Il gioco legale è chiuso e la criminalità fà furore

criminalita approfitta del gioco legale chiuso

Subito in successione al primo lockdown primaverile con l’avvenuta chiusura immediata di tutto il gioco, non i casino on line italiani migliori, timidamente chi scrive aveva sottolineato che eliminare il gioco legale dal territorio avrebbe fatto avanzare paurosamente quello che legale non è, oltre tutto accompagnato dalla criminalità organizzata che in questo benedetto settore ludico ci sguazza con estremo piacere, facendosi forte dell’enorme quantità di danaro contante che può mettere a disposizione delle aziende in difficoltà per la chiusura e per “quel momento” inaspettato e che aveva disorientato gran parte dei piccoli e medi imprenditori. Senza contare, ovviamente, che la presenza delle varie mafie, a mezzo naturalmente dell’usura che sanno gestire molto bene, avrebbe anche potuto “aiutare” i privati cittadini ai quali non arrivavano, ed ancora la situazione non è perfettamente chiarita, le famose risorse istituzionali come la cassa integrazione che più che sostenere i lavoratori li facevano arrabbiare poiché non riuscivano ad entrarne in possesso.

Oggi, le cose sono leggermente migliorate rispetto a qualche mese fa, ma non sono certamente scorrevoli, così che sempre le mafie fanno veramente affari d’oro a discapito della legalità che dovrebbe sempre essere il baluardo al quale si rivolgono sia imprenditori che cittadini e che invece in certe occasioni viene, purtroppo, bypassata. Tutto si è avverato ed ancora si sta consumando con imprese e persone che ne vengono coinvolte, come se non bastasse il problema sanitario ed economico che tiene in ostaggio tutto il nostro Paese. Da qui: “Io te lo avevo detto” risuona indubbiamente in modo sinistro ed anche se la premonizione si è avverata non può certo far piacere. Come, senza alcun dubbio, non può far piacere che al posto del gioco legale continuino a spuntare punti illegali e gioco illecito che sicuramente non possono far bene al territorio. Chiaramente, è una strana e devastante forma di concorrenza sleale quella che l’illegalità mette in atto nei confronti del gioco pubblico e special modo delle sue scommesse autorizzate.

Altro segmento del gioco particolarmente gradito alle organizzazioni criminali che inutile dirlo, oltre a non garantire in alcun modo la salute di quei giocatori che vi si avvicinano, perché sicuramente non offrono tutele sanitarie di alcun genere, né garantiscono neppure il pagamento delle scommesse. Meno male che la situazione estremamente pericolosa del gioco illegale comincia a far sorgere serie riflessioni in politica, sopratutto se si guarda al degrado della situazione economica sia delle imprese che delle famiglie che sono coinvolte nella chiusura delle varie attività. L’emergenza pandemica, però, e come sempre accade quando si concretizzano “disfatte nazionali”, è evidente che abbia fatto sempre di più “alzare le antenne” alla criminalità: infatti, dal Ministero dell’Interno arrivano le conferme sulla presenza degli “affari mafiosi” che si pongono in essere in questo momento, con addirittura l’indicazione precisa dei clan coinvolti proprio nel comparto del gioco che continueranno ad infiltrarsi ed a rafforzarsi in potenza.

É evidente che la situazione rischia di degenerare e di far trovare presente sul territorio soltanto il gioco illegale. O, peggio ancora, gioco pubblico a battenti chiusi, ma sostenuto e tenuto in piedi dalla criminalità che evidentemente “può far fare ciò che vuole” successivamente alle persone, diciamo così, aiutate: come succede appunto nei “buoni affari di famiglia mafiosa”. A seguito della imposizione della serrata del gioco pubblico, e quindi di Stato, ritenuto attività “non indispensabile” dal nostro Premier, ci si deve preparare ad accettare purtroppo la “profezia” di chi scrive queste righe? Il gioco illegale ben presente ed il gioco legale, invece, desolatamente chiuso con le sue imprese allo sbando? Così, oggi, ci si trova con la Camorra, la ‘Nrangheta e Cosa Nostra che fanno affari estremamente proficui nel gioco e negli altri settori “preferiti”, approfittando clamorosamente dell’indigenza di tutto il nostro Paese per “dare una mano” e sostenere i settori nei quali hanno più dimestichezza e possono tornare utili.

Come si sa, il gioco d’azzardo, con tutti i contanti che genera (o che generava), continua ad essere il settore prescelto dalla criminalità e quello che deve richiamare attenzione dalle Autorità più di tutti, rappresentando il gioco pubblico proprio lo Stato. É sin troppo evidente che lo scenario economico-finanziario che ci si può immaginare a pandemìa “sconfitta” non lascia tanto spazio all’immaginazione: purtroppo, prefigura che vi possano essere interventi di danaro da parte delle mafie per infiltrarsi in attività imprenditoriali ed iniziative economiche di diverso interesse. Ma sempre guardando al gioco d’azzardo, scommesse sportive comprese, ed al traffico di sostanze stupefacenti, altro settore ben organizzato dalla criminalità che provoca distruzione sopratutto in mezzo ai giovani come purtroppo la cronaca ci porta a conoscere: quindi, l’attenzione del Governo centrale deve essere altissima per tutelare tutte le sue imprese e le attività commerciali. Da qui si spera che non si abbandoni, come è stato fatto recentemente, il gioco pubblico “Riserva di Stato”.

Infatti, tutte le imprese che si occupano di gioco nei diversi segmenti, ed anche i suoi lavoratori, in questo momento in cui sono obbligate alla chiusura totale, sembrano allo sbando e sopratutto facile preda di interventi mafiosi e questo non può e non deve accadere. Si è certi che il Governo centrale metta in atto, ed ovviamente non soltanto nelle attività di gioco, tutti quei monitoraggi necessari per poter prefigurare le evoluzioni del quadro economico legate all’eventuale cessazione delle restrizioni ed alla ripresa delle varie attività. Proprio in quel momento, sarà indispensabile che sia lo Stato centrale a sostenere le aziende ed aiutarle alla ripartenza e sicuramente non la criminalità che di certo ha più possibilità economica, più facilità nell’aiuto e, sopratutto, non è costellata da tutta quella burocrazia che ancora oggi, nonostante la pandemìa vive e regna nella nostra organizzazione sociale. Ne sanno qualcosa quelle imprese che per ricevere qualche risorsa messa a disposizione hanno dovuto compilare addirittura 40 documenti prima di poter almeno “presentare la domanda”!

Pubblicato il: 26 Novembre 2020 alle 10:00

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