Il gioco d’azzardo suscita troppe attenzioni

gioco azzardo suscita attenzioni

Molto sinceramente dopo tanti mesi nei quali si è assistito a battaglie sul campo e verbali “pugnate” contro il gioco d’azzardo, ci sorge spontanea una domanda che può sembrare anche retorica, forse: “Ma fumo, alcol, droga ed altri rischi hanno mai sollecitato così tante attenzioni da parte della politica come il gioco d’azzardo pubblico ed i siti di casino?”. Eppure non sembra, anche in tempi lontani, che questi “altri rischi”, seppur pericolosi, abbiano suscitato un clamore così assordante e divieti così impegnativi come quello imposto al gioco pubblico! Certamente, anch’essi hanno fatto sorgere iniziative seguite da campagne informative di ogni genere, ma non sono state battaglie così dure come quelle che si sono combattute, e che si stanno combattendo ancora, contro il settore ludico e sicuramente non hanno comportato chiusure di aziende e licenziamento di dipendenti così come sta succedendo con il mondo dei giochi.

Purtroppo, in ogni caso, si è ancora qui a disquisire su gioco sì, gioco no: quando si sa perfettamente che il gioco è sempre esistito, è sempre stato ricercato, ha sempre divertito. Ma oggi sembra essere diventato un acerrimo nemico dei cittadini e la peggior piaga del nostro secolo. Perché? Forse perché il nostro Esecutivo (parecchio in crisi e non certo per colpa del gioco) ha deciso che il gioco fa male? Ma non sembra che ne abbia fatto alle casse dell’Erario, considerando le risorse che sono state ingurgitate negli anni e che hanno, senza dubbio, contribuito alla quadratura dei bilanci delle varie Legislature che si sono succedute. Ancora oggi i perbenisti sono contro il gioco d’azzardo e non ammettono che il medesimo sia riuscito a ciò che nessun altro settore commerciale, o di servizi, è riuscito a fare: occupare migliaia di risorse che altrimenti sarebbero state a spasso lungo la Penisola in cerca della “chimera lavoro”.

Neppure questo è riuscito a far propendere dalla parte positiva la bilancia del giudizio sul settore dei giochi! Ma i detrattori del gioco pubblico, cosa pensano del troppo fumo, troppo alcool, tanta droga: dipendenze che flagellano il nostro Paese e che provocano, senza ombra di dubbio, più morti delle derive che il gioco può procurare a soggetti che soffrono di disturbo da gioco d’azzardo… Ma anche questo non sembra argomento che possa interessare la nostra politica, o quel che ne rimane ad oggi: gli scudi sono tutti alzati contro il gioco e gli altri rischi sociali che esistono (eccome) sono passati in secondo piano e non sono ritenuti degni di particolari interventi proibizionistici contro i rispettivi settori commerciali. Ed ancora: perché? Anche se si comincia a sospettare che sia impossibile avere risposte in questo senso: non vi ha risposto alcun Governo e, quindi, il gioco pubblico sembra “costretto” a vivere in quell’incertezza e nella poca trasparenza che lo contraddistingue, ormai, da un bel po’ di tempo e che lo accompagna nello svolgimento del proprio percorso commerciale autorizzato a proporre l’offerta legale di gioco pubblico sul territorio.

Sostanzialmente, mentre negli anni i “rischi sociali” di vario genere sono stati affrontati dalle diverse Legislature ma, si ripete, non in modo così “proibizionistico” come forse avrebbe dovuto accadere, contro il gioco sin dal suo nascere vi sono state ostilità da parte della politica anche se regolarizzare il gioco d’azzardo ha fatto emergere una enorme quantità di sommerso: nonostante questo, in ogni Legislatura lo schieramento contro il gioco è comparso sistematicamente e sono sempre state messe in campo aspre polemiche sul settore. Si sono ripetute anche ad oltranza le promesse di un riordino, ma nessuno ha mai fatto un concreto passo avanti: le istituzioni da una parte ed il gioco d’azzardo dall’altra. Solo, forse, in Conferenza Unificata si è riusciti ad arrivare faticosamente ad un accordo tra Stato, Regioni ed Enti Locali: ma intesa che nessuno ha poi rispettato, seppur in quel tempo l’accordo fu regolarmente sottoscritto da tutti i protagonisti.

Si ripete spesso che questa è la nostra politica e con questa ci si deve confrontare, anche se il gioco è arrivato al culmine del suo “star male”. E poi, mentre si fuma, si beve, ci si droga più o meno ufficialmente, la vita commerciale di ogni settore continua: solo per il “rischio gioco” tutto è più complicato, difficile e deleterio. Da qui, le varie restrizioni ed i divieti che sono sembrati gli unici strumenti per dare una sorta di ordine alle attività ludiche: ma questo non è certo risultato essere la strada maestra da percorrere. E così ci si trova, oggi, con le migliaia di imprese di gioco che hanno chiuso, licenziando i propri dipendenti ed un territorio in ostaggio della criminalità organizzata che gestisce il gioco illegale che ha preso, inevitabilmente, il posto di quello che è invece lecito ed autorizzato dallo Stato. Questa situazione del mondo dei giochi è stata “espressamente voluta” dall’Esecutivo Giallo-Verde, attualmente in crisi e tecnicamente vicino alla sua conclusione.

Quest’ultimo ha concesso l’emissione di norme restrittive, ha aumentato le tasse, ha legittimato iniziative locali contro il gioco, ed ha applicato un divieto della pubblicità che nessuno condivide, persino a livello europeo. Ma non ha risolto primo, la “questione territoriale”, problematica che blocca tutto lo svolgersi dei giochi e, secondo, si è reso perennemente contumace nel riordinare il settore. Anche questo ultimo Governo, infatti, aveva promesso un intervento in tal senso: od una Legge quadro nazionale sul Gioco, od un Codice Unico dei Giochi come si era sentito vociferare di recente. Ad oggi, però, nulla di tutto questo è accaduto e lo scenario ci rappresenta addirittura la crisi politica. Intanto, si continua a fumare, a bere ed a drogarsi con i risultati che quotidianamente la cronaca ci sottopone: ma per questi altri rischi sociali si applicano politicamente “due pesi e due misure” nei confronti del mondo del gioco d’azzardo che non viene mai lasciato in pace. Invece che essere una “riserva di Stato” sembra che il gioco pubblico sia una vera e propria “riserva di caccia” dove quasi tutto è lecito…

Pubblicato il: 25 Agosto 2019 alle 10:00

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