Gioco delle tre carte: Anche questo è gioco d’azzardo

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Il mondo del gioco d’azzardo, che comprende anche i siti italiani di casino legali, ha sempre convogliato ed attirato a sé discussioni che hanno enfatizzato, anche un po’ troppo, questo fenomeno che sicuramente è importante e che talvolta viene presentato come “la piaga del secolo”: cosa che non pare affatto giusta, ma portata avanti specialmente da quando esiste l’Esecutivo a quattro mani nel quale presenzia quello schieramento dichiaratamente negativo nei confronti dei giochi, seppur si parli di un settore legale e rappresentante dello stesso Stato. Ormai si è talmente stufi di ripetere questo concetto che ci sembra persino superfluo il farlo, mentre l’Esecutivo non si stanca proprio mai di darvi battaglia ed a pieno organico. Però, considerato che il gioco è intrattenimento e divertimento, ogni tanto quando se ne parla “ci piace” anche parlare di qualche notizia leggera del suo complesso mondo, anche se alla pronuncia della Cassazione alla quale oggi ci si vuole rivolgere, ovviamente, si deve assoluto rispetto.

Dunque, l’argomento diciamo “frivolo” che si vuole affrontare è “il gioco delle tre carte” che, generalmente, si incontra per strada: di fatto, è un gioco d’azzardo seppur considerato, appunto perché “di strada”, di poco conto. In effetti, ci si meraviglia perché l’accadimento che “ci piace” raccontare sia arrivato addirittura alla Suprema Corte di Cassazione, si trascini dal 2009 ed abbia come riferimento due multe, una di 300 euro e l’altra di 450 euro. Importi che sicuramente “non giustificano” un procedimento così lungo e che è andato a coinvolgere la pronuncia dei Giudici più alti del nostro ordinamento. Ma a parte queste considerazioni che lasciano il tempo che trovano poiché quando si parla di Giustizia ognuno deve percorrere la strada che ritiene più giusta per arrivare ad avere ragione dei propri diritti, si vuole raccontare dall’inizio questa storia, e quindi dal 2009, quando tre persone all’interno di un autodromo allestivano un banchetto appunto per il gioco delle tre carte e venivano per questo accusate di “Esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa”.

Ciò in violazione dell’articolo 4 comma 1 della legge 401 del 1989 che recita, e qui si deve ripetere esattamente ciò che prevede tale articolo “Chiunque esercita abusivamente l’organizzazione dl gioco del lotto o di scommesse o di concorsi pronostici che la Legge riserva allo Stato o ad altro Ente concessionario, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”. Il richiamo a quell’articolo è evidentemente bastato ai Giudici della Suprema Corte per dare ragione agli imputati che hanno continuato a sottolineare come il gioco delle tre carte non sia disciplinato in alcun modo dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. E non è però tutto qui: infatti, la Cassazione con la pronuncia che annulla in toto la precedente sentenza, esterna che al paradosso ciò che si potrebbe imputare è il contenuto dell’art.718 del Codice Penale laddove si dice che chiunque in un luogo pubblico svolga un gioco d’azzardo è punibile con l’arresto da tre mesi ad un anno e con un ammenda non inferiore a 206 euro. Questa poteva essere l’eventuale imputazione secondo il parere della Corte di Cassazione.

Ma di fatto, però, i Giudici hanno ritenuto che tale condanna non poteva essere applicata nel caso in cui il gioco delle tre carte sia stato improvvisato con un “banchetto e due compari”, poiché si tratta di una condotta occasionale che non rientra nel reato di esercizio abusivo del gioco in assenza di una struttura nella quale si svolga il richiamato esercizio abusivo del gioco. Struttura che non può considerarsi quella di un banchetto mobile ed organizzazione che non può ridursi alla disponibilità di un soggetto che “tiene il banco”, spalleggiato da altri due che vanno a simulare l’entusiasmo per una vincita “facile”, con questo inducendo gli eventuali passanti a credere che si possa arrivare ad un guadagno facile velocemente. In questo la Cassazione, con la sua pronuncia, non ravvede alcuna truffa, ed ecco spiegato il perché: il comportamento dei “compari”, non essendo presenti attività pratiche di raggiro, non può considerarsi truffa in quanto l’esito del gioco, è legato esclusivamente all’abilità del giocatore e non è dipendente dalla sorte.

Che dire di questa piccola disavventura dei “tre compari” e della loro pervicacia nel continuare a proseguire nel giudizio sino alla Corte di Cassazione? Significa che il gioco d’azzardo, grande o piccolo che sia, fa sempre discutere e mantiene alta la curiosità: infatti, anche se chi scrive un po’ di esperienza nel mondo del gioco indubbiamente l’ha acquisita, non si era ancora trovato nella condizione di raccontare un fatto “di così poca importanza economica” in senso generale ed arrivare per questo ai “piani alti” della Giustizia. Mentre sono anni che gli operatori del gioco si trovano coinvolti in ricorsi presso i vari TAR per vedere acclarati i propri diritti nei confronti delle leggi restrittive che, come spesso si sottolinea, hanno un’applicazione ed una interpretazione “alternativa” che richiede l’intervento dei Giudici per riuscire ad interpretare normative non trasparenti e ben delineate. E questo generalmente accade vedendo coinvolti interessi e cifre senz’altro superiori a quelle delle multe inflitte ai “compari del gioco delle tre carte”.

Però, come è giusto che sia, anche loro avevano il diritto di “vedere chiaro” sugli articoli del codice imputati loro e che riguardano la messa in pratica del gioco d’azzardo, oggi argomento cavalcato forse ad oltranza: ciò significa, peraltro, che in questo settore e nella sua regolamentazione vive poca chiarezza che potrebbe essere snz’altro raggiunta con il riordino nazionale del gioco e di tutto il settore. In fondo, quando si studia una legge si parte dalle cose più semplici e meno contorte come poteva riguardare l’accadimento del “gioco delle tre carte” che “ci è piaciuto raccontare” perché rappresenta un altro spaccato del gioco d’azzardo: non quello dei casinò o delle sale da gioco che tutto sommato sono organizzate nella forma, nella sostanza e con persone dedicate a questo, ma è semplicemente “un gioco da strada”. Ma anch’esso ha il diritto, almeno secondo la Corte Suprema di Cassazione, di esistere e di non essere considerato una truffa.

Pubblicato il: 12 Ottobre 2020 alle 10:00

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