Brexit: Futuro incerto per le imprese di gioco d’azzardo

gioco britannico risente della brexit

L’argomento dell’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito continua a tenere banco maggiormente in questo periodo di emergenza sanitaria che influisce a complicare la vita delle imprese ed in concomitanza con la fine del 2020 apre uno scenario “pericoloso e grigio” di fronte al quale gli operatori britannici del gioco, compresi i casino online attivi e funzionanti, ed i relativi lavoratori non possono che provare sensazioni di disagio. Il futuro senza ombra di dubbio è tuttora incerto, imprevedibile e certamente inusuale e, quindi, più difficile da affrontare anche perché non sono sicuramente soltanto gli imprenditori del gioco UK coinvolti, ma si avrà un effetto particolarmente “impegnativo” su tutti i settori e le industrie. Si è già notato in tante occasioni quanto questa “uscita” del Regno Unito dall’Unione Europea sia difficoltosa anche se situazione che si trascina dalla fine del 2019: ma ormai la fine del 2020 è vicinissima e non si riesce a trovare un accordo per il “dopo 2020”, anno che già tanto ha dato a che pensare a tutti gli Stati del Pianeta coinvolgendoli in qualcosa di inaspettato e sconosciuto, ma che però è passato come uno tzunami tra le varie economie facendole barcollare.

Quindi, oltre a sopportare tutto questo pandemonio finanziario che sta facendo saltare i nervi dei vari Governi, il Regno Unito e l’Europa devono mettere le carte in tavola e cercare un accordo per il 2021: oggi, però, appare improbabile che da soli riescano a trovare qualcosa di simile che possa assomigliare ad un accordo commerciale nei termini che si presupponevano già concordati. Ed evidentemente non è così, visti gli intoppi che continuano a sorgere e la diversità di vedute che vengono espresse e che continuano a provocare discussioni su discussioni non facendo trovare la strada per arrivare ad un accordo soddisfacente e realisticamente realizzabile. Poi, per parlare del mercato del gioco d’azzardo che nel Regno Unito pareva aver trovato una collocazione particolarmente felice al punto che vi si appellavano addirittura gli altri Regolatori risultando quello più qualificato in Europa, si spera ardentemente che la famigerata Brexit non gli crei problemi nell’immediatezza: cosa che evidentemente tutti gli addetti ai lavori sperano.

La tematica non è di lieve importanza, sopratutto perché coinvolge praticamente, economicamente e socialmente tanti soggetti: i problemi maggiori derivano special modo dalle risorse umane sia per gli europei che lavorano nel Regno Unito che per gli inglesi che lavorano all’interno della UE in quanto il loro futuro rimane attualmente piuttosto incerto. Per spiegare meglio il dopo Brexit si vuole “raccontare” lo strano caso di Gibilterra, isola situata nel sud della Spagna che è territorio britannico e che quando il Regno Unito uscirà dall’UE seguirà il medesimo percorso. Su quella realtà territoriale viene ospitato uno dei più significativo hub di gioco online ed hanno anche sede le licenze di alcuni tra i più importanti operatori del gioco. Il 60% del personale delle aziende di gioco si sposta ogni giorno dalla Spagna: quindi, se il Regno Unito e l’UE non riescono a raggiungere un accordo è alquanto probabile che molte aziende saranno costrette a trasferirsi anche se tutto è ancora “sospeso nell’aere” perché tutti sperano che questo accordo si concretizzi.

Per i grossi Gruppi del gioco e di scommesse sportive come William Hill e Ladbrokes, anche se delocalizzare non sarà semplice, sarà un’impresa che affronteranno e supereranno piuttosto agevolmente: avranno soltanto il peso di una struttura più costosa e questo inevitabilmente andrà a ripercuotersi sulle loro redditività. Ma cosa accadrà invece agli operatori delle medie aziende? Non saranno in grado di superare la delocalizzazione con un aumento dei costi operativi e saranno messi di fronte a sfide economiche che non supereranno con leggerezza e dovranno effettuare delle scelte non certo facili in relazione al mercato sul quale operare. Di certo, il futuro di Gibilterra dipenderà anche dalla posizione politica che verrà assunta dalla Spagna; infatti, il Paese iberico ha chiesto al Governo britannico di trattare sulla sovranità condivisa sull’Isola, cosa molto simile all’accordo raggiunto con la Repubblica d’Irlanda sull’Irlanda del Nord, ma che senza dubbio non è particolarmente gradita al Governo britannico.

Un altro scenario “alternativo” potrebbe essere che, a Brexit attuata, la Spagna potrebbe “semplicemente” chiudere i confini e Gibilterra da un giorno all’altro potrebbe trovarsi senza un numero esagerato di lavoratori con un effetto devastante per tutte le imprese sull’Isola, anche ovviamente per gli operatori del gioco. Proprio per questi ultimi, e cioè per coloro che offrono servizi digitali ed il gioco online, il Regno Unito ha pubblicato un manuale Brexit che spiega quali sono le quote che gli stessi operatori devono offrire per i servizi proposti all’interno dell’UE. Gli operatori di gioco britannici che offrono servizi in Europa a mezzo di piattaforme digitali con licenza e contenuti concessi in licenza dalla Gambling Commission, dovrebbero acquisire un rappresentante all’interno dell’UE per riuscire a seguire le varie direttive, nonché dovrebbero rivedere i propri contratti: ed il tutto appare alquanto complesso.

Invece, per quanto riguarda i giocatori britannici, all’inizio cambierà ben poco: però, in seguito il Governo del Regno Unito potrebbe addirittura abbandonare le direttive dell’UE in materia di protezione dei dati e di riciclaggio di danaro. Oggi non si può ancora sapere cosa accadrà in seguito, però si rischia di affrontare situazioni “difficili” da gestire o quanto meno situazioni alle quali non si è preparati. Un’osservazione che sicuramente si può e si deve fare è che se un’azienda britannica vuole prestare la sua opera all’interno dell’UE dovrà seguire obbligatoriamente le direttive europee. Forse le problematiche saranno più impegnative per gli operatori britannici che hanno licenza maltese poiché gli stessi devono avere sede in un Paese dell’UE. Secondo le direttive della Malta Gaming Authority gli operatori con licenza maltese che già godono di un regime fiscale basso dovranno valutare di trasferirsi in una giurisdizione UE: però possono anche trasferire la loro licenza a terzi. Chi vivrà, anzi chi sopravviverà al Coronavirus, vedrà cosa sarà il dopo Brexit per il gioco e per tanto altro.

Pubblicato il: 1 Gennaio 2021 alle 10:00

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