Gli Esports vogliono arrivare alle olimpiadi

esports alle olimpiadi

Recentemente, si sta parlando spesso degli eSports, oltre che dei migliori casino online sicuri ed affidabili, anche se obbiettivamente non tanti lo fanno poiché preferiscono quasi sempre parlare male soltanto del gioco tradizionale: non si placa mai il piacere di distruggerlo anche con le parole oltre che con i fatti (le normative restrittive) e, quindi, cavalcare questo argomento sta diventando uno degli sport più gettonati dalla politica e dai media. Ma per chi ancora ci legge si spera sia interessante, invece, mettere il naso negli eSports che possono essere di valido aiuto per il mondo del gioco, così osteggiato, e che se può si deve difendere con qualcosa di innovativo, tecnologicamente avanzato, che non dia pericolo di incorrere in una dipendenza, che non comporta l’azzardo, ma che risulta estremamente coinvolgente. Perché non parlarne se sono giochi piacevolmente intrattenitori, trascinanti e che in poco tempo hanno suscitato così tanto interesse nell’italico popolo che guarda le novità sempre con un po’ di sospetto, sopratutto quando coinvolgono appunto la tecnologia?

Prima di farlo, bisognerebbe consegnare un dato particolarmente interessante per gli eSports: nel 2019 vi sono stati nel nostro Paese un milione e 200mila giocatori, e 350mila persone ne hanno seguito gli eventi. Cifre assurde che devono, però, far riflettere sull’interesse che questo segmento di gioco è riuscito a smuovere: e si deve anche sottolineare che in Italia è “cosa” ancora non molto seguita! Si continua nello sciorinare dati che, in questo caso, “ci piace” fare: otto giocatori su 10, quindi un buon 80%, utilizzano lo smartphone per giocare, il 77% la console, il 76% il computer. Il pubblico mondiale degli eSports ha raggiunto circa 500 milioni di persone ed ancora: il totale dei montepremi di tutti gli eventi nel 2018 è stato di circa 150 milioni di dollari. Cifra tranquillamente superata nel 2019 con 200 milioni di dollari, anche grazie alle partnership. Le entrate globali hanno superato il milione di dollari nello scorso anno, frutto dei ricavi dai diritti dei media, accordi di pubblicità e sponsorizzazione e dagli eventi ai quali prevalentemente assiste un pubblico maschile tra i 16 ed i 30 anni.

Già troppe cifre per i nostri gusti: ora disquisiamo, invece, sul fenomeno degli eSports e sugli importanti obbiettivi che intendono raggiungere. Prima di tutto è molto interessante il trend di espansione del mercato degli eSports: sono sempre di più le società di calcio che hanno già sub-odorato che questa tendenza sarà redditizia ed hanno ingaggiato i video-giocatori più forti a Fia e Pes: in Italia, ad oggi, le squadre coinvolte sono Sampdoria, Roma , Parma, Udinese, Empoli, Bologna, Genoa, Cagliari e Monza ed in ambito europeo le più importanti sono Barcellona, Psg Aiax, Manchester City ed altre. Bisogna sottolineare che tali società hanno investito anche nelle infrastrutture e che stanno seguendo il loro esempio imprese di altri settori, come la tecnologia, le società finanziarie ed istituti di credito. Nel nostro Paese, già un paio di anni fa, due ex giocatori di poker, Luca Pagano ed Eugene Katchalov hanno creato un’organizzazione di eSports, Qlash, che è già arrivata oggi a gestire un’ottantina di giocatori.

Quello che senz’altro si può dedurre è che un segmento di gioco avvincente, che attira tantissimi curiosi e visitatori nei vari eventi e che sta suscitando interesse globale e risulta, quindi, sin troppo evidente che l’asticella degli obbiettivi degli eSports continui ad alzarsi. Lo scopo è quello di farli entrare alle Olimpiadi e su questo le istituzioni mondiali anche su spinta del Comitato Internazionale Olimpico ne stanno discutendo. Si stanno facendo ricerche e si cercano informazioni sul questo fenomeno eSportivo al fine di riuscire a valutare se sarà possibile far rientrare gli sport elettronici nelle discipline olimpiche. Sarà un percorso senz’altro difficile ma, ormai, è assodato che per partecipare ai tornei di eSports i videogiocatori devono sottoporsi ad una disciplina sportiva altrimenti non riuscirebbero nel loro intento e questo verrà ben esaminato da chi di dovere, ma si è quasi certi che nelle Olimpiadi che si terranno a Parigi nel 2024 gli eSports saranno ben rappresentati nelle competizioni dimostrative.

A questo punto, e con tale ambizioso obbiettivo, entra senza dubbio in gioco il diritto sportivo e l’inquadramento in esso degli eSports: cosa che andrebbe a consentire di monitorare nel modo migliore le eventuali situazioni di rischio relative alle scommesse illecite, oppure a comportamenti illegali. Ma, positivamente, i videogiocatori usufruirebbero di tutte le tutele che sono insite nel rapporto con gli sportivi tradizionali: peraltro, tali tutele sono attualmente sottoposte all’attenzione del Governo per una riforma globale del sistema sportivo italiano, sperando che non segua l’iter del riordino nazionale dei giochi, considerando che di quest’ultimo non se ne parla proprio più. Per quanto riguarda la riorganizzazione del sistema sportivo se ne parla da un pezzo ed il suo percorso è iniziato con la Legge di Stabilità dello scorso anno e che ha come scopo finale quello di modificare tutta la normativa del lavoro nel settore sportivo, in tutte le sue categorie, quindi sia per i professionisti che per i dilettanti.

Sopratutto, verranno applicate nuove norme di tutela previdenziale e garanzie obbligatorie per i dipendenti. Come detto, si spera che non ci si trovi di fronte ad un’altra chimera come quella del riordino nazionale del gioco, considerando che anche quest’ultimo “è partito da una Legge di Stabilità” che, se non fallisce la nostra memoria, risale a quella del lontano 2016. Ma gli eSports rappresentano “l’avanzare dei tempi”, la tecnologia, il perenne mutamento del gioco, il suo divenire: si spera che tutto questo riesca ad accelerare anche i suoi adempimenti che devono essere presi con intelligenza, rispettando gli interessi di tutti. In fondo il gioco in generale è anche stanco di essere bistrattato e di sentire soltanto interventi nei quali si dichiara abbastanza spudoratamente che “qualcosa si farà”. Ora, sarebbe il tempo del fare e non più del dire: si vedrà se si può iniziare dagli eSports a regolamentarne il segmento, sperando che questo conduca anche ad altri obbiettivi. Obbiettivamente di promesse se ne sono sentite abbastanza.

Pubblicato il: 23 Febbraio 2020 alle 10:00

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