Gioco d’azzardo: Pericolo d’infiltrazioni mafiose

pericolo infiltrazioni mafiose nel gioco azzardo italiano

La DIA, ma anche l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, continuano ad avvertire l’attuale Esecutivo di quanto si dimostri pericoloso per il territorio, e per lo stesso settore del gioco pubblico, che le sue attività continuino a rimanere chiuse lasciando “praterie sconfinate” a disposizione della criminalità organizzata che con il mondo del gioco ha indubbiamente un rapporto preferenziale che ultimamente si è ancor di più rafforzato e sviluppato e che porta guadagni forse inaspettati. La costante e continua chiusura delle attività ludiche legali, non dei casino online italiani, preclude ai giocatori abituali di trovarsi ad un confronto con il gioco illecito che oltre ad essere più accattivante per le sue offerte è disponibile h/24 contrariamente al gioco fisico del quale non esiste più traccia ed anche da un bel pezzo! Questo, oltre a far progredire economicamente il gioco illegale, e non ne ha sicuramente bisogno, consente alla criminalità di infiltrarsi persino nel gioco legale viste le esigenze di quest’ultimo per sostenere le proprie imprese.

Come si sa, anche l’usura è un “affare particolarmente vantaggioso” che la malavita sta usando, special modo in questo periodo dove la liquidità per le imprese è una chimera, oltre ad essere una pratica necessità alla quale non riescono a provvedere. Diverse imprese costrette alla chiusura forzata per disposizioni istituzionali a fronte del dilagare ancora oggi del virus devono affrontare, comunque, le spese fisse aziendali che non sempre si riescono a spostare, a sospendere, a dilazionare: gli imprenditori, special modo quelli del gioco che insieme ai ristoratori sembrano essere i settori più devastati da questa emergenza sanitaria, non sanno veramente più come affrontare il loro presente e neppure a pensare come sarà il loro futuro. Purtroppo, le risorse ed i ristori istituzionali non possono essere sufficienti per tutti anche perché non sono stati studiati in modo realistico e quei pochi che arrivano dallo Stato a volte servono unicamente per fronteggiare un mese di mancata apertura degli esercizi: figuriamoci per pareggiare un “fermo forzato” di più di 180 giorni!

Ma per tornare al “dire” della DIA bisogna fare riferimento ad un’indagine eseguita in provincia di Reggio Calabria dove hanno riscontrato che negli interessi di un imprenditore rientravano oltre al movimento terra, edilizia, attività turistico alberghiere anche la gestione di sale giochi e di piattaforme di scommesse online per concludere con l’inevitabile interesse di smaltimento e trasporto di rifiuti speciali. Questo imprenditore “di successo” è risultato essere contiguo alla cosca Raso-Gullace-Albanese oltre ad avere con quest’ultima vincoli personali di parentela: dalle indagini effettuate dalla Direzione Investigativa Antimafia è disceso un decreto di confisca di beni aziendali e personali emesso dal Tribunale locale per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro nei suoi confronti. Per delineare i tratti di questa operazione si deve anche sottolineare che questo imprenditore, insieme alla moglie e ad altri 40 “collaboratori”, era già stato colpito da un provvedimento restrittivo emesso dal GIP di Reggio Calabria poiché coinvolto anche nell’operazione “Alchemia” della Procura Distrettuale Antimafia reggina.

Operazione che aveva interessato elementi risalenti alla cosca indicata, ma anche a quella Parrello-Gagliostro di Palmi ed i reati ascritti erano di associazione a delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e reati contro la Pubblica Amministrazione. Per farla breve, e non tediare con l’elenco di gravi imputazioni di varia natura, si può dire che il Tribunale di Reggio Calabria riteneva l’imprenditore pericoloso a livello sociale per la sua vicinanza ad organizzazioni criminali e, per questo, emetteva il provvedimento di confisca dei beni. Pericolosità emergente dal suo curriculum criminale: e proprio per questo la DIA vuole avvertire l’Esecutivo che sono queste le “personalità” che riescono ad infiltrarsi nel mondo del gioco d’azzardo, a volte persino legale. Cosa estremamente pericolosa sia per il sociale del territorio che per lo stesso settore legale che non ha armi da opporre poiché anche in quella realtà il gioco d’azzardo pubblico, e quindi lecito, è desolatamente chiuso come su tutto il territorio nazionale.

Non bisognerebbe mai dimenticare, e per questo la DIA insiste nel farlo presente all’attuale Esecutivo, che questi personaggi sono portati ad applicare il loro “fare malavitoso” in tutti i settori, quindi compreso quello del gioco d’azzardo, obbligando i gestori all’acquisto di apparecchi di pertinenza della malavita che, probabilmente, sono anche tarati in modo da non pagare le vincite come gli ignari giocatori potrebbero aspettarsi ed abituati a ricevere dal gioco legale. Così agli esercenti viene imposto ciò che alla malavita interessa imporre: ovviamente, con violenza ed in modo criminale costringendo gli imprenditori ad intrattenere forzatamente rapporti con le attività illecite di distribuzione delle apparecchiature da intrattenimento. Senza dimenticare anche l’usura che generalmente viene usata per impossessarsi delle attività legali quando chi è costretto a ricorrervi per ricevere danaro a sostegno delle proprie imprese non riesce a restituirlo: e laddove lo Stato non viene in aiuto degli stessi operatori legali che dovrebbero rappresentare i suoi prodotti di gioco sull’italico territorio.

Ormai è da tempo che la DIA sottopone questa realtà al Governo: ma evidentemente non è “degna di risposta” così come i rappresentanti del settore del gioco che continuano a fare presente queste pericolose situazioni che però non fanno smuovere il Premier dalle sue idee e dalle sue valutazioni di chiusura delle attività ludiche. Anche il Direttore Generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si è esposto con queste argomentazioni al Governo centrale, sottolineando quanto sia attuale e presente il pericolo di infiltrazioni mafiose all’interno del mondo del gioco e delle sue imprese, ma con lo stesso esito, purtroppo. Nessuna risposta, nessun confronto, nessun passo indietro e nessuna prossima apertura delle attività di gioco: nel frattempo, i giocatori non trovando il gioco terrestre si dirottano sull’online, sperando che scelgano quello legale e non quello che invece non lo è. Anche online c’è un poco di confusione e qualche difficoltà nel comprendere quale sia “il punto di gioco giusto” con il quale condividere tempo, leggerezza e divertimento. Ma dove nel gioco c’è oggi chiarezza?

Pubblicato il: 5 Febbraio 2021 alle 10:00

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