si potrà di colpo ritornare alla “vita di prima”: non è così, perché i consigli per salvaguardarsi dal contagio rimarranno ancora per un po’ sempre quelli che sono stati imposti sino ad ora. Soltanto che tutti saranno più protetti e meno soggetti al contagio.

Un occhio di riguardo ora ai dati che stanno circolando per la mancata consegna di milioni di dosi, ai ritardi nelle somministrazioni, alla percezione di incertezza da parte dell’opinione pubblica che a volte rifiuta il vaccino per le troppe informazioni differenti che arrivano: tutte cose che stanno alimentando dibattiti in ogni dove sul fatto se sia meglio vaccinarsi o sia meglio aspettare risultati migliori e sopratutto meno morti dopo le somministrazioni. Eventi che hanno spaventato anche perché poco supportati da chiarificazioni precise e dettate direttamente dal Governo e non dai mille esperti che si esprimono nelle trasmissioni televisive che, a nostro parere, lasciano il tempo che trovano per assicurare sulla sicurezza. Nel frattempo il nostro Paese si allontana dall’obbiettivo delle somministrazioni giornaliere che incide sulla decisione di riaprire le attività e sulla ripartenza dell’economia: ad oggi si è raggiunta una media di 231 mila dosi giornaliere.

Indubbiamente numeri ben lontani dai risultati degli altri Stati, e dosi che rispettano il 45% del target prefissato dagli addetti ai lavori. Bisogna correre e correre nei punti giusti e nel modo più idoneo e confortevole per i cittadini che già hanno timore della somministrazioni e che se non sono messi in situazioni di “tranquillità e leggerezza” prendono male questa operazione. Quello che può essere utile è suggerire ai cittadini del nostro Paese, ed alle nostre imprese, che si può uscire dalla pandemìa come ha fatto il Regno Unito al quale il resto del Pianeta dovrebbe guardare per riuscire a vedere questa storica possibilità: sperando che il ritorno alla normalità raggiunto dal popolo inglese sia quindi duraturo. In effetti, il Governo Boris Johnson intende raggiungere lo status di “Covid-free” a partire da giugno proiettando il Paese verso un’estate di ripresa e sopratutto di “libertà”. Ne devono prendere nota anche le imprese di gioco e di scommesse: la speranza di guardare all’estate come obbiettivo per riappropriarsi del proprio mercato deve essere un “punto fermo” da raggiungere per riabbracciare finalmente il proprio nuovo popolo di giocatori.

Pubblicato il: 2 Maggio 2021 alle 10:00

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