Il costante declino del gioco d’azzardo italiano

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Sono mesi e mesi, purtroppo, che si continua a gridare l’allarme per la “sparizione del gioco pubblico e dei migliori casino dall’italico territorio”! Si cerca di far comprendere che questa sparizione comporta, inevitabilmente, il lasciare praterie immense a disposizione dell’infiltrazione del gioco illegale ed anche, altrettanto inevitabilmente, che la criminalità organizzata, che tanto gradisce il mondo dei giochi, inserisca altre attività malavitose che sono un vero pericolo per i cittadini e per il territorio. Il gioco pubblico continua ad inseguire con persistente caparbietà, la sua sostenibilità, ma viene osteggiato in ogni modo dall’Esecutivo Giallo-Rosso che continua imperterrito nella sua perenne latitanza nell’affrontare il riordino nazionale del settore e che, invece, se lo facesse, provvederebbe seriamente alla tutela dei suoi cittadini, dei minori, delle imprese ed anche delle risorse che ha già inserito in bilancio e garantite all’Europa, ma che questa volta, forse, non riuscirà ad ottenere.

Basterebbe che l’Esecutivo Giallo-Rosso “volesse” dare uno sguardo a ciò che succede nel gioco pubblico in ambito regionale dove, purtroppo, la lotta al gioco diventa sempre più serrata e che è mirata a “restringerlo” sempre di più. Però, situazione che riguarda esclusivamente il gioco d’azzardo legale, perché quello illecito prospera e dilaga a vista d’occhio senza che ciò desti preoccupazione nell’Esecutivo. Il degrado del mondo del gioco lecito, purtroppo, comincia ad essere troppo evidente ed a palesarsi anche con le apparecchiature da intrattenimento che dovrebbero essere sostituite con velocità, cosa risultata concretamente impossibile, visto il tragitto complicato per arrivare all’omologazione definitiva dei nuovi apparecchi. Per questo le “macchinette” vengono sottoposte ad un così attento e capillare monitoraggio: per controllare se la normativa emessa in questo senso venga ben rispettata.

Ma i primi resoconti non sono dei migliori e si denota poca accettazione delle disposizioni con i vari conseguenti sequestri che continuano a susseguirsi in tutta la Penisola, come riferisce la cronaca. Oltre tutto, è apparsa nel segmento delle slot una particolare anomalia che rende gli apparecchi soggetti ad azioni illecite: da qui questa ondata di sequestri che deve fronteggiare una situazione che potrebbe diventare sempre più presente. In realtà, le regole tecniche attuali per gli apparecchi di gioco sono quelle in essere da più di una decina d’anni che, a livello tecnologico, significa che ormai sono obsolete. É ovvio che un decennio nel mondo come quello dei giochi, che è tecnologicamente avanzato e si sviluppa a dismisura da un anno con l’altro, è un tempo assolutamente assurdo e fa apparire la tecnologia di dieci anni fa una sorte di tecnologia paleolitica, per quanto potesse essere avanzata quando è stata applicata alle “macchinette” di allora.

Purtroppo, questa situazione del gioco non riguarda solo il nostro Paese, ma bensì altri mercati, seppur in modo differente: e per rendere meno spiacevole lo scenario descritto ed il cambiamento in negativo del fenomeno gioco, meno male che si presenta ICE di Londra, Fiera che da anni rappresenta una delle vetrine più interessanti per conoscere gli sviluppi e le nuove tecnologie che il gioco applica per i suoi prodotti. Ma ICE ha sempre rappresentato il futuro del gioco e così vi accende una scintillante lente d’ingrandimento che possa far intravedere quanta sia la speranza che si deve “impiegare” per vedere quale sia la direzione giusta che il gioco dovrebbe intraprendere. Anche in ICE tutto è proiettato sulla sostenibilità, come tema centrale sul quale tutta la Fiera si concentra, dando ampio spazio anche in questa edizione al mercato italiano ed all’inevitabile cambiamento che quest’ultimo deve fare, oggi, per poter almeno sperare in un futuro.

Il nostro gioco pubblico, si deve sbrigare a cambiare pelle, perché di tempo obbiettivamente questo settore non ne ha più tantissimo. Sopratutto, prima che tutto degeneri nella forma più tragica possibile: gli operatori dovranno farsi un esame di coscienza e pensare che se sino a qualche anno fa hanno guadagnato ed anche speculato in questo business statale, ora devono fare un passo indietro e cercare di rendersi migliori nella gestione del rapporto con i propri utenti, fare corsi professionali che consentano di seguire i giocatori qualora dimostrassero di avere troppa “pulsione verso il gioco”, cercando di indirizzarli ai centri preposti per queste derive. Dovranno gestire le loro apparecchiature e slot machine in modo perfetto, senz’altro facendo enormi sacrifici perché tali interventi sono finanziariamente pesanti, special modo quando il “cassetto” a fine giornata non è più ricolmo come un tempo.

Ma dovranno anche riflettere sul fatto che, negli anni, il gioco è cresciuto troppo e troppo oltre i canoni consueti del divertimento: ciò lo ha inserito nella vita quotidiana di tanti ma non più come intrattenimento, quasi come “una febbre della Fortuna” e ciò non va bene. Poste tutte queste considerazioni e riflessioni, oggi, il gioco ed i suoi operatori si trovano nella condizione di non avere un futuro, e non solo sicuramente per colpa loro: sopratutto per la politica che non vuole gettare una sorta di “salvagente” come quello rappresentato dal riordino del settore dei giochi. D’altronde l’Esecutivo Giallo-Rosso non può neppure disconoscerne la paternità e non rendersi conto che senza questo intervento statale il “suo” gioco pubblico, Riserva di Stato, è destinato a fare una brutta fine ed a gettare migliaia di dipendenti in mezzo ad una strada.

Sicuramente, un buon Governo tutto questo non lo può consentire se vuole fare veramente gli interessi dei suoi cittadini, anche di coloro che rincorrono questo divertimento con gioia. E, comunque, sono sempre tanti i cittadini che giocano con responsabilità e consapevolezza e questo non lo si può dimenticare. Come non si può scordare che circa quindici anni fa è stato proprio lo Stato che ha “inventato il gioco pubblico” per toglierlo dagli artigli della criminalità che ne deteneva il potere: ma anche che in questi anni ci ha fortemente guadagnato. Girarsi dall’altra parte e far finta che tutto sia apposto, quando invece non lo è affatto, è un “brutto” comportamento, con mancanza di rispetto per tutti coloro che hanno fatto del gioco pubblico e delle scommesse, e quindi di Stato, il loro lavoro investendo forze personali ed economiche per rispettare le proprie concessioni ed i propri rapporti.

Pubblicato il: 1 Marzo 2020 alle 10:00

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