Baretta: Le sue vecchie e sagge idee sul gioco

pier paolo baretta torna a parlare di gioco

Quando un paio di anni fa, Pier Paolo Baretta, allora sottosegretario ai giochi, ha portato a termine tra tante difficoltà l’accordo in Conferenza Unificata, facendolo sottoscrivere alle Regioni partecipanti ed era quindi il 2017, si pensava che finalmente la “Questione Territoriale” fosse parzialmente risolta. I nodi principali che ingarbugliavano “la matassa delle norme del gioco pubblico e dei migliori casino online” erano stati dipanati e si poteva guardare avanti per un futuro più scorrevole del settore ludico, commercialmente ed economicamente più interessante, poiché lasciava la possibilità ad eventuali investitori di poter guardare con positività il mercato italiano e le sue innovazioni. Ma, come si è detto, è passato un biennio e si è di nuovo a quel medesimo punto: primo, perché ciò che era stato concordato non è mai stato rispettato da alcuna delle istituzioni che avevano sottoscritto l’impegno ed anche perché non era stato emesso, in conseguenza della fine di quella Legislatura, il decreto attuativo relativo a quanto concordato, cosa che avrebbe messo nero su bianco ciò che era stato concordato nella famigerata Conferenza.

Oggi, quindi, risentire la voce di Pier Paolo Baretta che espone e conferma di nuovo ciò che aveva inteso pianificare nella Conferenza di allora, apre un pò i cuori di chi ama il mondo del gioco d’azzardo, ma sopratutto fa piacere sentire che un politico “non ha cambiato la propria idea ed i propri indirizzi” per sistemare il settore dei giochi e per dargli quella posizione che avrebbe diritto di avere. Infatti, il gioco pubblico ha provveduto negli ultimi anni a dare lavoro a decine di migliaia di lavoratori in imprese serie, legali, professionali ed ha pure contribuito, comunque e nonostante le varie vessazioni alle quali viene continuamente sottoposto da parte dei vari Esecutivi e dalle svariate Leggi Regionali, all’economia del nostro Paese con introiti per le casse dell’Erario sempre di una certa qual entità. Senza contare tutti gli aumenti di tassazione cui il segmento delle apparecchiature da intrattenimento è stato sottoposto e che hanno contribuito attivamente a far trovare il settore nella profonda attuale difficoltà.

Mai come oggi il gioco si presenta in crisi, ma dovrà affrontare gli aumenti dell’ultima Manovra 2020 ed i prossimi già definiti per gennaio del nuovo anno e sta cercando di far capire all’Esecutivo Giallo-Rosso come, rebus sic stantibus, non potrà aderire a quanto “gentilmente richiestogli” dallo Stato. Ecco perché “ci piace” risentire l’esposizione che Baretta fa delle sue idee per cercare di risolvere la problematica del gioco pubblico: in pratica, si sottolinea che ci vuole collaborazione tra il settore e le istituzioni e sinergia nelle idee che riguardano il riordino nazionale che sta diventando impellente, inderogabile, imprescindibile. Il rapporto cardine attorno al quale si intersecano i vari punti di vista degli interpreti deve appunto essere la collaborazione, particolarmente con gli Enti Locali poiché, avendo forse più potere concesso proprio dalla Conferenza Unificata, hanno inasprito le norme sino a farle divenire troppo restrittive, mentre talune Regioni hanno fatto una riflessione inversa, facendo addirittura passi indietro e mettendosi a disposizione del mondo del gioco d’azzardo, cercando di comprenderne le esigenze.

Proprio per questa disparità di vedute, deve instaurarsi un percorso comune se si vuole arrivare, come in altri Paesi, ad un gioco pubblico sostenibile: innanzitutto, bisogna riflettere sui famosi distanziometri che non hanno ottenuto ciò per cui erano stati “inventati e messi sul territorio”. Un’altra cosa estremamente importante è sicuramente determinare una contrazione dell’offerta: ma da questa non deve discendere “un favore all’illegalità”, altrimenti sarebbe un suicidio per le imprese e per il territorio. Importante sarà anche studiare una qualificazione dei punti di gioco sul territorio, cosa che richiederà, senza dubbio un percorso normativo difficoltoso, profondo, dettagliato ma assolutamente trasparente. Però, tutto questo andrà concertato in sinergia, altrimenti si rischia di non andare poi troppo lontano. In ogni caso, ciò che bisogna raggiungere è dare certezza per gli investimenti. Diventa una necessità altrimenti non si troverà più alcun imprenditore che vorrà guardare con occhio interessato il settore ludico del nostro Paese.

Come diventa indispensabile, di conseguenza, un confronto con lo stesso settore: anche uno scontro, se necessario, per chiarire i diversi punti di vista ed esternare gli obbiettivi che ogni parte persegue. Un’ ultima mossa molto importante che deve essere fatta dal Governo è comunicare quanto quest’ultimo “pretende negli anni a venire” dal mondo del gioco pubblico. Deve esserci una sorta di programma in questo senso, perché altrimenti il settore ludico e le sue imprese non potranno fare fronte ai continui ed estenuanti aumenti cui viene sottoposto come accaduto sino a questo momento. É impensabile, infatti, che l’industria del gioco e delle scommesse, nel suo complesso, faccia delle previsioni o dei programmi, se poi “tutto salta” perché l’Esecutivo di turno ha necessità di risorse importanti ed impellenti che solo il gioco pubblico riesce a procurare: non appare assolutamente giustificabile che lo Stato approfitti del “suo potere e delle sue richieste”, sempre più frequenti, poiché ciò sarebbe ipocrita e dissennato.

Ma è proprio questo che si è concretizzato negli ultimi anni ed è sempre questo che fa nascere l’idea nelle tante imprese di gioco che non interessi proprio al Governo che le sue “riserve di Stato” siano in estrema ed assodata difficoltà: basta che versino quanto richiesto, quasi fosse una punizione l’aver scelto il business del gioco statale! Il rapporto, quindi, tra Stato, Regioni, Enti Locali e gioco deve essere “vero”, deve quasi toccarsi con mano: tutti insieme per arrivare ad un riordino nazionale del gioco e per rafforzare sul territorio la presenza della legalità, e quindi del gioco pubblico, per combattere con tutte le forze l’illegalità e la criminalità organizzata che detiene le fila del gioco d’azzardo illecito. Non si può ritornare a quindici anni fa dove “l’illegale” spadroneggiava sul mercato. La legalità assoluta deve essere il domani di questo intrattenimento che tanti comunque ricercano e che, se ben conosciuto ed approcciato con profonda responsabilità, è un sano divertimento che vive “dentro l’essere umano” e che lì deve restare, ma con sicurezza, tranquillità e serenità.

Pubblicato il: 16 Dicembre 2019 alle 10:00

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