Fermento politico nei confronti del gioco d’azzardo

politica in fermento sul gioco azzardo

Certamente, ci vuole una bella forza, dopo il Divieto della pubblicità ai giochi, per avere il coraggio di infierire ancor di più sulla “industria del gioco pubblico”! Tutta la filiera non si è ancora ripresa dalle conseguenze del Decreto Dignità e sta ancora pensando a come “relazionarsi” con il nuovo corso del gioco, che ci si ritrova con un ulteriore “affettuoso pensiero” del vice premier penta-stellato che fa annunciare (si ritiene con soddisfazione) nuovi interventi indirizzati alla pubblicità del gioco e che dovrebbero far parte di due direttive Ue da mettersi in pratica entro il 2020, direttive con criteri particolarmente dettagliati. Questo dovrebbe effettivamente tracciare il “quadro complessivo del divieto della pubblicità”, insieme alle Linee Guida emanate nei mesi scorsi dall’Agcom, l’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni, che sottopongono delucidazioni relativamente all’attuazione di tale provvedimento e Linee Guida che, secondo qualcuno, avrebbero assolutamente depotenziato lo stesso divieto.

Si aggiungerà, probabilmente, con queste direttive europee. un ulteriore giro di vite relativo alla pubblicità: oltre il divieto della pubblicità sulle comunicazioni televisive, interverrà anche quello che riguarda i media. Con un conseguente scenario relativo al divieto della pubblicità più consono, ancor che più severo e più dettagliato in modo che, in questo caso, non si debba poi “ricorrere” a pareri da parte di altre istituzioni per comprenderne il campo di azione: “il come, il quando ed il per chi” così non avranno incertezze o dubbi nel loro iter e, sopratutto, nella loro applicazione. Evidentemente, la parte “Gialla” (penta-stellata) del nostro attuale Esecutivo vuole proseguire nella sua battaglia ostativa al gioco pubblico, nonostante tutta la filiera si sia ribellata a questo provvedimento di divieto, sottoponendo alle stesse istituzioni quante negatività tale divieto provocherà a tutto il mondo del gioco d’azzardo, comprese le aziende che con la pubblicità vi gravitano attorno: anche se tutte queste “esigenze” di settore non vengano particolarmente apprezzate, e neppure prese in considerazione, dall’Esecutivo Giallo-Verde!

Ci si attende un altro periodo di fuoco pieno di ulteriori ostacoli che sempre di più si mettono in mezzo agli eventuali investimenti che nel settore ludico ed in quello dei migliori casino si vorrebbero ancora fare: e questo poiché esistono ancora operatori che vedono a prescindere da tutto nel business del gioco la possibilità di creare qualcosa di bello per proseguire ad offrire ai cittadini che si divertono con il gioco, dei prodotti innovativi, tecnologicamente avanzati, coinvolgenti ed accattivanti nonostante il nostro Esecutivo continui imperterrito a mettere sul cammino delle (eventuali future) attività ludiche sempre più ostacoli finanziari, commerciali, amministrativi per disincentivare questi operatori ad aprire una qualsivoglia commercializzazione del gioco pubblico. Ma non si capisce cosa voglia ottenere da questo atteggiamento l’Esecutivo Giallo-Verde: un gioco migliore, più sostenibile, più controllato, più soggetto a divieti?

Oppure vuole cancellarlo definitivamente e, non avendo il coraggio di farlo apertamente, ricorre al deterrente dei provvedimenti di divieto che non c’è dubbio rendano assolutamente la vita difficile a tutte le imprese di gioco in ogni suo segmento: dallo studio dei prodotti, alla loro realizzazione ed alla loro “messa sul mercato”. Sarà per questo che non ci si preoccupa più di tanto di riordinare il settore? Ma, a prescindere da questo annuncio della messa in attuazione delle ulteriori restrizioni della pubblicità, effettuato per conto del vice premier penta-stellato Luigi Di Mario, dal suo consigliere giuridico bisogna anche prendere nota di un’altra iniziativa indirizzata al mondo dei giochi. Questa volta si parla di una iniziativa da parte del vice Ministro al Ministero dell’Istruzione che propone di tassare i “gratta&vinci” (ma anche le bevande zuccherate) per raccogliere “fondi” a sostegno della ricerca e per le Università: si parla di circa un miliardo di euro.

Si ritorna, quindi, con questo ultimo discorso a considerare il gioco pubblico (ma questo non avviene solo con l’attuale Governo, è già avvenuto con quelli precedenti ed anche in “modo abbondante”) come una specie di “gigantesco bancomat” per sostenere iniziative che il Governo centrale dovrebbe avere la forza di “fare da solo” ed in altro modo: cosa che non sa fare e di conseguenza il “gioco ritorna utile” e si vuole attingere ancora una volta da questo “ludico pozzo senza fondo”. Risulta facile applicare, quindi, la “ricetta del gioco” e convogliare una tassa ulteriore e questa volta sui “simpatici grattini”, adorati da tutti e molto richiesti, per raccogliere danaro per l’università e la ricerca. E questo non sarebbe, poi, il peggio delle cose se non ci si ricordasse del gioco pubblico solo “quando serve” e per i motivi più disparati e se si trovasse in queste ulteriori tassazioni l’onestà intellettuale di dare atto che il settore ludico è un settore che potrebbe essere utile (anzi, che è proprio utile) per il sociale e per gli adempimenti importanti che riguardano tanti ambiti della nostra società.

Invece, da una parte si continua a chiedere al gioco pubblico, che tra parentesi risponde sempre e comunque “presente” ai richiami dello Stato, di partecipare a sostenere la società, ma dall’altra si continua a permettere campagne denigratorie nei suoi confronti, a consentire che le istituzioni decentralizzate continuino ad emettere leggi sempre più restrittive per le attività commerciali ludiche, e si persevera nel non riordinare un settore che è completamente allo sbando. Ma non quando lo Stato richiama con le sue tassazioni inique, continue ed a volte stravaganti. Stato che continua a ritenere il settore ludico composto da aziende “che fanno male alla salute” comparandolo alle “bevande zuccherate, snack e merendine”. Questo non si era ancora sentito: ma la nostra politica è questa ed anche, forse un po’ strampalata e di conseguenza bisogna anche essere pronti ad accostamenti ed interventi di questo genere. Ma la realtà è questa: nessun Governo, ma da tanti anni succede non solo ora, ha avuto il coraggio “vero” di togliere totalmente il gioco pubblico dall’italico territorio. Lo hanno sempre criticato ad oltranza, ma lo hanno anche “fatto crescere e spinto”, ed a volte “persino imposto” all’opinione pubblica: quando serviva, chiaramente.

Pubblicato il: 5 Agosto 2019 alle 10:00

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