Grande futuro per il gioco d’azzardo italiano

grande futuro per il gioco azzardo

Da quando è entrato nel mondo politico quello che si è chiamato (per un po’) il Governo del cambiamento, sinceramente di cambiamenti ve ne sono stati veramente pochi, sopratutto per quanto riguarda il gioco pubblico ed i casino italiani online. Gioco che interessa tantissimo tutte le migliaia di imprese che lo compongono, ma assai poco l’opinione pubblica gravata da problemi ben più gravi, sopratutto quello di districarsi tra nuove tasse e sempre meno stipendio fisso: cosa che non consente di fare seri programmi per il futuro e che, per quello che riguarda i pensionati, comprendono quello di riuscire ad arrivare alla fine del mese. Ma dopo questo catastrofismo che non ci è congegnale diventa un serio obbiettivo dare un’occhiata al settore ludico per vedere, dopo i cambiamenti di Governo di certo non voluti dal popolo, cosa ne sarà veramente del mondo dei giochi, se avrà un domani e, sopratutto, se si può ancora parlare di un suo futuro che comporta per esistere innovazione, regolamentazione, investimenti e sguardi attenti ai mercati di settore.

Oggi, cosa sta succedendo al gioco pubblico? Quale sarà concretamente l’effetto Brexit sul settore ludico? Forse, si può parlare di futuro che non è lontano, ma che è già iniziato e che porta ad implicazioni profonde ed, in ogni caso, che porterà inevitabilmente un cambiamento: sicuramente graduale, ma nell’immediato. Si dovrà concretizzare, facendosi spazio tra le altre mille priorità che passeranno in secondo piano: quindi, a data da destinarsi, sopratutto se sono priorità complesse. Il profondo sguardo sullo scenario europeo offre due “certezze”: la prima che tutta Europa ha diversi tipi di emergenza economica ed industriale e la seconda è quella di poter guardare ad un nuovo futuro, considerato che questo termine lo si invoca come a mascherare un “offuscato” lungo obbiettivo nel quale ognuno profondamente spera.

Tante Nazioni insieme si trovano nella situazione di affrontare un cambiamento epocale che sta bussando alla loro porta, e del quale ancora oggi non si riescono a percepire gli sviluppi reali: ma bisognerebbe preoccuparsi prima che tali eventi accadano, provando ad anticipare i tempi e studiando strategie di adattamento, di prevenzione e di qualsiasi altro atto che possa anticipare le rilevanti variazioni dei mercati, ovviamente nelle umane possibilità. Esattamente come accade nel gioco d’azzardo dove, a livello planetario, si sta inseguendo l’obbiettivo della sostenibilità che può rappresentare una delle poche possibilità in un futuro nel settore, così come quello delle migliaia di imprese che lo compongono. Ma anche qui, nonostante la particolarità di questa situazione, nessuno sembra voler davvero tracciare la strada maestra per affrontare i cambiamenti che si stanno avvicinando con prepotenza.

E strada che il gioco, inevitabilmente, dovrà percorrere nell’immediato, altrimenti non si riuscirà ad avere quel futuro in cui tutti gli operatori vogliono credere, nonostante l’ostracismo dell’Esecutivo attuale. Ma a parte ciò che ha studiato il Governo, il gioco ci ha messo anche del suo. Infatti, negli ultimi anni sono stati tanti gli errori che l’industria del gioco ha commesso: dall’eccessivo marketing alle troppe comunicazioni che hanno condotto, poi, gli Enti Locali ad emettere ordinanze restrittive, alla mancanza di strategie per impedire la diffusione di quel gioco più aggressivo che ha portato alle limitazioni sui vari territori e che si sono concluse con il provvedimento del divieto totale della pubblicità agli stessi giochi ed alle scommesse online. Non vi è alcun dubbio, però, che il proseguimento dell’intera industria del gioco passerà, probabilmente, da quanto la stessa decide di perdere oggi, considerando che il suo fine deve rimanere la sostenibilità: quello status che potrà permettere al settore ludico di continuare ad esistere e non scomparire.

Appare, comunque, arrivato il punto di non ritorno: non si possono più tollerare errori. Infatti, se verranno effettuati altri passi falsi e non si interverrà, “in proprio” a studiare tutto ciò che il gioco può fare per arrivare alla sostenibilità, il rischio reale sarà proprio quello di veder sparire il gioco pubblico con tutto ciò che questo può comportare. Diventa uno scenario insolitamente realistico ed allora sì che si entrerà in una crisi economica disastrosa dalla quale uscirne sarà praticamente impossibile. Per questo, bisognerebbe evitare di persistere negli atteggiamenti che sinora si sono tenuti, anche se recentemente il settore ha cercato di fare qualche mossa per “ridimensionarsi”, cercando così di dare il buon esempio all’attuale politica che, purtroppo, negli ultimi due anni non si è comportata in modo leale nei confronti del “suo” gioco pubblico.

Non si vogliono scagliare strali solo contro il sistema gioco, ma anche contro la politica nei vari Governi che si sono succeduti con una velocità incredibile, e Governi che sono riusciti con il loro silenzio a rimandare la messa a punto del riordino del settore, anche se platealmente era stato promesso in varie dichiarazioni pubbliche. Il riordino del settore, infatti, avrebbe potuto mettere sotto silenzio tutte le “storture e sovrapposizioni” che le varie normative emesse hanno procurato, e che hanno portato a richiedere gli interventi dei Giudici dei vari TAR per ottenere una interpretazione concreta di alcune norme, assolutamente poco trasparenti. Ma promesse governative che non sono state mai mantenute: quindi, tali atteggiamenti sono da considerarsi assolutamente responsabili dei disagi che tutta l’industria del gioco sta continuando a subire.

Peccato che a fare le spese di queste prese di posizione della nostra assurda politica, oltre agli operatori con i loro investimenti, saranno i dipendenti delle migliaia di imprese di gioco costrette a chiudere i propri battenti! Quindi, la mancata sostenibilità, che dovrebbe rappresentare certezze per le imprese di gioco, si è allontanata sempre di più e, sicuramente, i discorsi della nostra politica non hanno contribuito a rendere agevole la vita del gioco pubblico, seppur quest’ultimo rappresenti lo Stato ed il suo prodotto ludico. Ma con schieramenti così “votati a contrastare il gioco in ogni modo” cosa si potrebbe fare di più per accattivare i suoi affezionati? Non si riesce a vedere “una via di scampo”: se non nascerà il riordino nazionale del settore, diventato ormai elemento indispensabile ed improrogabile, significa inevitabilmente, che si vuole la sparizione dell’attuale gioco pubblico.

Pubblicato il: 26 Febbraio 2020 alle 10:00

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