Di Maio: Fiero di aver aumentato le tasse sul gioco d’azzardo

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Il dissenso e “l’odio” perbenista, e falsamente moralista, che l’ex leader dei Cinque Stelle ha con forza instillato nel suo Movimento, e che ha portato avanti sino alla recente Manovra 2020, viene ancor di più sottolineato in una dichiarazione che lo stesso Luigi Di Maio ha reso pubblicamente. Dichiarazione che dimostra, e pure a chiare lettere, come sia in prima persona che come parte importante dello schieramento dell’attuale Esecutivo Giallo-Rosso, sia stato messo in campo tale “bieco dissenso” nei confronti del gioco di Stato, ed anche dei casino online italiani legali, e che, in ogni modo, è servito ad osteggiare, negli ultimi due anni, i percorsi economici e commerciali delle imprese che hanno creduto nel business del gioco pubblico. Oltre tutto, nonostante gli operatori ludici abbiano acquisito il diritto di rappresentare lo Stato a mezzo dei diritti e delle concessioni “acquistate” da quest’ultimo che, per cederle, ha preteso dai suoi “fortunati” concessionari cifre assai notevoli, nonché requisiti sempre più impegnativi, e tassazioni pressanti nettamente al di sopra di qualsiasi altro impegno economico richiesto ad altri settori commerciali.

Poi, quasi a fare un bilancio della sua leadership del Movimento Cinque Stelle, Di Maio continua ad asserire quanto bene ha fatto il suo Governo a tassare ulteriormente i concessionari di gioco, e con percentuali alquanto “salate”, usando il danaro raccolto per finanziare il “suo” Reddito di Cittadinanza: operazione espressamente voluta dallo stesso suo schieramento, ma che si è dimostrata “disastrosa” e sicuramente non portatrice di tutta quella offerta di lavoro che era stata preventivata nel presentare questo specifico intervento del Governo. Ma di certo Di Maio non ammetterà mai, neppure sotto tortura, di aver scelto il modo errato per aprire il mercato del lavoro e porterà avanti il Reddito di Cittadinanza quale “sostegno” per coloro che non riescono a trovare un’occupazione. Ma, ritornando al gioco d’azzardo pubblico, certamente l’ex leader del M5S è sempre stato convinto che lo stesso vada completamente eliminato dal territorio nazionale: quindi, quale modo migliore se non distruggerlo imponendo una tassazione che è arrivata a più del 70%, percentuale che nessun altro settore, ed in alcun altro Stato europeo, è costretto a subire?

Evidentemente, al Ministro Di Maio non è bastata l’imposizione proibizionistica del divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, per mettere il settore del gioco pubblico in ginocchio ed a rischio di un futuro, ha voluto con la Manovra 2020 dare un ultimo fendente al settore con l’ulteriore aumento della tassazione sui giochi e, sopratutto, evitando di dare qualsiasi sostegno per il riordino nazionale del settore ludico, seppur promesso più volte. Di Maio “si bea”, purtroppo, di queste scelte, lo sottolinea appena può nelle sue dichiarazioni alla stampa od online e di questo ne è effettivamente convinto: ma che questa sia la soluzione per affrontare il fenomeno del gioco è tutto da valutare. Per il momento, da studi effettuati da Istituti assolutamente accreditati, appare chiaro che l’atteggiamento dello Stato centrale nei confronti del gioco pubblico non sia da considerarsi il migliore .

Purtroppo, ancora oggi ci si trova a disquisire delle pressanti ed urgenti esigenze del mondo dei giochi e delle scommesse: della sua sopravvivenza futura e della tragica situazione delle sue imprese, costrette a chiudere, e con il problema occupazionale dei dipendenti che si trovano in mezzo ad una strada. Dovrebbe “bearsi” anche di questo il Ministro Di Maio, visto che era anche Ministro del Lavoro sino a poco tempo fa, e che avrebbe dovuto fronteggiare tali argomenti con piglio ed atteggiamento diverso da quello che, invece, ha intrapreso. Infatti, la questione occupazionale in tante Regioni, e parlando solo del gioco, è veramente deprecabile se si pensa, oltre tutto, che è stata “voluta” dallo Stato centrale che ha consentito le scelte regionali delle istituzioni decentralizzate, laddove mettevano in campo Leggi restrittive ad oltranza che hanno portato il gioco pubblico alla situazione attuale.

Quindi, di cosa continua a “bearsi” l’ex capo politico del M5S? Secondo il suo punto di vista, il percorso politico del Movimento nei confronti del gioco pubblico è stato perfetto e congruo al suo indirizzo politico: si continua a difendere il Reddito di Cittadinanza e ad affondare il gioco pubblico, le sue imprese ed i suoi lavoratori che, evidentemente, non sono uguali agli altri, proprio no. D’altra parte, la battaglia contro il mondo dei giochi è stata cavalcata dal M5S sin dall’esordio: è sempre stata portata avanti con una certa violenza verbale che, poi, si è dimostrata violenza pratica una volta che il Movimento è entrato nel Governo, prima con la Lega ed ora con il Partito Democratico. É stato fatto di tutto, seppur con un immenso e rumoroso silenzio nel “fare dello Stato”: anzi, non è stato fatto silenziosamente alcunché per regolamentarlo. Solo promesse su promesse che, ovviamente, non si sono mantenute come si “conviene” quando la politica parla di gioco pubblico.

Le uniche promesse mantenute sono stati gli aumenti della tassazione che stanno rovinando tutta la filiera del gioco e che, probabilmente, non consentiranno al settore di far fronte alle richieste economiche dello Stato. Forse, soltanto allora il M5S si ricorderà della “sua” Riserva di Stato: quando non riuscirà ad incassare gli aumenti imposti e che il mondo dei giochi non è più in grado di sostenere se non protetto, almeno, dal (promesso) riordino nazionale del gioco. Cosa che metterebbe un poco di concretezza in un mondo dove la certezza ed il futuro sono “soltanto due parole” di cui, oggi, si è perso il significato, quando ci si riferisce al gioco pubblico. Se nella Manovra 2020, invece, fossero “ricomparse” come per incanto quelle righe destinate a concretizzare tale promessa, vi sarebbe stata almeno una speranza: invece, sono del tutto sparite dal protocollo iniziale e, quindi, oggi il gioco si confronta soltanto con gli aumenti richiesti, ai quali non potrà sicuramente “obbedire”. C’è veramente da “bearsi” di tale risultato: aver fatto disobbedire per la prima volta il “soldato gioco pubblico” agli ordini del suo “generale Stato”.

Pubblicato il: 17 Febbraio 2020 alle 10:00

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