Il gioco d’azzardo ha bisogno di essere riaperto

ripartenza veloce del gioco azzardo

Ancora oggi, nonostante la stragrande maggioranza delle persone pensi che tutte le attività dovrebbero lentamente ripartire, e che l’economia non si può più fermare perché i diversi settori stanno pagando un prezzo veramente troppo alto, il gioco, ed anche i siti italiani di casino, è chiuso ermeticamente e, siccome l’Esecutivo Giallo-Rosso stenta a prendere decisioni come il solito quando riguardano il settore ludico, ci pensano i Governatori di alcune Regioni a sollecitarne l’apertura. Oltre tutto, qualora non ne fossero completamente convinti, ci pensano a sbloccare la situazione le questioni che si riferiscono al Casinò di Sanremo ed a quello di Venezia e che porteranno alla loro apertura: evidente che se riapriranno i Casinò sarà difficile tenere ancora chiuse le sale da gioco, le sale bingo, quelle slot e Vlt e le agenzie di scommesse! Ed ecco perché i Governatori della Liguria, del Veneto, insieme a quello della Toscana e dell’Abruzzo, sollecitano il Governo ad una riapertura “veloce” del mondo dei giochi per mettere fine a tutta quella ipocrisia che sta monopolizzando la ripresa del settore, fermo da troppo tempo, e, sopratutto, mettendo così al sicuro l’occupazione sui territori.

E meno male che qualcuno si ricorda che il gioco d’azzardo esiste, anche se è ancora chiuso: forse, l’Esecutivo se ne è soltanto “dimenticato” e, quindi, andrà a provvedere velocemente per la sua riapertura, poiché adesso è possibile, altrimenti la continua chiusura potrebbe risultare obsoleta ed anacronistica, oltre che perennemente posseduta da una sorta di falso moralismo e pericolo che il settore incute: chissà poi perché. Che a posteriori non si dica che il gioco pubblico è in ritardo con i vari versamenti erariali, che non ha contribuito a rispettare gli accordi di concessione statale, che il Governo recepisce fortemente questi “ammanchi”! Tutto questo sarebbe veramente il colmo, visto che l’Esecutivo non sa più che scusa trovare per evitare la riapertura del “suo” gioco pubblico, ma anche dove per sostenere la sua decisione applica, purtroppo, due pesi e due misure. Perché ha deciso l’apertura di negozi di abbigliamento, di estetica e saloni di parrucchieri, persino di piscine ed, invece, per il gioco non spende una parola?

Non si riescono a trovare altri termini come “ipocrisia e discriminazione”, aggiungendo “incongruenza ed accanimento” per spiegare questo, altrimenti qualcuno della politica dovrebbe avere la compiacenza di “illuminarci” su cosa ha potuto giustificare una chiusura che ancora oggi persiste, anche se ora sembra sia stata presa in considerazione la data di giugno come termine per la tanta agognata ripresa del gioco! Onestamente, oggi il blocco del gioco non ha proprio più senso e non ci si dovrebbe appellare alla moralità, od a questioni ideologiche che non “fanno più tempo”, ma che invece rischiano di essere persino ridicole. I dati che vengono consegnati sull’andamento dei contagi è “favorevole” e lascia serpeggiare un discreto ottimismo positivo per tutte quelle aziende che ancora sono “ferme al palo”, subendo danni al limite dell’insostenibile: non dovrebbero esserci più stop, e dovrebbe essere possibile l’apertura di tutte le imprese “restanti” per il 15 giugno prossimo. Sempre che non accada l’impensabile.

Se così ancora non fosse per il gioco pubblico, verrebbe sempre più alla luce un pensiero che accomunerebbe al termine “speculazione” la situazione che ha determinato il posizionamento dello stesso gioco in fondo alla lista delle ripartenze aziendali: quindi, gioco assolutamente vittima di una sua cattiva immagine al di là di ogni possibile perplessità rispetto ai suoi requisiti di sicurezza e di ordine pubblico. Ancora una volta, purtroppo, si deve temere che il gioco pubblico sia stato costretto a subire un atteggiamento ipocrita dell’attuale Governo che forse temeva, nel farlo ripartire, di essere mal giudicato dai media con la conseguente paura di perdere credenza politica e, quindi, voti. Però, essere condizionati da questo pensiero istituzionale significa per il gioco pubblico esserne ancora una volta vittima: peccato che ne pagheranno le conseguenze migliaia di piccole e medie imprese con i propri dipendenti. E pensare che il settore ludico già da tempo ha predisposto i protocolli di sicurezza per la sua riapertura dimostrando, con questo, quanto desideri ripartire, ma nella sicurezza totale sia per i propri dipendenti che per i propri estimatori.

Il gioco pubblico vorrebbe anche ripartire perché “ascolta” il polso del mercato che oggi, purtroppo, è invaso dalla troppa illegalità che ne sta prendendo il posto, oltre tutto abbastanza tranquillamente poiché le Forze di Polizia in questo momento sono notevolmente impegnate per seguire lo svolgimento delle varie fasi di riapertura delle aziende nei diversi settori dopo l’emergenza. Sembra, purtroppo, che queste motivazioni più che serie siano completamente ignorate dall’Esecutivo anche se gli sono state sottoposte persino dal Capo della Polizia Gabrielli che ha evidenziato quanto la criminalità organizzata si sia riappropriata del comparto del gioco e delle scommesse, settore particolarmente gradito all’illegalità nel quale impegna parecchio del suo capitale “nero”. Pare veramente assurdo che l’Esecutivo non voglia intervenire neppure a seguito delle sollecitazioni del Capo della Polizia ed all’avanzare dell’illegalità!

Niente di tutto questo, comunque, è servito a smuovere la situazione del mondo dei giochi, neppure a sollecitare un confronto tra il settore ed il Governo centrale per avviare davvero un percorso per la riapertura del gioco pubblico e delle sue attività commerciali. Però, non ci si può scordare di un settore che ha un’importanza economica notevole sopratutto per lo stesso Stato: ora non ci si può più tirare indietro ed il Premier Conte deve assumersi la responsabilità della riapertura del settore ludico.

Pubblicato il: 18 Giugno 2020 alle 10:00

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