Fasce orarie di accensione dei giochi sotto accusa

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Forse, a chi ama il mondo del gioco d’azzardo e quello dei casino online italiani, piace che si continui a parlarne, anche in modo negativo, poiché perseverando a sottolineare le negatività di questa o di quella cosa può essere che a qualcuno ”delle alte sfere” venga in mente, finalmente, di guardare meglio nelle varie situazioni che si presentano. Ma, sopratutto, che a qualcuno si accenda la “lampadina” che faccia luce, una volta per tutte, su tutti gli strumenti che sono stati messi in campo dai vari Enti Locali per contrastare il disturbo da gioco d’azzardo: anche se questo obbiettivo, è stato confermato da più fonti autorevoli, non è stato sicuramente raggiunto, anzi. Quindi, quando si parla di distanziometri che stanno estromettendo il gioco lecito dai territori, una sorta di “gusto sadico” prevale e si è alla fine contenti che se ne parli in continuazione per far comprendere l’inutilità di questi strumenti.

I distanziometri sono uno di questi strumenti sotto accusa, ai quali si aggiungono, oggi, anche le fasce orarie che con sempre più determinazione si cerca di far comprendere quanto siano inutili e, forse, persino deleterie per il contrasto al gioco problematico. Ormai, sta diventando di parere comune che le fasce “spezzettate” di accensione degli apparecchi di gioco d’azzardo siano controproducenti e quanto sia più congegnale avere una fascia “unica”, ben definita, in modo che il cittadino-giocatore non debba rincorrere orari diversi. Per seguire questa direzione sulla fascia oraria unica si vuole parlare della Regione Marche nella quale è stata principalmente adottata questa soluzione: è stato constatato essere la migliore ed è stata adottata dalla maggior parte degli esercenti ludici di quel territorio. Le città coinvolte in questa particolare “indagine oraria” sono i Comuni di San Benedetto del Tronto, Pesaro, Senigallia, Ancona e Jesi e sta per essere applicata, se ne sta parlando proprio in questi giorni con argomenti che indubbiamente tengono banco in Consiglio Comunale, dal Comune di Fano.

Per completezza ed in relazione alla scelta o della fascia spezzettata o della fascia unica, si ribadisce, come già detto, che le fasce spezzettate non hanno avuto un esito positivo per il contrasto al gioco problematico. Infatti, nella città di Bergamo dove è stata fatta la scelta “spezzettata”, è sceso il giocato di circa il 3,7%, ma non si è avuta alcuna diminuzione per quanto riguarda gli effetti sul gioco problematico. Ciò significa che non ci si deve “abbandonare” a queste scelte per contrastare il disturbo da gioco d’azzardo, ma bisogna necessariamente trovare altre strade più certe anche se, magari, più difficoltose. Bergamo, in ogni caso, dirà che almeno si è ridotto il giocato e, quindi, è pure questo un risultato positivo! É, comunque, anche questo un punto di vista e, come tale, va ovviamente accettato se non condiviso, considerando che si è fermamente convinti che solo l’informazione specifica e la cultura del gioco possono essere “strumenti idonei” per far recepire il “lato oscuro” del gioco.

Per tornare poi, alla lente di ingrandimento che si è accesa sulle fasce orarie di funzionamento degli apparecchi da parte del Comune di Fano, si può dire che il recente Consiglio Comunale è stato “sufficientemente caldo” su questo tema. La Giunta attuale è stata tacciata di favoritismi nei confronti del gioco d’azzardo, mentre si è premurata di mettere in campo una regolamentazione precisa per quello che riguarda il fumo. Ovviamente, il discorso si è allargato ad oltranza e si è trascinato, poi, sul discorso politico che poco ha a che fare sulla conduzione di eventuali “battaglie” contro questa o quella “dipendenza”. Nello stesso Consiglio comunale, poi, oltre delle fasce orarie di accensione si è parlato degli altri adempimenti da effettuare nei confronti del mondo del gioco pubblico, come per esempio l’obbligo di limitare l’apertura di nuove sale giochi in prossimità dei luoghi sensibili che è stato spostato al dicembre 2021. Si è anche discusso sul fatto che sono state stanziate risorse per il contrasto al gioco problematico, ma se poi si decide di “allungare il brodo” circa la limitazione di nuove aperture ludiche, si denota sicuramente una qualche incongruenza. Per il contenuto del Consiglio è evidente che vi sia stata burrasca, che si sia diviso tra “favorevoli e contrari” al gioco pubblico: contenti e scontenti degli eventuali interventi che si vorrebbero perseguire come succede in tutti i Consigli Comunali.

Si sa che l’Italia è divisa tra chi vuole il gioco pubblico presente sul territorio e chi, invece, lo aborra: e sino a quando saremo in balìa degli Enti Locali e delle Regioni che mettono in campo Regolamenti a loro propria discrezione, e continueremo ad essere in assenza di una Legge Quadro Nazionale sul Gioco, si starà sempre qui ad inseguire questa o quella ordinanza che statuisce ciò che la Giunta in quel momento ritiene indispensabile per la propria cittadinanza. Insomma, tutto in “ambito locale”, ognuno pensa al proprio orticello e basta. Ma quali sono gli interessi che il gioco pubblico racchiude? Almeno quelli che ancora si possono chiamare “interessi” visto che le imprese di gioco sono sempre più “strette in un angolo dalla morsa delle ordinanze” che piovono dal cielo improvvisamente e che stanno ridimensionando in modo preoccupante gli incassi giornalieri degli esercenti e delle aziende che trattano il gioco pubblico.

Certamente, però, una cosa importante che racchiude il gioco pubblico è l’occupazione: negli anni il gioco è riuscito ad impiegare tantissime risorse umane, formato operatori, “inventato” professioni che ora sono diventate ricercate. E questo, proporzionalmente, sia nelle piccole realtà che in quelle medie, che in quelle grandi. Ma, evidentemente, questo non è abbastanza per far trattare il gioco pubblico in modo serio e coscienzioso. Da qui, da questo trattamento che viene fatto in generale dalle istituzioni de-localizzate, discende questo trattamento variegato, incostante, incongruente e sempre sotto discussione. Non si capisce cosa debba fare di più il settore per “migliorare socialmente”: bisognerebbe che qualcuno o qualcosa lo spieghi a tutti quei dipendenti delle imprese di gioco che, proprio a causa di questo trattamento sono state costrette a chiudere ed a licenziare la propria “forza lavoro”.

Pubblicato il: 21 Agosto 2019 alle 10:00

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