Gioco d’azzardo escluso dal Play Store di Google Italia

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Il Decreto Dignità, con il divieto della pubblicità ai giochi, alle scommesse ed ai siti italiani legali con giochi di casino on line, fa sentire ancora la sua “forza” ed impedisce al gioco d’azzardo di estendersi ai giocatori italici a mezzo di Google con Play Store. Finora chi può accedere a questo servizio innovativo sono soltanto la Francia, il Regno Unito, l’Irlanda ed il Brasile anche se Google sta rivedendo le norme relative a concorsi, giochi e scommesse con vincita in danaro espandendo la tipologia di app/giochi a diversi altri Paesi. Ma, come già detto, di questa coinvolgente innovazione ludica non potranno usufruire i giocatori del nostro Paese, e non solo: infatti, l’Italia non è il solo Stato che verrà escluso, cosa che avveniva sia prima che dopo il famigerato Decreto Dignità che fa ancora oggi tanto discutere sia tra i nostri addetti ai lavori del gioco che a livello internazionale. Nel frattempo, in ogni caso, Google sta “ristrutturando”, con estrema attenzione, le sue strategie californiane.

Ristrutturazione sopratutto doverosa e conseguente alla pesantissima multa da parte di Agcom che ha raggiunto l’impresa per avere pubblicizzato addirittura un casinò online privo di licenza, quindi illegale. Ma oggi le cose sono già cambiate, proprio dopo questa attenta valutazione sulla strategia, e la lista dei Paesi in cui verrà estesa la possibilità di scaricare “app/d’azzardo” si è allungata, ma dove l’Italia è ancora fuori: gli Stati beneficiari di questa “perle ludiche” sono Austria, Belgio, Canada, Colombia, Danimarca, Finlandia, Germania, Giappone, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Romania, Spagna, Svezia e Stati Uniti ai quali vanno aggiunti gli altri Paesi elencati nelle prime righe. Le app di giochi e scommesse con vincita in danaro saranno disponibili a partire dal 1° marzo 2021 in modalità gratuita e con la classificazione AO (Adult Only) e potranno essere visualizzati gli annunci pubblicitari a tema scommesse e fantasport.

Google impone delle regole ben precise special modo quella che specifica esattamente che “lo sviluppatore deve essere un operatore approvato e/o registrato con licenza presso l’Autorità statale competente per giochi e scommesse valida nel Paese in questione per il tipo di prodotti di giochi e scommesse online che vuole offrire”. Si sono volute offrire le esatte parole in virgolettato proprio perché è una regola ben precisa che mette al sicuro Google da un’ulteriore sanzione come quella ben salata che le è stata comminata da Agcom. Viene anche precisato che i giochi sono consentiti soltanto a maggiorenni e si tratta di giochi da casinò online, lotterie, scommesse sportive e fantasport giornalieri. Le norme variano da Paese in Paese e quindi le normative verranno valutate con attenzione di caso in caso: per esempio, in Germania ora vige una regime transitorio in attesa del debutto del gioco online che dovrebbe avvenire nel prossimo mese di luglio.

Invece negli USA la situazione è ancora più complicata poiché ogni singolo Stato ha la sua normativa, vanno tutte controllate e rispettate sempre con la stessa massima attenzione per evitare conseguenze economiche che hanno di certo il loro peso: come si vede, si tratta di operazioni piuttosto complicate e di difficile gestione, ma evidentemente ne vale la pena. Ma non si vuole soltanto guardare a Google: si vuole curiosare anche a ciò che sta accadendo ad APPLE, altro colosso del gioco, che è stato preso di mira addirittura da una Class Action poiché istigherebbe gli utenti a rischiare troppo sui propri giochi da casino e poker free play traendone ingenti guadagni a discapito degli stessi assidui giocatori. Questa azione della Class Action è intentata in California con l’obbiettivo preciso di far condannare APPLE per i suoi profitti ricavati dal gioco d’azzardo illegale e “non ci piace”: ci sembra davvero esagerata poiché lascia intendere che gli utenti non abbiano la capacità di discernere quando arrivano a spendere cifre ingenti, specialmente in giochi in cui è impossibile riscuotere danaro vero.

L’azione legale in pratica si concentra su app free-to-play che consentono di acquistare valuta di gioco con danaro reale. In pratica danno la possibilità a chi possiede smartphone e tablet di provare esperienze di gioco in stile Las Vegas e di utilizzare slot virtuali o di giocare anche a prestigiosi tavoli da poker, ma le fiches vinte possono venire usate soltanto per continuare a giocare con slot virtuali. Ma perché succede questo? APPLE lo fa anche se i giocatori non possono in pratica guadagnare soldi veri, perché ottiene il 30% degli acquisti in-app compresi quelli per le fiches del casinò. Infatti l’azione legale proposta afferma: “Utilizzando APPLE per la distribuzione dei pagamenti i casinò hanno stretto una partnership commerciale reciprocamente vantaggiosa” e come si sa il mondo del gioco d’azzardo “gira attorno” al danaro, ai vantaggi, alle vincite, ma non solo il settore del gioco però! Il danaro governa indubbiamente molto, molto di più del settore ludico.

Nella causa si evidenzia che APPLE, attraverso l’App Store, fornisce informazioni sugli utenti ed utilizzi quindi la sua piattaforma per elaborare transazioni instillando addirittura il dubbio che APPLE vada a guadagnare con tali “manovre” ancor di più di ciò che guadagnerebbe con un casinò reale. E sarebbe proprio questa partnership ad essere estremamente pericolosa perché “accompagnerebbe” i consumatori verso la dipendenza dalle app dei casinò social, quasi obbligandoli inconsciamente a massimizzare le loro carte di credito per acquisti che ammontano a centinaia di migliaia di dollari. Sempre secondo questa azione legale sembra che l’anno scorso gli utenti abbiano speso 6 miliardi di dollari in fiches virtuali e così APPLE violerebbe la legge della California che vieta certi tipi di gioco: proprio per questo si accuserebbe la stessa APPLE di “racket e riscossione di debiti illegali”, il che appare alquanto esagerato. E si conclude sottolineando che i due protagonisti dell’azione legale hanno speso almeno 15mila dollari ciascuno in valuta virtuale e richiedono un risarcimento per le loro perdite, nonché che il Tribunale ordini ad APPLE di rinunciare ai suoi “guadagni illeciti” termine che assolutamente non ci pare per nulla appropriato.

Pubblicato il: 17 Febbraio 2021 alle 14:36

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