Gioco d’azzardo: Il Governo non ha fatto abbastanza

governo non migliora il gioco azzardo

Purtroppo, si ha la netta sensazione che il Governo ed il gioco pubblico, compresi i migliori siti italiani sicuri di casino online, partano da due presupposti diversi in relazione ai sostegni economici che si intendono mettere in campo e che stanno incontrando non poche difficoltà: in realtà, gli sforzi e gli interventi che si sono intesi fare non riescono ad arrivare alle aziende che si stanno dibattendo tra mille difficoltà logistiche, che non dovrebbero affatto essere il filo conduttore per arrivare a queste risorse economiche. Tutto dovrebbe essere meno burocratico e più scorrevole: ma qui, nel nostro Paese, non è affatto così e per ottenere queste benedette risorse bisogna penare tanto per raggiungere, poi, in effetti molto poco. Il Governo pensa di aver fatto il possibile, ma in pratica concretamente ancora in questi giorni le aziende in sofferenza non riescono ad ottenere nulla, nonostante le varie assicurazioni: e questo non fa che aggravare quella percezione di incertezza che si aggira su tutto il Paese e che mette in condizione gli imprenditori di non essere affatto tranquilli.

Esattamente come accade alle imprese del gioco pubblico: forse anche perché questo preciso settore era già in crisi profonda, e manifestata più volte all’Esecutivo con comunicazioni scritte o con richieste di incontri, purtroppo però sempre rifiutati dall’attuale Governo. Questo per spiegare anche il punto di vista del gioco che ritiene sia stato fatto ben poco in relazione alle risorse messe a disposizione del settore: di fatto, queste si traducono in un mero spostamento di un paio di mesi del versamento del Preu. Senza dubbio, tale operazione è quella più onerosa ed allo stato ingestibile poiché essendo state costrette alla chiusura le relative attività ludiche, risulta evidente che non sia stato possibile raccogliere i relativi importi. Il gioco d’azzardo è un settore chiuso ermeticamente sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria e forse è quel settore che sta avendo più danni: anche per questo, quindi, lo stesso vorrebbe sottoporre al Governo qualche “idea” per venire incontro all’industria del gioco, in tutti i suoi protagonisti, dalla fonte alla foce della filiera.

Si parla tanto di ripartenza economica, ma l’Esecutivo Giallo-Rosso deve anche mettere in condizioni tutti i settori di ripartire veramente, ma non soltanto a parole: i numeri che quotidianamente vengono sciorinati sembrano “importanti e sostanziosi”, ma in pratica non lo sono affatto. Le aziende, tutte, hanno bisogno di iniezioni di danaro assai più cospicue e non certo di rinvii o proroghe di qualche mese: ormai tutto questo benedetto 2020 porterà solo ricostruzione sulle macerie prodotte dalla pandemìa e di certo non utili: quindi, spostare i pagamenti di un paio di mesi servirà a ben poco. Alla riapertura effettiva delle aziende tutto sarà diverso, considerato anche che non si sa quando esattamente le aziende potranno pensare di riacquistare una seppur limitata libertà di azione, oltre tutto con una più che limitata potenza economica per immettersi nuovamente su un mercato che non sarà più lo stesso, in ogni settore.

Proprio per tali considerazioni ecco perché per il mondo del gioco pubblico, ed anche quello delle scommesse sportive,  si vorrebbero dare alcuni “suggerimenti” sperando che il Governo, almeno questa volta, voglia ascoltare con attenzione i rappresentanti del settore ludico e prendere nota di tali proposte e non si renda latitante anche in questa situazione di disagio pesantissima da sopportare e bypassare. Da giorni ormai, il gioco pubblico porta avanti il discorso di ritenersi una parte importante, e quasi essenziale, per supportare il riavvio del Sistema Italia anche se non si può nascondere che tutto il settore ludico sta sopportando un profondo disagio, peraltro precedente alla pandemìa. Esattamente per questa sua precisa convinzione, il comparto del gioco pubblico, e quindi lecito, è da ritenersi indispensabile: il mantenimento degli introiti per lo Stato, come si sa, raggiungono annualmente un importo “alquanto pingue”. Ma non solo, la presenza del gioco legale sul territorio nazionale impedisce, di fatto, alla criminalità organizzata di fare la sua ricomparsa sul mercato.

Cosa che in questo periodo di emergenza sarebbe deleteria in quanto la stessa criminalità sarebbe senza dubbio in grado di offrire liquidità alle imprese in crisi, liquidità che latita da parte del Governo o che tarda a concretizzarsi. E con quale rischio per il nostro Paese? Invece, le aziende che si occupano di gioco dovrebbero essere sostenute per mantenere, innanzitutto, i propri livelli occupazionali che se andassero in crisi creerebbero non pochi problemi e farebbero anche precipitare i consumi. Senza dimenticare che il gioco dovrebbe essere sostenuto perché il settore deve completare gli investimenti richiesti dai provvedimenti normativi del 2019 sulle apparecchiature da intrattenimento e che erano appena iniziati nel mese di gennaio 2020, ma anche senza scordare che il Governo ha necessità che il gioco continui ad inserire nelle casse dell’Erario il gettito erariale proveniente appunto da tutto il gioco legale. Evidente, di conseguenza, che per continuare a fare ciò che il gioco ha sempre portato a termine, essendo una “Riserva di Stato”, deve essere messo in condizione di ripartire e per questo ha necessità assoluta di liquidità e di riapertura.

Ma per raggiungere questo obbiettivo indispensabile, sia per il settore ludico che per le casse dell’Erario, e quindi per il Sistema Italia, dovrebbe ricominciare ad aprire i battenti delle proprie imprese, ovviamente con tutte le precauzioni che la situazione sanitaria prevede ed alla quale si dovrà adeguare. Per concludere le osservazioni precedenti, innanzi tutto bisognerebbe che vengano assolutamente annullati gli aumenti del Preu disposti con l’ultima legge di stabilità e che erano stati “pensati” per un’economia normale, alla quale si era abituati prima del Coronavirus ed ora non più compatibili con l’attuale emergenza. Poi, si dovrebbero rivedere le date di spostamento del versamento del Preu, infatti oggi si parla della scadenza del 29 maggio 2020, ma il protrarsi delle chiusure rende poco probabile che gli imprenditori ammesso che possano riaprire alla metà di maggio riescano ad adempiere ai propri obblighi alla fine dello stesso mese: si potrebbe ipotizzare una scadenza del 30 settembre 2020 con la conseguente rivisitazione della rateizzazione degli importi sospesi.

Pubblicato il: 24 Aprile 2020 alle 19:57

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