Basta ipocrisie e falsi moralismi per il gioco d’azzardo

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Il ritornello che più di una volta chi scrive ha sottoposto ad ancora chi ci legge di smetterla con le ipocrisie, i falsi moralismi ed i retaggi culturali contro il gioco, ed anche contro i siti migliori di casino on line, che non hanno ragion d’essere sembra non essere assolutamente ascoltato, anzi. In ogni occasione possibile ci si scaglia ancora oggi contro il gioco pubblico come se fosse un “manipolo di delinquenti” che lo gestisce, soggetti immorali ed economicamente non accreditati, che speculano sulle debolezze altrui, ne fanno “cassa” e non si preoccupano affatto delle derive che il loro (dubbio) lavoro potrebbe provocare. Chi scrive, purtroppo, ha qualche anno di esperienza di vita e può assicurare che è da un bel pezzo che si sentono lanciare strali negativi nei confronti del mondo dei giochi e dei suoi operatori, seppur indiscutibilmente il gioco sia legale e rappresentativo dello Stato. Cosa che accade particolarmente ad opera di un determinato spiegamento politico che coglie ogni occasione possibile per “remare” contro questo comparto ma che, prima o poi, dovrà dare spiegazioni realistiche per questo.

Spiegazioni esaustive che dovranno accontentare davvero l’opinione pubblica che si pone delle domande su questi atteggiamenti riservati al mondo dei giochi che tanti di loro ricercano e con il quale si intrattengono senza esser coinvolti da disturbi o problematiche di dipendenza. Meno male, però, che a volte qualche voce fuori dal coro ancora esiste: ecco perché “ci piace” riferire di un politico che arriva “persino” a sottolineare gli sforzi che il comparto del gioco, compresi i tre residui casinò tricolore, hanno messo in campo per adeguarsi ai protocolli istituzionali e quanto questo non sia servito a nulla poiché il gioco d’azzardo è stato fermato completamente sia in questo secondo lockdown che in quello precedente di primavera. Ne deriva, quindi, la riflessione che queste imprese dovrebbero ricevere maggiore attenzione per gli interventi economici di cui hanno necessità, ma che avrebbero anche diritto a ricevere attenzione in relazione alle loro richieste.

Il settore dei giochi è veramente a rischio e così pure, ovviamente, i suoi lavoratori che come ben si sa sono parecchi tra diretti ed indiretti: ma in qualsiasi direzione si rivolgano le richieste del gioco, le istituzioni non rispondono ed anche i provvedimenti economici che sono stati predisposti non riescono a sollevare le stesse imprese dalle spese correnti che devono subire per poter restare aperti quando si può e per sostenere l’attività delle imprese ludiche in attesa della prossima riapertura a metà gennaio 2021. Non ci si può esimere, in ogni caso, dall’esporre quanto il Governo abbia fatto durante l’emergenza e quanti errori siano stati fatti nei confronti particolarmente del gioco pubblico, purtroppo senza fare “tesoro” di quelli già effettuati. Nessuno, ovviamente, poteva aspettarsi che “tutto filasse liscio” perché la pandemìa ha colto tutti disorientati ed inesperti: ma non si può però accettare che vengano rifatti in dicembre gli stessi errori commessi nello scorso marzo.

Così forse oggi ci si trova di fronte addirittura ad una terza ondata che lascia presagire, ne abbiamo parlato in altro articolo, un nuovo e generale lockdown che potrebbe risultare veramente intollerabile per le imprese ed anche per i cittadini che si sono attenuti, nella stragrande maggioranza, ai “suggerimenti” del Premier Conte. Qui poi, anche se non è consuetudine di chi scrive, si potrebbe aprire e chiudere una piccola parentesi politica: l’opposizione più di una volta si è dichiarata disponibile per sedersi ad un tavolo comune per concertare strategie comuni per il bene del Paese, ma pare che tale offerta non sia stata tenuta in considerazione anche se di facciata appare di sì. Si è trattata di una sorta di presa in giro da parte dell’attuale squadra di Governo di cui non si può far altro che prenderne atto e proseguire. Ma a chi interessa il mondo dei giochi non può sottacere quanto il Governo centrale abbia trattato questo preciso settore “sottogamba” non volendo proprio guardare gli sforzi fatti da tutto il comparto, casinò tricolore inclusi, per potersi adeguare ai protocolli.

In realtà si è trattato di veri e propri investimenti per poter tenere aperte le proprie attività che, invece, sono state “prontamente” invitate ancora una volta alla chiusura ed investimenti che si sono sommati alle perdite inflitte alle attività di gioco con le chiusure già imposte in primavera per periodi piuttosto lunghi. Come non si può sottacere che da chi scrive, che ha ben poca importanza, ma da parte persino della DIA si era contrari alla chiusura totale del gioco pubblico e delle scommesse sportive perché questo inevitabilmente avrebbe dato spazio e modo alla criminalità organizzata di proporre “il suo gioco illegale”. Illegalità che durante i lockdown ha fatto veramente “affari d’oro” sostituendosi a quel gioco legale e terrestre cui è stata imposta la chiusura su una valutazione alquanto bizzarra ma così è accaduto ed il parere di chi voleva il gioco pubblico aperto, sempre in regola con i protocolli sanitari, non è stato ascoltato.

E così gioco illegale ed il gioco online sono “ingrassati a dismisura” con effetti anche di fronte al disturbo da gioco d’azzardo che viene combattuto aspramente quando si parla di gioco terrestre, e spesso hanno come obbiettivo primario le apparecchiature da intrattenimento, chiamate più semplicemente “macchinette mangiasoldi”, ma viene di contro dimenticato quando si guarda a quello online, come se anche questo segmento non fosse gioco d’azzardo, ma un’entità diversa. Quando si parla di gioco, compreso il settore del poker online, emerge sempre quel “disprezzo e quella discriminazione” che fanno percepire che questo mondo sia composto da imprese di “Serie B” che meritano poche risorse, ristori, spostamenti di pagamenti, cassa integrazione per i propri dipendenti. E ciò, evidentemente, fa ancora parte di un vecchio retaggio storico che fa combaciare la presenza dell’attuale gioco pubblico con quello di quindici anni fa: quello per essere precisi che era in mano alla malavita e che lo Stato gli ha voluto togliere studiando e creando il gioco di Stato. Questo è il gioco pubblico, “Riserva di Stato” e suo rappresentante a mezzo dei concessionari autorizzati.

Pubblicato il: 14 Gennaio 2021 alle 12:12

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