Emilia Romagna: Si continua la lotta al gioco d’azzardo

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In questo particolare periodo storico e politico in conseguenza, anche, delle elezioni regionali appena concluse l’Emilia Romagna e la sua normativa sono fonte di riflessioni e disquisizioni per quanto riguarda, in modo particolare, il gioco pubblico ed i migliori casino, le sue attività commerciali e le sue imprese. Infatti, è stato sottolineato tante volte quanti danni sta mettendo in campo la Legge Regionale sul Gioco di quel territorio: infatti, obbliga tante piccole e medie imprese a chiudere i battenti sopratutto applicando, di fatto, una sorta di espropriazione delle attività lecite dal territorio emiliano romagnolo ed incide negativamente, con forza e sostanza, sull’economia della Regione ed, a cascata, anche su quella dell’intero Paese. Possibile che “nelle alte sfere” non ci si sia resi conto, anche relativamente all’occupazione, dei danni che sono stati catapultati su quella zona e che hanno colpito un settore sino a poco tempo fa all’avanguardia? Settore ludico ricercato e seguito, comunque, da tanti estimatori che scelgono, con responsabilità e consapevolezza, di rincorrere tale intrattenimento sia esso con vincita in danaro oppure senza, ma sopratutto gioco che non è sicuramente quel “demone” che si “vuole” dipingere.

E che, sopratutto, si vuole far apparire ammantata da una veste di immoralità e spregiudicatezza a coloro che ancora non hanno una tangibile esperienza e conoscenza di quello che riservano i fin troppo famosi apparecchi da intrattenimento quando mostrano i loro “lati oscuri”. Ora, chi mai non è a conoscenza che qualsiasi gioco d’azzardo, persino l’innocuo “grattino”, non nasconde un rischio? Si sente parlare di questo in ogni dove, special modo sotto campagne elettorali che nel nostro Paese si susseguono come fossero “eventi particolari” e che ricorrono anche troppo con frequenza. Ormai, l’opinione pubblica dovrebbe essersi fatta una propria opinione ed i cittadini dell’Emilia Romagna dovrebbero essere al corrente di cosa sta succedendo sul loro territorio a seguito della testardaggine della politica di quella Regione che non vuole, nel modo più assoluto, fare un passo indietro e gestire meglio il mondo dei giochi migliorando la propria Legge Regionale in modo che non si vada ad infierire così tanto sulle imprese di gioco lecite.

Ma che, sopratutto, non si espropri la legalità da quel magnifico territorio pieno di operatori volonterosi ed operosi che rappresentano il gioco pubblico, con le autorizzazioni e le concessioni di Stato, per coprire il territorio con offerte di gioco lecite e, sopratutto, per non lasciarlo in mano al gioco illegale, gestito dalla criminalità. Insomma, oggi si può affermare che la Legge Regionale sul Gioco risalente al 2013, e modificata successivamente nel 2016, va a mettere in atto una vera e propria “espropriazione” delle attività lecite ed autorizzate di gioco e questa cosa inciderà, in modo inevitabile, su tutta l’economia regionale. Oltre tutto, espropriazione che non prevede, ovviamente, alcun indennizzo e che “tramuterà in fumo” tutti gli investimenti che gli operatori del mondo ludico hanno effettuato e dove si dovrà inserire in queste “perdite” anche ciò che si riferisce ai posti di lavoro che svaniranno e che “faranno parecchio rumore” come continuano a sostenere le associazioni di categoria.

C’è da domandarsi con coscienza e serietà se questa Legge sul Gioco sia giusta, oppure se sia incostituzionale poiché impedisce la libertà di impresa, oltre tutto di aziende lecite ed autorizzate proprio dallo Stato ad offrire il prodotto gioco. Questa, come altre similari, sono diatribe che si stanno trascinando ormai da troppo tempo e non trovano, purtroppo, alcuna soluzione. Però bisogna senz’altro sottolineare che quando si parla di regolamentazione del gioco, viene alla mente immediatamente l’accordo sottoscritto nella Conferenza Unificata del 2017 che indicava in modo dettagliato che il sistema distributivo del gioco pubblico e delle scommesse online doveva fondarsi “sull’assoluto equilibrio tra il dimensionamento dell’offerta e la distribuzione sul territorio dei vari punti vendita, in modo da risultare sostenibile sotto il profilo dell’impatto sociale”. Ciò era menzionato nell’accordo allora sottoscritto anche dalla Regione Emilia Romagna, ma che proprio su questo territorio, ma anche in altri, è stato disconosciuto: e dove, anzi, si verifica l’esatto contrario.

E che non venga in mente a qualcuno di rammentare che l’accordo sottoscritto in tale Conferenza Unificata non è stato seguito dal relativo decreto attuativo, poiché il Tar del Lazio ha sottolineato “che proprio l’intesa del 2017 è vincolante” e che tale orientamento è stato espressamente confermato anche da una circolare del Ministero dell’Interno dello scorso mese di novembre 2019: solo che di questa “conferma ministeriale” nessuno desidera parlare… Se, poi, non bastasse quanto espresso dal Ministero dell’Interno, che dovrebbe avere senza dubbio un certo pregio, si può anche trovare altra conferma nel “Primo report sul gioco legale in Emilia Romagna” con dati raccolti dalla Cgia di Mestre, nota a tutto il mondo del gioco e non solo, laddove si fa riferimento all’occupazione e come le normative restrittive messe in campo sul territorio emiliano romagnolo vadano ad aggravare ulteriormente una situazione già assolutamente compromessa dai continui e persistenti aumenti del Preu realizzati dal 2015.

Si ricorda, anche, che oggi in percentuale gli operatori del gioco arrivano ad essere tassati con quasi il 70% del margine di competenza: percentuale assolutamente assurda ed inammissibile che non consente e non giustifica che le aziende di gioco continuino a tenere aperti i battenti. Con il quasi 30% residuo, le imprese devono poi pagare i dipendenti, i contributi e pure le tasse “normali” che pagano tutte le altre aziende che operano sul territorio! Per concludere, infine, questo bel “quadretto” relativo allo smantellamento ed all’espropriazione delle attività lecite di gioco in Emilia Romagna, si deve aggiungere che questo comporterà una pingue riduzione delle entrate dell’Erario: in questa Regione lo Stato “guadagna” un gettito di circa 850 milioni di euro, dei quali circa 537 milioni di euro derivano dalle slot machine con vincita in danaro. Se dovesse mancare questa entrata per lo Stato, per fronteggiarla ogni famiglia italiana dovrebbe versare 266 euro all’anno (cifre considerate sempre dalla Cgia di Mestre): quindi, bisognerebbe “mettere le mani nelle tasche degli italiani”, per usare una frase già usata da un noto politico, di buona memoria, in carica qualche tempo fa!

Pubblicato il: 14 Febbraio 2020 alle 10:00

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