Come stanno i nostri casinò terrestri

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In tutto il Pianeta sembra che il gioco d’azzardo, ed anche tutti i casino online, non riesca ad avere pace: prima sottoposto a lockdown ingiustificati e devastanti a livello economico, poi quando finalmente si decide di porvi fine, si riaprono le attività ma già si affacciano problematiche quasi più importanti della chiusura che vanno ulteriormente ad infierire nei confronti di un settore già traballante e non solo nel nostro Paese. Ma, visto che “ci piace” curiosare anche in altre realtà, ci si trasferisce negli USA e si vuole parlare del Gruppo Penn National Gaming, PNG, operatore regionale di casinò con 41 strutture, e che ai tempi del lockdown aveva chiuso tutte le sue sale, mettendo i quasi 26mila dipendente in stand-by. Alla ripartenza del gioco, 30 delle sue 41 sale hanno ripreso la propria attività, richiamato buona parte dei dipendenti, e ricominciato a “vivere”: sicuramente un grande evento e di questo il Gruppo PNG ringrazia i regolatori statali per aver fatto riaprire appunto i giochi e, sopratutto, averli fatti rientrare nei piani di rilancio economico.

Però, c’è “un però”: non tutti sono contenti. Mentre PNG sospendeva i suoi 26mila dipendenti durante la pandemìa, ora tanti stanno tornando al proprio lavoro senz’altro felicemente: ma per riaprire i casinò devono sottostare a disposizioni piuttosto stringenti e rigorose per il numero di postazioni di gioco d’azzardo ed altri aspetti del casinò. Purtroppo, il risultato di tutto questo è che per circa un 10% dei lavoratori “sospesi” temporaneamente, sta per diventare un licenziamento effettivo a partire dal prossimo agosto/settembre: tra quelli più interessati a questa situazione vi sono 621 dipendenti dei Casinò di Detroit che saranno colpiti proprio dal licenziamento con decorrenza 15 settembre. La realtà è che i tre casinò di Detroit sono ancora chiusi, ma quando riapriranno saranno soggetti a limiti rigidissimi relativamente alle postazioni di gioco, cosa che determinerà forzatamente un ridimensionamento del personale. Tutto ciò non era assolutamente prevedibile ed il Gruppo PNG non pensava a questi risvolti che ritiene essere “circostanze improvvise al di fuori del loro controllo”.

Sicuramente la situazione negli States è assolutamente diversa dalla nostra realtà, non fosse altro che per il numero di casinò coinvolti. In quella realtà gli analisti hanno suggerito che vi sarà movimentazione sul mercato poiché subirà un sostanziale rimbalzo della domanda dei giocatori tra uno Stato e l’altro: i viaggi aerei sono vissuti con timore da tanti utenti, cosa che andrà a beneficio dei casinò regionali che dovrebbero avere un incremento maggiore rispetto alle altre strutture. Ovviamente, i casinò chiamati “di destinazione” come quelli di Las Vegas avranno forse un deperimento dei loro introiti, almeno sino a quando la situazione degli spostamenti non diverrà più fluida, ma i casinò sono in balìa degli eventi e fare programmazioni diventa difficilissimo. Come è difficile fare progetti per quello che riguarda il numero dei dipendenti da destinare alla ripresa delle attività: i dati e le stime in questo momento possono sembrare azzardate e difficili da interpretare.

L’unica cosa che probabilmente potrebbe trovare riscontro, è che i casinò regionali sono destinati ad oggi ad avere un incremento dei loro introiti, mentre gli analisti sono certi che l’economia americana stia subendo una grave recessione che durerà almeno un altro paio di mesi. E non solo: è evidente che i licenziamenti che conseguiranno alla situazione economica del settore dei casinò potrebbe vanificare qualsiasi ripresa, addirittura prima ancora che la stessa cominci davvero e questo non è uno scenario futuro che può far propendere alla positività. I numeri negli States ovviamente sono completamente diversi dai nostri, ma lo scenario finale potrebbe essere simile seppur proporzionato, laddove oltre tutto il segmento delle nostre Case da Gioco è già in una situazione terribile che non si riesce a risolvere: ma questo ancor prima del Coronavirus. Oggi è soltanto peggiorata ed offre una risoluzione ancora più difficoltosa con strade impervie da percorrere.

Senz’altro, la situazione delle realtà territoriali USA è più che complicata poiché coinvolge un numero corposo di Casinò, cosa che non si può certo dire dell’esiguo numero delle nostre Case da Gioco che versano in una situazione a dir poco critica, ma non soltanto per l’emergenza sanitaria! Infatti, tre strutture hanno riaperto come il resto del mondo dei giochi ed una, quella del Casinò di Campione d’Italia, è ancora desolatamente chiusa da quasi due anni. Non si riesce a trovare una via d’uscita per questa situazione atipica che sta costando un prezzo troppo alto all’intera comunità campionese che risente, da tempo, della chiusura della Casa da Gioco che provvedeva a sostenere quella ridente cittadina. Nel frattempo, tra il lockdown e tutto ciò che ne è conseguito, nonché la chiusura di Campione, la clientela della Svizzera Italiana, Lugano e Mendrisio ha intrapreso altre strade per il gioco d’azzardo e ricondurla a quella della nostra Casa da Gioco di Campione, se mai riaprirà, non sarà impresa da poco.

Purtroppo, nel nostro bel Paese quando si tratta di gioco, ed anche se il medesimo è “portatore di tante risorse”, non si riescono mai a trovare soluzioni veloci e positive, neppure quando coinvolgono addirittura un’intera comunità ed un numero di dipendenti ragguardevole. Il gioco sembra essere un argomento “tabù” quasi ci si debba vergognare di avere sul nostro territorio delle Case da Gioco che, comunque, vanno ad accontentare tanti estimatori che diversamente andrebbero a giocare all’estero. Bisogna, infatti, considerare i Casinò esteri organizzano viaggi con pullman che portano i giocatori dal territorio italiano magari in quello sloveno… e senza farsi, giustamente, alcuna remora. D’altra parte, se l’Esecutivo Giallo-Rosso non ritiene di vitale importanza neppure la salvaguardia di una comunità che gravita per sopravvivere sugli introiti di una Casa da Gioco ormai chiusa da due anni, dove si continua soltanto a parlare della sua riapertura con Commissari Straordinari che dovrebbero decidere il da farsi, ma che non riescono a trovare una “quadra” percorribile, che cosa mai ci si può aspettare da chi invece intende sfruttare il “nostro patrimonio giocatori”, lo va a prendere a casa e lo porta a giocare… in altri lidi?

Pubblicato il: 6 Luglio 2020 alle 10:00

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