Gli operatori del gioco d’azzardo si sentono attaccati dalle istituzioni

istituzioni attaccano il gioco azzardo

Nessun ragionevole discorso, o scusa, od argomentazione potrà mai mettere pace negli operatori del gioco e dei casino migliori in Italia quando si sentono perennemente attaccati dalle istituzioni e dai loro provvedimenti che vanno quasi sempre ad intaccare per primo il settore del gioco pubblico, che pur dovrebbe essere protetto rappresentando lo Stato per concessione. Oggi più che mai con questo “ritocco” alle attività commerciali, ivi compreso il gioco, si ha la sensazione che sia il Presidente del Consiglio che il Comitato da cui partono, in linea di massima, le misure restrittive per contrastare il Coronavirus non siano per nulla obbiettivi quando valutano di rischio medio-alto le attività ludiche: errore che è già stato messo in campo nel lockdown totale di marzo-aprile scorso. Ma, anche se perseverare è diabolico, come si suole dire, si insiste nel voler “colpevolizzare” sempre alcuni settori quando si cerca di arginare il virus: e quindi perché non restringere anche oggi le attività di gioco?

Inutile chiudere luoghi sensibili come piscine e palestre oppure ancora centri estetici dove, inevitabile sottolinearlo, la sicurezza non può sicuramente essere applicata nella sua interezza: utile invece chiudere gli ambienti di gioco dove la stessa sicurezza non è stata mai messa in discussione. Anche ad un profano dovrebbe saltare agli occhi quanto possono essere ingiuste ed incomprensibili le limitazioni al gioco quando in una sala slot, per fare un esempio diverso dalle sale bingo, lo spazio ed il distanziamento sono “naturali” avendo a disposizione per la maggior parte di tali strutture “larghe” metrature, la frequenza media degli utenti è decisamente inferiore a quella di una palestra e decisamente lontana dal poter creare assembramenti. Oltre tutto, quando si parla di apparecchiature da intrattenimento il distanziamento sociale è assolutamente garantito poiché ogni apparecchio è pensato per un giocatore oltanto e con un solo sgabello: ed il tutto viene sanificato ogni volta che viene usato.

Si aggiunga pure che gli apparecchi, slot machine, in alcune sale sono stati addirittura distanziati l’uno dagli altri in modo da ottenere più spazio e migliore distanziamento possibile tra due giocatori che si divertono comunque su due apparecchiature ben diverse. Ma tutto questo, evidentemente, non interessa a chi decide per le restrizioni da applicare: si tratta di gioco d’azzardo, è superfluo e quindi si può limitare od addirittura chiudere. Onestamente, si vuole dare per buono che queste considerazioni potrebbero anche sfuggire al Premier, ma che non dovrebbero invece essere completamente ignorate da un Comitato tecnico il cui scopo dovrebbe essere quello di studiare ogni singolo settore per individuare le regole più adatte per ognuno in modo da mettere i cittadini in sicurezza, i relativi dipendenti in grado di lavorare in tranquillità, facendo così proseguire le attività per una continuità economica ideale per far ripartire il Sistema Paese in un momento difficilissimo in cui serve il “lavoro” di tutti per rialzare la testa e contrastare questo riapparire violento del virus, cosa che sta spaventando ovviamente tutti.

Ma questo attento esame dei vari settori di certo non viene applicato per i giochi d’azzardo: ancora una volta si assume un trattamento diverso rispetto agli altri comparti e viene considerato un settore di “Serie B” sul quale si possono prendere decisioni “superficiali”. Ma non è assolutamente giusto e questo il settore ludico dovrebbe gridarlo chiaro e forte ed una volta per tutte. Basta continuare a subire questi atteggiamenti di non equa applicazione dei criteri di valutazione sulla possibilità di contagio! La sensazione che si ricava da tali comportamenti è che si stiano sprecando troppi proclami in tutti i sensi, che poi lasciano il tempo che trovano, e che si provveda ad adottare soluzioni rapide collegate a determinate vecchie ideologie dove il gioco d’azzardo non gode sicuramente di alta considerazione, almeno per una parte dello schieramento che compone questo attuale Esecutivo a quattro mani. Soluzioni apparentemente raffazzonate che appaiono non completamente in linea con l’economia del nostro Paese, ma che si attaccano ad antichi retaggi ideologici o falso moralisti, che dir si voglia.

Probabilmente, il criterio che viene applicato nelle decisioni recenti è quello di considerare se una attività è necessaria o meno: ma anche questo criterio non giustifica questa continua restrizione ai giochi rispetto a misure più blande usate per altri settori, forse più rischiosi di quello ludico. Il confronto tra un centro estetico ed una sala gioco sembra davvero superfluo, sopratutto pensando ai livelli di rischio di contagio: mentre, sicuramente, è più importante il cibo, e non c’è alcun dubbio, che il giocare e divertirsi. Ma è anche vero che senza i ristoranti aperti nessuno morirebbe di fame, a parte i ristoratori ovviamente… Ma non si vuole fare polemica, solo fare una piccola considerazione sui criteri che si stanno applicando per il “coprifuoco” che si intende suggerire ai cittadini che avrebbero bisogno di norme più chiare e che forse gradirebbero di più una chiusura totale come già accaduto piuttosto che questo stillicidio di restrizione, di orari, di settori.

Resta, comunque, il fatto che il settore del gioco, scommesse online comprese, ed i suoi operatori escono anche questa volta con le ossa rotte, senza che nessuno parli di tutela per questa categoria. Anzi, ogni settore “tira l’acqua al proprio mulino”: ma figuriamoci se verrà mai in mente a qualcuno di pensare alle imprese di gioco ed ai suoi lavoratori e di studiare incentivi per gli addetti ai lavori del gioco pubblico. Imprese legali che rappresentano il prodotto di Stato: ma interessa forse a qualcuno questo ultimo particolare e forse lo spinge ad ipotizzare tutele maggiori rispetto a quelle offerte ad altre categorie? Sembra proprio di no, mentre a chi scrive appare veramente grave che l’Esecutivo non rispetti “una sua costola” e la tratti con tanta indifferenza e poco rispetto: ma evidentemente è uno “sport” molto frequentato da questo Governo centrale che non riesce ad uscire dalle sue vecchie, ipocrite e ritrite ideologie o dal suo falso perbenismo nei quali per il gioco pubblico non c’è assolutamente posto.

Pubblicato il: 5 Novembre 2020 alle 10:00

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