Ci si aspettano ulteriori aumenti dei prelievi sul Gioco

altre tasse per il gioco

La realtà è proprio questa: non si riesce a comprendere se lo Stato “ci è o ci fa”! O, forse, non ci va proprio di comprenderlo perché il farlo farebbe veramente troppo male, più di quello che si è subito sino ad ora dai vari Esecutivi in carica. Un ulteriore aumento del Preu, ed eventuali ulteriori aumenti “studiati” sotto altra immagine, ma sempre indirizzati al gioco ed ai casino online migliori italiani, saranno veramente un “colpo di grazia dello Stato” studiato e messo in campo proprio nei confronti del gioco pubblico, la “riserva di Stato” per antonomasia: quel gioco che rappresenta la legalità sull’italico territorio che dovrebbe essere la prima cosa alla quale guarda un Governo democratico, che sia degno di questo nome. Non si può continuare a sentire che si studiano sempre aumenti della tassazione del settore ludico per disincentivare i cittadini al gioco, quando si sa perfettamente che non è così, che con un ulteriore aumento del Preu sicuramente non si fa passare la pulsione per il gioco dei cittadini-giocatori. Ma chi ci governa vuole far passare questo messaggio ed il problema che taluni cittadini purtroppo ci credono!

Quello che invece sarebbe indispensabile, oggi, è che ci vorrebbe veramente e finalmente un confronto con tutte le categorie del gioco pubblico, con estrema attenzione, per arrivare a quel riordino del settore che sembra effettivamente una chimera, quindi irraggiungibile. Ma se così non fosse, ma che potrebbe anche essere possibile considerato che sono più di due anni che le associazioni si dichiarano disponibili ad incontri di qualsiasi tipo, si dovrebbe assistere ad un disastro che nei numeri si concretizzerebbe con 150mila risorse senza occupazione che si unirebbero alla schiera degli italici cittadini che non riescono a trovare un lavoro “neppure con il lanternino”. E non diciamo che ci sono imprese che non trovano ciò che cercano perché sembra onestamente una presa in giro. Certo che se un’impresa con sede in Sicilia ricerca una qualifica che esiste solo nel Nord perché magari solo in quest’ultimo territorio esistono studi qualificati in quel preciso settore industriale…

Il numero dei disoccupati, anche se cambia l’Esecutivo di colore, non diminuisce, neppure con il reddito di cittadinanza che sembrava dovesse risolvere questo problema e che si è rivelato un vero disastro. Quindi, che a questo numero notevole si aggiungano anche quelli del mondo del gioco dovrebbe preoccupare chi di dovere ed incentivare un incontro per vedere “di salvare il salvabile”. Purtroppo, se si concretizzeranno gli aumenti che si vociferano per il settore ludico, al gioco sembrerà ancora una volta di essere considerati una sorta di mero ammortizzatori sociale oppure di un bancomat statale per sistemare il bilancio del nostro Paese e nulla più. Quindi, non più un settore che crea e produce apparecchi di gioco che ci invidiano a livello europeo, non un settore che ha inventato ed inventato nuove professioni per la parte più giovane della nostra attuale società, non un settore guardato come esempio dagli altri Paesi per come è riuscito ad organizzare il mercato italiano, ma solo un pozzo senza fondo al quale il Governo di turno si abbevera senza alcun ritegno.

E ciò non “ci piace” nel modo più assoluto. Un ulteriore aumento di tassazione non sarà più sostenibile e questo a danno esclusivo di migliaia di imprese e dei suoi operatori che sono in bilico per il loro futuro che, ad oggi, non è più programmabile: questo è veramente un problema ed anche serio. Quindi, l’Esecutivo dovrebbe chiarire, ma in modo definitivo, se intende davvero sferrare questo colpo di grazia a tutte le “sue riserve di Stato” e così facendo si renderà “colpevole” del mancato futuro dei lavoratori di tutta la filiera. Ma, sopratutto, dovrebbe avere il coraggio di dichiarare, una volta per tutte, se esiste davvero la volontà di mettere in piedi questo benedetto riordino che i giochi stanno aspettando addirittura dall’accordo sottoscritto in Conferenza Unificata nel 2017, accordo, purtroppo, non seguito per questioni politiche dal relativo decreto di attuazione. O, quanto meno, che il gioco si attendeva dall’emissione del Decreto Dignità del 2018 (questo sì seguito dal relativo decreto attuativo) nel quale si annunciava a breve, massimo entro sei mesi, il riordino del settore ludico.

Ma lo Stato le sue promesse non le mantiene mai? E pensare che, invece, dai suoi cittadini pretende che si faccia: qualunque impegno il cittadino si assuma nei confronti dello Stato vi deve adempiere, altrimenti sanzioni a non finire! Chissà quante se ne potevano elevare per le promesse mancate al gioco pubblico ed alle scommesse online… Alle associazioni che tutelano le imprese di gioco pare che lo Stato abbia superato, ed in modo abbondante, la tempistica per il riordino, ma anche il limite di coscienza nel prelevare quattrini dal gioco pubblico per poi soffocare le stesse sue imprese, giustificando il tutto con falsità come in contrasto al gioco problematico e per la salvaguardia dei territori. Ed, inoltre, questa alternanza di voci che sussurrano nuovi aumenti della tassazione sicuramente non rende il settore tranquillo, ma soltanto pervaso da una profonda angoscia nella quale, però, è costretto a vivere già da qualche tempo.

Non bisogna dimenticare che il famigerato “divieto della pubblicità” ha già provocato alle imprese di gioco un dissesto importante sui ricavi, con la conseguenza di “un cassetto” sempre più vuoto e sempre maggiori difficoltà nell’affrontare il quotidiano delle attività. Senza pensare anche al futuro che senza dubbio gli addetti ai lavori del gioco pubblico, purtroppo, non sono più in grado di vedere. E pensare che il gioco ha costantemente versato ogni anno più di 10 miliardi di euro nelle casse dell’Erario: come faranno mai oggi a continuare a farlo? Come è indubbio che il continuo rincorrersi delle notizie relative ad ulteriori aumenti della tassazione porterebbe allo sgretolamento di tantissime piccole e medie imprese ed al collasso della filiera. Ma l’Esecutivo è proprio certo che assestare questo colpo di grazia alle “sue riserve di Stato” sia una buona mossa da giocare? O sarebbe meglio “passare” la mano?

Pubblicato il: 20 Ottobre 2019 alle 10:00

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